Si chiamano Sebastian e Katharine Gorka, e sono una coppia di ricercatori, lui cittadino britannico di origine ungherese naturalizzato nel 2012, unita da anni nella comune missione di risvegliare l’America di fronte alla crescente minaccia del terrorismo islamico. È il team formato da marito e moglie, già alla corte di Breitbart News, che collabora con l’entourage del presidente Donald Trump nel campo della sicurezza nazionale. La moglie Katharine, come riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, è stata nel team che ha gestito la transizione al dipartimento per la Sicurezza Interna, ma ancora non è stato annunciato un suo eventuale ruolo ufficiale nella nuova amministrazione.A portare la coppia di ricercatori al servizio di The Donald è stato Steve Bannon, chief strategist del presidente ed ex direttore di Breitbart.Il ruolo dei Gorka alla Casa BiancaIl terrorismo di matrice islamica è l’ambito di competenza dei Gorka. Una vera passione, che hanno approfondito con dovizia e professionalità, anche durante gli studi accademici. Dopo il dottorato conseguito presso la Corvinus University di Budapest, Sebastian Gorka è entrato nel cuore dell’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Alla Casa Bianca, Gorka – che è nato in Gran Bretagna ed è diventato cittadino americano nel 2012 – è vice-assistente del presidente. Riferisce direttamente a Steve Bannon e fa parte dell’Initiative Strategic Group, il think tank interno che fa a capo allo stesso Bannon.Il feeling con il presidente TrumpCome racconta POLITICO, Trump ha convocato Sebastian Gorka, per la prima volta,  alla Trump Tower nell’estate del 2015. A quel tempo, Gorka era redattore di Breitbart News, il sito web fondato da Bannon. Ben prima che la candidatura di Trump fosse presa sul serio, il ricercatore suggerì al tycoon alcune prese di posizione da assumere contro il terrorismo islamico in campagna elettorale. Nel curriculum del ricercatore c’è la collaborazione con l’Institute of World Politics, istituto con sede a Washington D.C che offre master e programmi di formazione continua per i funzionari governativi militari, che lo qualifica come un’ “autorità riconosciuta a livello internazionale su questioni di sicurezza nazionale, guerre e terrorismo”. In quella sede il vice-assistente di Trump svolgeva il ruolo di collaboratore esterno, prima di diventare docente nel corso del 2016.L’influenza su Donald TrumpLe dure prese di posizione di Trump contro il terrorismo islamico risentono dunque dell’influenza della coppia. Poco dopo la vittoria del repubblicano alle elezioni presidenziali, il vice-assistente ha mostrato, ad un incontro pubblico, una diapositiva di PowerPoint raffigurante un combattente dell’ISIS morto a faccia in giù nella sabbia, a cui è stata aggiunta la scritta “ora possiamo vincere”. Un’immagine fuori dai dettami del “politicamente corretto” che fece discutere.Sebastian Gorka ha dichiarato a POLITICO che “l’amministrazione Trump si sta battendo con tutte le sue forze per sconfiggere Daesh nel Medio Oriente”.L’ordine esecutivo contro i sette Paesi musulmaniGorka è stato uno dei pochi membri dello staff della Casa Bianca consultati dal presidente Donald Trump prima della firma del bando anti-migranti nei confronti di sette Paesi a maggioranza musulmana. Secondo il ricercatore di origine ungherese, come ha dichiarato a POLITICO, “quando si tratta di legalità e sicurezza il presidente è assolutamente autorizzato a questo tipo di misure”. Anche se due corti federali hanno bloccato l’ordine esecutivo, il vice-assistente non ha cambiato la sua opinione. “È una misura preventiva – ha affermato – è così che si affronta la materia dell’antiterrorismo, non quando è troppo tardi”.L’accusa di “islamofobia”Katharine Gorka  nel 2013 aveva fortemente criticato l’amministrazione Obama, colpevole, a suo dire, di “consentire agli islamisti di dettare la politica della sicurezza nazionale”. A fronte di queste prese di posizione, in novembre, il Council on American-Islamic Relations, ha definito entrambi “islamofobi”, esprimendo una certa preoccupazione per il ruolo di Sebastian nel team del presidente Trump.Sebastian rigetta tale accusa. L’ex collaboratore di Breitbart, sostiene altresì che la metà degli studenti che ha istruito, tra cui la principessa di Giordania  Aisha bin Al Hussein, la sorella di re Abdullah, provengono da paesi a maggioranza musulmana. “L’ho detto più volte – ha sottolineato l’esperto di terrorismo islamico a POLITICO – le persone che sono più a rischio e in pericolo in questo mondo sono i nostri amici musulmani, ISISe Al-Qaeda stanno uccidendo prima di tutto loro. Non è una guerra contro i musulmani – ha aggiunto – è una guerra all’interno dell’Islam.” Più che “islamofobi” la coppia di ricercatori, ora preziosi collaboratori di Donald Trump, sembrano aver compreso i rischi e i pericoli che provengono dall’Islam politico. Una sostanziale differenza che i “politicamente corretti” e i benpensanti non sembrano invece cogliere.

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