Il Regno Unito si reca oggi alle urne per decidere come sarà composta la House of Commons, e quindi il Governo, che guiderà il Paese nell’uscita dall’Unione europea e nella sfida al terrorismo. Elezioni anticipate dal governo di Theresa May, che, il 18 aprile di quest’anno, ha deciso di rimettere il suo mandato nelle mani degli elettori sperando in una grande vittoria così da poter avere una solida maggioranza per negoziare Brexit e assumere il controllo del Paese.I due partiti che si contenderanno la maggioranza parlamentare saranno il Partito Laburista e il Partito Conservatore. Due partiti che arrivano a queste elezioni molto più vicini, in termini di potenziali elettori, rispetto a quanto previsto dai primi sondaggi. Il risultato, in queste ore, appare imprevedibile. In molti, ritengono che la maggioranza per il Partito Conservatore sarà schiacciante; altri, più cauti, ritengono che il divario fra i due maggiori partiti britannici si sia assottigliato molto in queste ultime settimane e che Corbyn abbia dato il via a una rimonta di tutto rispetto.I cittadini chiamati alle urne sono circa cinquanta milioni. Un elettorato composto da cittadini del Regno Unito e da cittadini irlandesi e del Commonwealth residenti in Gran Bretagna. Può votare chi ha compiuto 18 anni e soltanto se si è previamente registrato nel registro elettorale. Dal 2015 ad oggi, i cittadini registrati al voto sono stati circa l’85%: segno che l’affluenza alle urne dovrebbe comunque essere medio-alta. In particolare, l’affluenza di quest’anno potrebbe avere un incremento percentuale rispetto alle precedenti grazie al voto dei giovani. Secondo le stime del governo di Londra, più di un milione di giovani elettori minori di 25 anni si sono iscritti ai registri elettorali dal giorno in cui Theresa May ha annunciato il voto anticipato. Un elettorato giovane che potrebbe modificare il quadro di riferimento di queste elezioni, poiché storicamente i giovani votano in larga parte il Partito Laburista o comunque partiti di opposizione. Al contrario, i Tories pescano in un bacino di elettori in media con età più elevata.I collegi elettorali hanno aperto alle sette di questa mattina e chiuderanno alle 22:00 ora locale, quindi le 23 italiane. Chiusura che può essere posticipata fino a che tutti gli elettori in fila per votare non abbiano ancora espresso il loro voto. I risultati ufficiali inizieranno a uscire dalle urne soltanto dopo la mezzanotte, con una certezza nei risultati che si potrà avere soltanto tra le tre e le cinque del mattino, quando saranno ormai scrutinati i voti della maggior parte dei collegi. Tendenzialmente, già per quell’ora, Theresa May saprà se avrà la maggioranza oppure se, incredibilmente, dovrà cedere il posto a Jeremy Corbyn.Per avere la maggioranza assoluta della Camera dei Comuni, unico ramo elettivo del Parlamento del Regno, il partito che prende più voti deve ottenere almeno 326 seggi su 650 disponibili. Ogni seggio rappresenta un collegio: 650 seggi per 650 collegi in cui è diviso il Regno Unito, i cosiddetti “constituencies”. Il sistema elettorale è quello del “first-past-the-post”, che significa che per ogni collegio viene eletto un solo candidato al Parlamento, cioè quello che ottiene più voti.Gli ultimi sondaggi danno un Partito Laburista in grande ascesa e un Partito Conservatore che arretra. Ma non c’è chiarezza. C’è chi parla di un Partito Conservatore al 46%, chi al 43%, altri ritengono che la forbice sia di un solo punto percentuale. L’ultimo sondaggio di mercoledì realizzato da Opinium dava i conservatori al 43% e i laburisti al 36% che sembra essere, sostanzialmente, il risultato più veritiero. Ma i sondaggi in questo senso possono non essere indicativi. L’importanza del voto popolare si confronta infatti con un sistema elettorale dove viene eletto solo un candidato a collegio, quindi pur se la differenza dei voti si assottiglia, l’importante è sempre ottenere il maggior numero di voti nel seggio. Pertanto, le percentuali, per quanto importanti, possono confondere e i Laburisti, ottenendo milioni di voti insperati rispetto a pochi mesi fa, potrebbero comunque avere pochissimi seggi perché i conservatori mantengono ugualmente il numero più alto dei voti nel singolo collegio.Per i nazionalisti scozzesi, l’obiettivo è quello di ottenere la maggioranza in tutti i collegi della Scozia: alle precedenti elezioni ne aveva ottenuti 54 su 59 e quest’anno, a parte qualche possibile vittoria conservatrice, dovrebbe confermarsi il trend di una Scozia schierata per il nazionalismo di centrosinistra di Nicola Sturgeon. I Libdem di Farron dovrebbero essere intorno all’8%, con qualche seggio ottenuto nel Regno, mentre l’UKIP, nonostante il possibile 4 o 5% non sembra in grado di ottenere in alcun collegio la maggioranza dei voti.I possibili scenari a questo punto sono quello di una larga vittoria conservatrice oppure di un’incredibile rimonta laburista e di un crollo di Theresa May. Nel secondo caso, oltre alla sorpresa di tutti gli analisti, sarebbero certe le dimissioni di Theresa May dalla leadership del partito e la nascita di una crisi all’interno di tutto il movimento conservatore britannico. In caso di vittoria convincente di Theresa May, al contrario, il Parlamento britannico avrebbe di nuovo una solida maggioranza conservatrice in grado di reggere l’urto di un negoziato sulla Brexit su cui May aveva puntato tutto e su cui aveva scommesso per la propria rielezione.