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Politica

Guerra o pace, l’incognita Trump per Israele e Gaza

In Israele non tutti sono convinti che Donald Trump sia l'inflessibile sostenitore dello Stato ebraico descritto dai più.

Si fa un gran parlare, spesso a sproposito e con una buona dose di speculazioni, della vittoria di Donald Trump e di cosa farà il futuro inquilino della Casa Bianca rispetto ai due conflitti principali che scuotono lo scenario internazionale: Ucraina e Gaza. Soprattutto nel caso del secondo, il magnate repubblicano viene dipinto come un inflessibile sostenitore di Israele e un nemico giurato della Repubblica Islamica dell’Iran. È certamente vero che durante il suo primo mandato, nel 2017, Donald Trump spostò l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo de facto quest’ultima come capitale dello Stato ebraico. Inoltre, nello stesso periodo, ufficializzò l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) tanto voluto dal suo predecessore, Barack Obama, osteggiato proprio dal governo di Tel Aviv.

Le incognite dell’imprevedibile Trump

Tuttavia, le incognite su ciò che farà The Donald nei prossimi quattro anni non mancano. E forse certe speculazioni lasciano il tempo che trovano. Secondo un editoriale apparso sul Jerusalem Post, nonostante la vittoria del tycoon sia stata accolta con grande entusiasmo anche dal premier Benjamin Netanyahu, “un secondo mandato per Trump potrebbe rivelarsi diverso, in quanto non dovrà più preoccuparsi della rielezione e sarà libero di agire con maggiore autonomia”. Durante il suo primo mandato, infatti, il magnate repubblicano ha tenuto in ampia considerazione gli evangelici sostenitori Israele che compongono una parte del suo elettorato più conservatore. Non è detto che ciò si ripeta.

Inoltre, nel suo appello pre-elettorale, e nell’esortare i suoi sostenitori ad andare alle urne, ha scritto su X che Harris “e il suo governo guerrafondaio invaderanno il Medio Oriente, uccideranno milioni di musulmani e daranno inizio alla Terza Guerra Mondiale. VOTA TRUMP E RIPORTA LA PACE!“. Un concetto che ha ripreso quando ha pronunciato il discorso della vittoria, mercoledì: “Io non inizierò una guerra, fermerò le guerre“. Secondo il quotidiano israeliano, “le sue parole sollevano il tema se Trump sarà un valido aiuto per Israele in tempo di guerra, soprattutto data la sua riluttanza a impegnarsi militarmente“. Dunque, a Tel Aviv non sono così sicuri che Donald Trump sarà così inflessibile nel sostenere Israele nelle sue operazioni militari. Per scoprirlo bisognerà (anche) attendere di sapere come sarà composta la sua squadra di governo e chi sarà il Segretario di Stato.

Il tycoon visto da Abu Mazen

Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen si dice fiducioso che Donald Trump sosterrà “le aspirazioni legittime” dei palestinesi, qualsiasi cosa voglia dire. Abu Mazen ha ricordato che il popolo palestinese cerca da tempo un riconoscimento dei propri diritti e una soluzione a due stati, e ha auspicato che Trump possa adottare un approccio bilanciato rispetto alle richieste palestinesi. “Speriamo che il presidente Trump comprenda le nostre aspirazioni e lavori per una pace giusta“, ha dichiarato, riferendosi alla possibilità che un nuovo dialogo con Washington porti a risultati concreti. Una mera illusione? Anche se molti indizi non fanno sperare nulla di buono per i palestinesi (anche perché all’insediamento del tycoon mancano più di due mesi), il futuro è ancora tutto da scrivere e l’imprevedibile Donald Trump è uno abituato a sorprendere.

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