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Politica

Haftar pronto a prendere Derna ma la Libia è sempre più nel caos

Derna è una città della Cirenaica che si trova nella zona costiera di questa vasta regione libica, la cui unificazione con il Fezzan e la Tripolitania durante l’era coloniale italiana ha dato origine all’odierna Libia; oggi la città sopra nominata,...

Derna è una città della Cirenaica che si trova nella zona costiera di questa vasta regione libica, la cui unificazione con il Fezzan e la Tripolitania durante l’era coloniale italiana ha dato origine all’odierna Libia; oggi la città sopra nominata, è una delle ultime ad essere ancora controllate da milizie e fazioni islamiste, sfuggendo quindi agli uomini del generale Khalifa Haftar e quindi dell’uomo forte della Cirenaica e del governo di Tobruck.

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Nelle scorse ore, come riporta AgenziaNova, lo stesso generale avrebbe lanciato l’assalto finale a questa cittadina costiera e questo lo si evince dall’intensità dei bombardamenti partiti nella giornata di domenica e che avrebbero, come preciso obiettivo, quello di stanare le ultime difese degli islamisti; conquistata Bengasi nei mesi scorsi, adesso Haftar è pronto ad ‘esibire’ anche la riconquista di Derna al cospetto dei suoi principali avversari. In parole povere, l’operazione lanciata a Derna potrebbe essere un antipasto di quella che Michela Mercuri, nel suo ultimo articolo, ha chiamato ‘la strana campagna elettorale’ in vista delle presidenziali.

L’importanza strategica e simbolica di Derna

A portarla sulla costa sono stati gli italiani: l’antica Derna, con i suoi caratteristici vicoli dei quartieri arabi, è sempre stata un po’ più addentrata rispetto al mare ma, durante il periodo coloniale italiano, è stata costruita una nuova zona satellite proiettata verso il Mediterraneo; di certo non siamo stati i primi a scoprire l’importanza storica di questa città, che ancora oggi risente della presenza del Regno d’Italia soprattutto sotto un profilo urbanistico legato, oltre al quartiere nuovo, anche alla costruzione di un ponte che unisce le due zone antiche di Derna. Per prendere questo territorio, la nostra marina ha bombardato intensamente la città ed è riuscita ad occuparla il 4 novembre 1911, in un giorno che sette anni dopo diventerà importante per ben altri contesti: gli italiani volevano a tutti i costi Derna, del resto essa è stata la prima capitale della Cirenaica e, negli anni successivi, ha comunque mantenuto una sua grande importanza grazie soprattutto al fatto di essere vitale per le comunicazioni tra Mediterraneo e deserto.

Quest’ultima circostanza nel 2014 l’avevano capita anche i miliziani dell’ISIS che, nella loro prima avanzata in Libia, l’avevano proclamata capitale del neonato califfato in terra africana; per i terroristi fedeli ad Al Baghdadi Derna ha subito avuto un ruolo cruciale, specie in relazione ai propri piani di conquista della costa cirenaica. Non a caso, all’indomani della macabra plateale esecuzione di 26 cristiani copti egiziani avvenuta nel febbraio 2015, Al Sisi ha bombardato proprio il territorio di Derna in quanto base delle cellule jihadiste più importanti; ma con la presa di Sirte, sempre ad opera dell’ISIS, questa città ha iniziato a perdere valore per il califfato tanto da essere espugnata da locali fazioni islamiste che, da ormai quasi due anni, ne hanno assunto il controllo. Tali sigle però sono in netto contrasto con Haftar, il quale al contrario vuole cacciare i gruppi islamisti da ogni città della Cirenaica; da circa diciotto mesi Derna è sotto l’assedio dell’esercito del generale del governo di Tobruck, adesso però sembra essere arrivata la definitiva resa dei conti.

Situazione sempre più tesa nel paese in vista delle elezioni

Come già accaduto in Iraq ed Afghanistan, fissare consultazioni non ha affatto implicato come conseguenza quella di un decisivo avvio del processo di stabilizzazione ma, al contrario, quella di un’impennata delle violenze e dei disordini nei rispettivi paesi; non fa eccezione, in tal senso, anche la Libia: secondo l’inviato ONU per il paese africano, il libanese Salamé, il 2018 sarà l’anno delle elezioni presidenziali e, con esse, quello del ritorno alla normalità. In effetti la preparazione per questo appuntamento elettorale è partita, a dicembre sono stati aperti gli appositi uffici elettorali dove i cittadini si stanno iscrivendo all’interno delle liste, entro le prossime settimane gran parte dei libici dovrebbero veder apparire il proprio nome dentro le varie circoscrizioni; ma non è propriamente tutto oro quello che luccica: la violenza nel paese aumenta, l’omicidio del Sindaco di Misurata avvenuta a dicembre ne è una prova, ma anche a Sebah e nel Fezzan non mancano minacce terroristiche e scontri settari tra le varie fazioni.

Con Al Serraj, capo dell’attuale esecutivo voluto dall’Onu, oramai prossimo ad essere fuori dai giochi, se davvero le consultazioni avranno luogo la sfida dovrebbe vedere come favorito proprio Khalifa Haftar, con Derna pronta ad essere esibita come nuovo traguardo e nuova conquista della sua azione militare e politica. Ma tra fazioni in lotta tra loro, tribù desiderose di non mollare il controllo del proprio territorio conquistato dopo il caos post Gheddafi e, in generale, con un paese oramai disgregato e frazionato senza una vera e propria organizzazione statale, parlare di elezioni oltre ad essere prematuro è forse anche l’ultima delle reali priorità.

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