Martedì scorso, il presidente Usa Donald Trump ha mantenuto la promessa fatta il giorno precedente durante una conferenza stampa al John F. Kennedy Center for the Performing Arts e all’inizio del suo mandato presidenziale: iniziare il processo di pubblicazione di tutti i file top-secret relativi all’assassinio del presidente John F. Kennedy, avvenuto nel 1963, uno dei grandi “gialli” della storia americana. E così, martedì sera, migliaia di documenti, per un totale di decine di migliaia di pagine, hanno iniziato a essere pubblicati sul sito web dei National Archives, per un totale 1.123 documenti pubblicati in formato Pdf (32.000 pagine), seguiti da ulteriori 1.059 documenti (31.400 pagine).
Tra i documenti spicca un memo, come riporta Newsweek, in gran parte già resa pubblica nel 2021 dall’ex Presidente Joe Biden, che riporta le affermazioni di Gary Underhill, un agente di che lavorò per la Central Intelligence Agency (CIA) in “incarichi speciali”. Underhill sosteneva che un “piccolo gruppo all’interno della CIA” fosse responsabile dell’assassinio di Kennedy. Il giorno dopo la morte di JFK, il 23 novembre 1963, Underhill lasciò Washington D.C. in fretta e furia per recarsi a casa di amici nel New Jersey, dove confidò loro le sue paure, dichiarando di temere per la propria vita. Meno di sei mesi dopo, l’8 maggio 1964, fu trovato morto nel suo appartamento a Washington, per un colpo di pistola alla testa. Il medico legale classificò il decesso come suicidio, ma le circostanze sollevarono dubbi mai del tutto chiariti.
Chi era Gary Underhill
John Garrett Underhill, noto come Gary, aveva un passato significativo nell’intelligence militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo il conflitto, entrò a far parte dei cosiddetti “un-people” della CIA, un termine usato per descrivere agenti incaricati di missioni speciali. Oltre al suo lavoro per l’Agenzia, Underhill fu fotogiornalista per Life magazine tra il 1938 e il 1942 e si costruì una reputazione come esperto di affari militari e armi leggere. Era in rapporti stretti con alti funzionari del Pentagono e della CIA, e aveva connessioni con Samuel Cummings di Interarmco, un broker di armi che annoverava tra i suoi clienti la CIA e, ironicamente, Klein’s Sporting Goods di Chicago, il negozio da cui Lee Harvey Oswald avrebbe acquistato per corrispondenza il fucile Carcano usato nell’assassinio.
Come nota il giornalista Jon Fleetwood, secondo il memo della CIA datato 19 luglio 1967, che fa riferimento a un articolo della rivista Ramparts (giugno 1967), Underhill era visibilmente scosso quando arrivò a casa dei suoi amici in New Jersey. Disse loro che un piccolo gruppo all’interno della CIA, coinvolto in traffici illeciti di armi, narcotici e altre attività, avrebbe orchestrato l’assassinio di Kennedy per impedire al Presidente di “far saltare il coperchio” sulle loro operazioni. Gli amici, pur descrivendolo come “perfettamente razionale e obiettivo”, inizialmente faticarono a credere alle sue parole, ma il memo sottolinea come le sue affermazioni fossero prese sul serio dall’Agenzia, tanto da essere documentate in un rapporto interno.
La morte sospetta
Il decesso di Underhill continua a generare interrogativi. Fu trovato dal giornalista Asher Brynes di The New Republic con un proiettile dietro l’orecchio sinistro e una pistola automatica sotto il fianco sinistro. Brynes trovò la scena sospetta: Underhill era destrorso, eppure il colpo era stato sparato dalla mano sinistra. Inoltre, Brynes ipotizzò che la pistola fosse dotata di un silenziatore, poiché nessuno nell’edificio aveva udito uno sparo, e il corpo sembrava essere lì da giorni. Il memo della CIA mette in dubbio il verdetto di suicidio, definendolo “tutt’altro che convincente”. Un giallo ancora irrisolto.
Il mistero Underhill
Underhill non era quello che oggi chiameremo un “complottista”, ma un insider della CIA con una credibilità consolidata. Le sue accuse, già note da anni e discusse in libri e articoli, tornano ora sotto i riflettori con la pubblicazione di tale memo. Sebbene i file non confermino le sue affermazioni, rivelano che la CIA era al corrente delle sue dichiarazioni e le considerava abbastanza serie da registrarle. Il memo conclude con una nota inquietante: “Come apparato di spionaggio, la CIA è un alveare di gruppi autonomi che operano senza un reale controllo centrale”. Questo suggerisce che, all’epoca, l’Agenzia stessa riconosceva la possibilità che al suo interno esistessero elementi corrotti o “deviati”.
Cosa dicono i file
Va precisato che i documenti non riscrivono la storia ufficiale, stabilita dalla Commissione Warren nel 1964, che attribuì l’assassinio a Lee Harvey Oswald. Tuttavia, sollevano non pochi dubbi e altrettante domande. Alcuni ricercatori speravano che questa nuova mole di documenti potesse fornire prove definitive di un complotto più ampio, ma per ora le accuse di Underhill rimangono non provate. Ciò che emerge chiaramente è il ritratto di un uomo spaventato, con accesso a informazioni sensibili, morto in circostanze misteriose poco dopo averle condivise.
Il caso JFK
Il presidente Kennedy fu assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas, Texas, e più di sessant’anni dopo, molte domande rimangono senza risposta. Durante la sua prima amministrazione, Trump aveva promesso di rilasciare tutto il materiale disponibile, ma una parte significativa dei documenti è rimasta classificata. All’epoca, Trump aveva bloccato il rilascio di centinaia di documenti dopo aver accolto le richieste della CIA e dell’FBI, che sostenevano che la divulgazione avrebbe potuto arrecare gravi danni alla sicurezza nazionale, alle forze dell’ordine e alle relazioni internazionali.
Nel 1963, il presidente Lyndon B. Johnson istituì la Warren Commission, presieduta dal giudice Earl Warren, per investigare sull’assassinio di John F. Kennedy e sull’uccisione dell’assassino presunto. La commissione doveva valutare tutti i fatti e presentare un rapporto conclusivo. Nel 1976, il Congresso degli Stati Uniti creò il House Select Committee on Assassinations per riaprire l’indagine, poiché si riteneva che le precedenti inchieste non avessero ottenuto piena collaborazione da parte delle agenzie federali.

