Il sud della Libia vive una situazione sempre più difficile. Non solo la crisi umanitaria, dovuta alla mancanza di beni di prima necessità, ma anche gravi problemi di sicurezza con le continue incursioni di bande e gruppi stranieri che approfittano dal caos che vive il paese africano. Un contesto drammatico, sottolineato nelle settimane passate sia da membri della tribù dei Tebu che dai Tuareg, due delle principali componenti etniche della regione. In questo mese di ottobre la situazione sembra peggiorare. Nei giorni scorsi si è avuta notizia della morte di diversi combattenti Tebu, i quali sono stati attaccati da mercenari provenienti dal Ciad che provano ad installarsi nel Fezzan per controllare i tanti traffici illeciti che avvengono in questa regione. Droga, armi ed ovviamente purtroppo anche esseri umani, tra le dune del sud della Libia le carovane portano ogni genere di commercio illegale. Adesso, dalla Cirenaica, il parlamento di Tobruck chiede ad Haftar di ristabilire la normalità.

Il perché del caos nel sud della Libia

Il Fezzan è una regione desertica, posta nei porosi e delicati confini con Algeria, Niger e Ciad. Da qui passano le carovane lungo il deserto, il Sahara rende da queste parti i confini come mere righe lungo la carta geografica e nulla più. Accade già con Gheddafi e con una Libia stabile ed unitaria, da quando il rais è stato ucciso la situazione ovviamente peggiora anno dopo anno. Il sud del paese, oltre ad avere un territorio impervio e difficile da controllare anche in tempo di pace, ha una popolazione fortemente eterogenea. Non solo divisioni tra tribù arabe, ma anche la presenza di altre etnie: i sopracitati Tebu sono di origine etiope, i Tuareg sono berberi, poi vi sono tribù arabe importanti quali gli Awlad Suleiman ed i Qadhadhfa, a cui appartiene la famiglia del rais.

Ma a causare il caos non sono soltanto le tensioni generate con la fine di Gheddafi tra le tribù locali. È vero, da un lato, che proprio gli scontri tra le fazioni stabilmente stanziate nel Fezzan sono all’origine delle prime battaglie post 2011. Ad esempio nel 2015 a Sebha, città principale del sud della Libia, scoppia la cosiddetta “guerra della scimmia“. A generarla l’aggressione, da parte di una scimmia scappata dalla bancherella di un negoziante Qadhadhfa, contro una ragazza della tribù degli Awlad Suleiman. Incomprensioni, tensioni e malintesi sfociati poi in un conflitto di diverse settimane che sul campo lascia centinaia di vittime. Ma il peggio non si esaurisce in quegli anni.

Anzi, l’instabilità a Tripoli da un lato e, soprattutto, le incursioni da sud dall’altro generano ancora più destabilizzazione. Come affermato da un leader Tebu nei giorni scorsi, quanto accade nella capitale libica ha conseguenze anche nel Fezzan. Questo perchè da Tripoli arrivano gran parte dei generi di prima necessità, così come nella più importante città libica ha sede (quando è in funzione) l’aeroporto internazionale al momento più vicino a Sebha. Ma il punto è anche politico: ogni fazione del Fezzan ha agganci con gruppi tripolini, gli scontri ed i cambiamenti dei rapporti di forza a Tripoli incidono anche nelle dinamiche nel sud della Libia. Ma attualmente, come detto ad inizio articolo, a preoccupare sono le incursioni di milizie straniere. Non solo mercenari del Ciad, ma anche gruppi provenienti dal Sudan e dal Niger. In alcuni casi si tratta di fazioni “isolate” con l’intento di controllare parte dei fiorenti mercati illeciti della regione, in altri invece si tratta anche di gruppi jihadisti provenienti dall’Africa sub Sahariana. Un problema importante per la sicurezza: si registrano da mesi rapimenti, sparizioni, uccisioni ed anche saccheggi. Una situazione che, giorno dopo giorno, appare sempre più fuori controllo.

Una nuova occasione per Haftar

Come detto, Tobruck lancia sul piano politico la vicenda del Fezzan. Come si legge su AgenziaNova, il parlamento che governa la Cirenaica con l’aiuto del braccio armato costituito dalle forze di Haftar, si rivolge al generale libico: “Venga ripulito il sud dalle bande di criminali” è l’esplicita richiesta uscita dal potere legislativo del governo non riconosciuto dall’Onu. Ed Haftar si starebbe muovendo proprio verso il Fezzan, dove già comunque il suo esercito ha alcuni presidi ed alcune brigate stanziate nei dintorni di Sebha. Per l’uomo forte della Cirenaica potrebbe essere l’occasione giusta per allargare la sua sfera d’influenza: dopo l’est della Libia, arriverebbe anche il sud. Il tutto alla vigilia del vertice di Palermo e nel periodo in cui le principali potenze della regione sembrano voler mettere maggiormente mano al dossier libico.

Haftar ha già provato in passato a prendere il Fezzan, ma i tempi forse non erano quelli maturi. Adesso, con un caos generalizzato ed una situazione umanitaria decisamente sul lastrico, la situazione potrebbe essere diversa. Haftar infatti si starebbe muovendo in questi giorni per stringere accordi con tribù locali, creare delle forze a lui fedeli con l’inserimento delle varie fazioni che agiscono in questa regione, in tal modo si garantirebbe quel sostegno di cui ha bisogno per far muovere le proprie truppe. Agli occhi della popolazione del sud e delle tribù del Fezzan, Haftar potrebbe essere l’unico in grado di riportare ordine. Del resto il suo “biglietto da visita” comprende le vittorie militari contro gli islamisti nelle principali città della Cirenaica.

E lo stesso Haftar appare molto attivo in questi giorni a livello diplomatico. Il generale si è recato infatti per ben due volte in meno di un mese a N’djamena, capitale del Ciad. Come detto, proprio dal Ciad arrivano i mercenari e ribelli più pericolosi per la sicurezza del Fezzan. Non si esclude quindi che Haftar potrebbe aver interloquito con il governo locale proprio con riferimento a quanto avviene nel sud della Libia. E, in tutto questo, c’è un dettaglio di non poco conto: il governo del Ciad è molto vicino a Parigi. L’asse tra Haftar ed il Ciad, messo in relazione con il caos nel Fezzan, potrebbe fare comodo all’Eliseo che proprio nel sud della Libia si gioca molte carte nella partita con l’Italia.