Viene dunque confermata la conquista, da parte del generale Haftar, dell’importante campo petrolifero di Sharara. Si tratta di un giacimento da cui viene estratto almeno un terzo del petrolio libico. Un sito di una grande valenza energetica e strategica, gestito da una joint venture formata dalla locale Noc e da alcuni compagnie straniere quali, tra tutte, il colosso spagnolo della Repsol

L’evoluzione delle ultime ore

Già dalla serata di lunedì iniziano ad essere diffusi da più parti dei report che parlano di milizie vicine ad Haftar prossime all’ingresso presso il campo di Sharara. Ma in realtà, dopo il procedente del primo annuncio solo parzialmente vero della settimana scorsa, non si dà molto credito a quanto trapelato. Anche perché da Tripoli viene ancora annunciato in zona il generale Ali Kanna, ossia l’uomo ex ufficiale ai tempi di Gheddafi che il premier Al Sarraj invia proprio a Sharara e nomina quale comandante dell’esercito nel Fezzan. Ma durante la notte, alle prime indiscrezioni vengono poi aggiunti dei dettagli che in qualche modo sembrano confermare le notizie. In particolare, pare che gli uomini di Haftar siano effettivamente entrati grazie ad accordi raggiunti con milizie locali, soprattutto quelle tuareg. Non solo: l’ingresso dell’esercito guidato dal generale uomo forte della Cirenaica, avrebbe raggiunto altri compromessi sia con la brigata 30 delle Petroleum Facilities Guard, sia con i manifestanti del gruppo “La Rabbia del Fezzan”. Quest’ultimo è all’interno del campo dallo scorso novembre, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulle condizioni di vita nel sud della Libia

Infine, le ultime conferme arrivano direttamente da Bengasi in questo martedì mattina. Come si legge su Agenzia NovaAbdel Razzaq al Nadori, braccio destro di Haftar e capo di Stato maggiore delle sue forze, rilascia una dichiarazione in cui viene ufficialmente annunciata la conquista del campo di Sharara e gli accordi con le forze locali. Al Nadori, tra le altre cose, afferma anche la volontà di riconsegnare alla Noc la gestione del campo. Al contempo, il generale Ali Kanna avrebbe deciso nella serata di lunedì un ripiego pacifico al fine di evitare scontri armati. Decisiva forse la mediazione dei tuareg, etnia a cui appartiene lo stesso ex ufficiale gheddafiano. 

Le reazioni da Tripoli

Come già scritto nei giorni scorsi, dalla capitale libica sembrano arrivare atteggiamenti contrastanti. Vista la relativa facilità con la quale Haftar avanza su Sebha nei primi giorni dell’offensiva nel sud della Libia, sembra quasi esserci un collegamento ed un non confessato coordinamento tra l’esecutivo di Al Sarraj e le forze del generale cirenaico. In seguito però, lo scenario sembra cambiare. Il premier libico manda alcune milizie a dare manforte a Sharara contro le possibili ulteriori avanzate dell’esercito di Haftar e, in questo contesto, arriva la nomina di Ali Kanna quale responsabile militare per il sud della Libia. Sembra quasi arrivare il momento dello scontro diretto tra le forze di Tripoli e quelle della Cirenaica, ma la cronaca delle ultime ore rimanda invece a nuovi accordi che rendono pacifico l’ingresso di Haftar in luoghi strategici del Fezzan. 

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Andando un po’ a scremare la mole di reazioni piovute negli ultimi giorni dalla capitale libica, come viene sottolineato anche da Agenzia Nova, ad alzare gli scudi dalla Tripolitania contro le avanzate del generale Haftar sono soltanto gli uomini di Misurata. Dopo aver denunciato la poca incisività dell’Onu nel condannare le azioni dell’esercito del generale nel sud della Libia e, soprattutto, dopo aver fatto pressioni affinché Al Sarraj nominasse un generale per il Fezzan, adesso dalla città Stato si chiede addirittura l’intervento dell’Ue per bloccare le azioni di Haftar. Il perché vengono soprattutto da Misurata queste reazioni, è presto detto: il timore, insito soprattutto tra i Fratelli Musulmani, è che ad un aumento notevole del potere militare di Haftar corrisponda la fine di quello dei misuratini. Questi ultimi infatti, dal 2011 in poi, risultano sempre decisivi soprattutto che negli anni si alternano a Tripoli. 

I timori dell’Italia

Anche da Roma si segue con attenzione la vicenda. Le avanzate di Haftar non fanno dormire sonni tranquilli a chi, dall’Italia, in questi mesi prova a proseguire sulla via della “strategia inclusiva” volta a portare la nostra diplomazia anche verso l’est della Libia. Ma con un paese oramai per i due terzi in mano al generale, ogni equilibrio rischia di svanire. Ed ecco perchè, nella giornata di lunedì, una delegazione dell’Aise giunge a Tripoli per un vertice con il premier Al Sarraj ed altri alti ranghi del governo libico. Un incontro, quello nella capitale del paese africano, volto a fare il punto della situazione ed a rendere operative eventuali contromosse. L’Italia teme che l’epilogo finale previsto da mesi, ossia un Haftar in grado di essere leader militare della Libia, arrivi però con il pugno di ferro del generale e non al culmine di un processo mediato da Roma. 

Ecco perché a Tripoli, a guidare la delegazione dell’Aise, è lo stesso Giovanni Caravelli che dei servizi segreti è il numero due. Segno di un’attenzione importante riservata da Palazzo Chigi e dalla Farnesina verso le ultime evoluzioni e le ultime sorprese che arrivano dal Fezzan.