Il generale libico Khalifa Haftar è a Roma. La notizia era stata rilanciata da AdnKronos che cita fonti libiche. Confermato poi questo notte (come sempre su Haftar aleggia il mistero),  il viaggio del maresciallo di Tobruk a Roma rappresenta un segnale chiarissimo sulla riconciliazioni fra il leader dell’Est della Libia e l’Italia. Questo è il terzo viaggio di Haftar in Italia negli ultimi mesi, dopo l’incontro con Giuseppe Conte a Roma e l’arrivo a Palermo per la conferenza internazionale. E conferma i rapporti ormai positivi con il governo italiano.

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Come spiega Il Messaggero, due sono gli incontri di alto profilo che dovrebbe tenere il generale libico nella capitale. Haftar “incontrerà David Robinson, ambasciatore americano a Tunisi con delega sul dossier libico. E domani dovrebbe andare dal premier Giuseppe Conte, con il quale, quasi certamente, discuterà anche della questione migranti”.

Le ultime evoluzioni del rapporto fra il comandante dell’esercito nazionale libico e il governo italiano dimostrano che qualcosa è cambiato. Non solo nella strategia dell’uomo forte della Cirenaica, ma anche del governo italiano.

Nei giorni scorsi sono arrivate delle aperture molto significative sulla presenza in Libia di Giuseppe Perrone, l’ambasciatore italiano che ha abbandonato Tripoli questa estate dopo che il governo lo ha richiamato in patria. Formalmente per motivi di sicurezza, sostanzialmente perché inviso ad alcune fazioni libiche ma anche all’interno dei corridoi della Farnesina.

Va ricordato che era stato proprio il generale Haftar a essere fra i primi avversari in Libia della politica di Perrone, tanto da definirlo “persona non gradita”. Talal Abdullah al Mayhoub , presidente della commissione per la Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk, ha detto ad Adnkronos che l’ambasciatore italiano a Tripoli “deve tornare al più presto” in Libia, “lo abbiamo chiesto, insieme al generale Khalifa Haftar, al ministero degli Esteri”.

“L’ambasciatore deve rientrare al più presto – sostiene al Mayhoub-, lui ha capito che la riunificazione dell’esercito nazionale è importante contro lo strapotere delle milizie a Tripoli”. Dichiarazioni molto interessanti se si pensa che fu proprio da Torbuk che arrivarono le indicazioni contrarie alla permanenza di Perrone. Ma allora cosa è cambiato rispetto ad agosto, quando il comandante dell’esercito nazionale espresse il desiderio di non vederlo più in Libia? “Contro di lui c’è stato un complotto da parte italiana e libica – replica il libico ad AdnKronos-. E poi adesso Perrone ha uno sguardo più chiaro nei confronti di Haftar”. “Lui capisce bene la situazione complessa in Libia, per questo chiediamo il suo rientro”, insiste il deputato.

Apertura che lascia presagire che fra Roma e Tobruk i rapporti sono sempre più positivi. E che è stata confermato dallo al Mayhoub ad Agenzia Nova: “Ho parlato tre giorni fa con il generale libico Khalifa Haftar che è in contatto con il ministero degli Esteri italiano e mi ha riferito che Perrone rientrerà presto a Tripoli”. 

Rapporti che sono cambiati sensibilmente con l’avvento del nuovo governo italiano, che ha modificato radicalmente la propria posizione rispetto alla Libia e al generale della Cirenaica. Fino a marzo, l’Italia aveva puntato esclusivamente su Fayez al-Sarraj, che oggi era a Bruxelles per incontrare l’alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini.

L’incontro è servito al premier libico per confermare il sostegno internazionale da patte dell’Ue dopo che l’altro ieri centinaia di persone hanno assalto la sede del Consiglio presidenziale, a Tripoli. I manifestanti, tra cui miliziani di Fair Libya, hanno sfondato il cordone di sicurezza del palazzo e occupato l’edificio per ore. Un segnale molto eloquente sulle difficoltà enormi del premier libico di mantenere il controllo non solo del Paese (o della parte sotto la sua autorità), ma anche della stessa capitale.

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Lì’idea è che qualcosa in Libia stia cambiando. Anche le aperture degli Stati Uniti verso Haftar, di cui parlavamo su questa testata, dimostrano che nella comunità internazionale si sta consolidando l’idea che sia il comandante dell’esercito nazionale libico l’unico leader militare in grado di fermare i fenomeni islamisti ma anche di ripristinare una forma di autorità riconosciuta su tutto il Paese nordafricano. Anche l’incontro con l’ambasciatore Usa in Tunisia sembra andare in questa direzione.

E l’Italia, grazie anche all’appoggio di Russia e Stati Uniti, ha ormai un ruolo chiave nella strategia di Haftar, che sa che non può contare troppo sul suo alleato europeo tradizionale, la Francia, che vive una crisi interna estremamente complessa. L’Italia, grazie all’appoggio di Mosca e Washington e con l’ok degli Emirati, è ormai un partner molto più affidabile. E se Roma non può fare a meno del maresciallo, il maresciallo non può fare a meno dell’Italia.