La geopolitica della corsa allo spazio
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Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, sbarca in Israele. Una missione che ha diverse sfaccettature, quella bilaterale, quella energetica, quella mediterranea, e infine quella internazionale con l’occhio alla guerra in Ucraina. Tra Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah (dove il premier incontrerà l’omologo palestinese Mohammad Shtayyeh), Draghi arriva in un Paese al centro dei più delicati dossier internazionali e alleato molto prezioso per il programma estero del governo. Un’agenda che in queste ultime settimane si è arricchita (e si arricchisce) di incontri che confermano un rinnovato respiro internazionale dell’esecutivo italiano. Il tour arriva a un mese dal viaggio del presidente del Consiglio a Washington e a pochi giorni dal viaggio a Parigi in cui ha incontro Emmanuel Macron. Nelle prossime settimane, il premier avrà il Consiglio Europeo, il vertice del G7 in Baviera e il summit della Nato a Madrid. Inoltre, Palazzo Chigi ha già programmato una visita in Turchia a luglio e si rafforza l’ipotesi di un viaggio a Kiev con il presidente francese e il cancelliere tedesco, Olaf Scholz.

Se questo è lo spartito internazionale che prova a suonare il capo del governo, il viaggio in Israele assume un significato peculiare anche per i più urgenti dossier che inquietano Roma e con essa tutte le cancellerie europee e mediterranee. Nel pieno della guerra in Ucraina e con l’obiettivo del blocco atlantico di fare in modo che i partner europei si sleghino dai vincoli energetici con la Russia, per l’Italia diventa prioritario rafforzare i legami con i Paesi che possano contribuire a diversificare l’approvvigionamento energetico. Israele, soprattutto dopo la scoperta dei giacimenti al largo del Mediterraneo orientale, è un partner che può diventare fondamentale. Ma se il progetto del gasdotto East-Med sembra in fase di ripensamento, anche per i dubbi americani e il veto turco, lo sfruttamento dei terminal egiziani per importare il gas dello Stato ebraico appare una soluzione più rapida e già operativa. In attesa che si sblocchino questi importanti passaggi sul fronte gasiero, inoltre, a novembre del 2021, come ricordato da Adnkronos, si sono tenute diverse consultazioni ministeriali tra i due Paesi su rinnovabili, idrogeno e sistemi elettrici. Segno che il dialogo sul tema dell’energia è costante e prende anche il settore tecnologico.

Al problema energetico si aggiunge poi la delicata triangolazione diplomatica per far raggiungere un compromesso tra Kiev e Mosca. In questi mesi, il governo di Naftali Bennett è apparso particolarmente impegnato a ergersi come mediatore tra le parti, ma la fragile situazione interna, sia politica che sociale, ha frenato le ambizioni estere dell’esecutivo israeliano.

Draghi, in attesa del viaggio nell’altro Paese impegnato in questo campo, e cioè la Turchia, può provare a capire le chances di questi canali di dialogo anche alla luce del piano di pace presentato da Luigi Di Maio alle Nazioni Unite ma su cui aleggia ancora un’ombra di mistero. Dialogo che per i Paesi del Mediterraneo è essenziale anche, se non soprattutto, nell’ottica di trovare una soluzione per il blocco del grano ucraino nei porti del Mar Nero. Lo stop alle importazioni di cereali per diversi Paesi africani e mediorientali è una bomba a orologeria che può seriamente destabilizzare le regioni che più interessano l’Italia e lo stesso Israele. Il rischio è quello che si crei una reazione a catena che possa avere delle conseguenze non inferiori a quelle delle Primavere arabe. E proprio per questo motivo, la sponda con Israele e Turchia può essere fondamentale.

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