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Politica

Guerra del calcio in streaming, l’Arabia Saudita cala la carta DAZN contro il Qatar

È molto più di un piccolo accordo commerciale, quello siglato lunedì 17 febbraio tra la compagnia saudita SURJ Sports Investments e DAZN, la principale piattaforma di streaming sportivo globale. Anche perché “piccolo” non è proprio la parola più adatta: anche...

È molto più di un piccolo accordo commerciale, quello siglato lunedì 17 febbraio tra la compagnia saudita SURJ Sports Investments e DAZN, la principale piattaforma di streaming sportivo globale. Anche perché “piccolo” non è proprio la parola più adatta: anche se SURJ ha rilevato una quota fortemente minoritaria, compresa tra il 5 e il 10%, l’investimento complessivo è stato del valore di circa 1 miliardo di dollari. Come praticamente ogni cosa che circonda il settore degli investimenti sauditi, c’è di mezzo lo Stato: SURJ è infatti una società controllata direttamente dal fondo sovrano PIF, lo stesso che possiede già quattro club di calcio nel campionato saudita e uno (il Newcastle) nella Premier League inglese.

L’ingresso del PIF in DAZN sembra confermare ciò che già da qualche anno gli esperti hanno notato: l’Arabia Saudita vuole poter controllare anche il ricchissimo settore dei diritti tv sportivi, in particolare del calcio e specialmente nell’area del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA). La questione è emersa in realtà già nell’estate del 2017, quando scoppiò la crisi diplomatica tra l’Arabia Saudita e il Qatar. Una delle mosse che Riad portò avanti per sabotare il rivale fu il finanziamento di una piattaforma di streaming sportivo chiamata beoutQ, che piratava il segnale di beIN Sports. Quest’ultimo è uno dei più importanti operatori dei diritti tv sportivi al mondo, e di gran lunga il più influente nell’area MENA: soprattutto, è controllato da Al Jazeera, il potente network informativo del Governo del Qatar.

La guerra dello streaming…

Sebbene le autorità saudite non abbiano mai ufficialmente riconosciuto la paternità di beoutQ, è risaputo che Riad ha sempre mal sopportato il fatto che il piccolo vicino detenesse il monopolio dell’informazione e dell’intrattenimento nella regione. Per un Paese con le ambizioni egemoniche dell’Arabia Saudita, poter dettare la narrazione attraverso i propri media è fondamentale, e lo è forse ancora di più poter controllare la trasmissione dei grandi eventi sportivi, uno dei principali business su cui intende investire. Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita sta consolidando notevolmente il proprio campionato di calcio, ha creato un proprio Gran Premio di Formula 1, ha costituito un proprio circuito professionistico di golf, ha lanciato un proprio grande torneo internazionale di tennis, e ha ottenuto l’organizzazione dei Giochi invernali asiatici del 2029 e dei Mondiali di calcio del 2034.

La questione di beoutQ si è risolta improvvisamente nell’agosto 2019, quando la piattaforma ha cessato le sue operazioni. Ma la più ampia streaming war col Qatar è andata avanti. L’Arabia Saudita ha bloccato nel 2020 il segnale di beIN Sports nel proprio Paese, per poi ripristinarlo nel gennaio 2021, in seguito al riavvicinamento diplomatico col Qatar. Tuttavia, a fine novembre 2022 – in pieno Mondiale di calcio a Doha – il Governo saudita ha nuovamente bloccato le trasmissioni di beIN, operando una prova di forza nei confronti dell’ingombrante vicino.

… e la guerra tra UEFA e FIFA

Riad ha cercato di mettere in chiaro che Doha deve accettare di venire a patti con le sue richieste, altrimenti rischia di venire escluso dal principale mercato di pubblico del Medio Oriente (per un totale di oltre 30 milioni di spettatori potenziali, tra i quali l’interesse per lo sport è in costante aumento). Da allora, due volte il PIF si è offerto di acquistare beIN Sports (l’ultima a ottobre 2024), ma ottenendo sempre un rifiuto. La scelta di puntare allora su DAZN – che ha sicuramente più bisogno di investitori, oggi, rispetto all’emittente qatariota – segna probabilmente un cambio di strategia. Anche perché la piattaforma di Len Blavatnik ha annunciato che, assieme a SURJ, punterà ora alla creazione di una sua divisione nell’area MENA, andando quindi a competere con beIN in un mercato geopoliticamente strategico.

In qualche modo, questo nuovo capitolo della streaming far tra Arabia Saudita e Qatar avrà rilevanza anche per lo stato del calcio internazionale, in particolare in un’altro conflitto: quello tra la FIFA e la UEFA. Da tempo l’organizzazione mondiale del pallone sta cercando di togliere alla rivale europea il monopolio del calcio per club, e per questo il presidente Infantino sta puntando molto sul nuovo Mondiale per Club. L’evento ha come partner televisivo unico proprio DAZN, e l’Arabia Saudita è notoriamente uno dei principali sostenitori del progetto, per la grande visibilità che potrà dare alle sue squadre. Per contro, la UEFA è legatissima al Qatar, in virtù dell’alleanza tra il presidente Čeferin e il capo dell’ECA (l’associazione dei club europei) Nasser Al-Khelaïfi, che è pure presidente del PSG e, soprattutto, di beIN.

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