Groenlandia. Trump ha infranto l’illusione del giardino europeo

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

L’assertività di Trump sulla Groenlandia ha colto di sorpresa i leader europei.  Se fosse un effetto voluto o se “il presidente volesse semplicemente impossessarsi dell’isola, poco importa: l’impatto oggettivo più importante della controversia sulla Groenlandia è quello che avrà […] sulla cosiddetta ‘Alleanza Atlantica’ e sulla guerra ucraina”. Così l’economista Philip Pilkington su The Amerian Conservative.

Anzitutto, Pilkington  affronta la “questione morale-giuridica” della vicenda dove, al di là dello scompiglio nefasto causato ai danesi, rileva “l’ipocrisia” dei leader europei: “Si comportano come se un’azione unilaterale degli Stati Uniti contro un territorio che non gli appartiene fosse una sfida al Mandato Celeste. Eppure, solo pochi giorni fa, questi stessi leader applaudivano la cosiddetta ‘azione di polizia’” in Venezuela.

“Ricordiamo, poi, che quando il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha chiamato Trump ‘papà’ – offrendo al mondo uno spaccato della sordida relazione che si è sviluppata tra gli Stati Uniti e i suoi masochisti vassalli europei – si riferiva agli attacchi dell’amministrazione Trump contro gli impianti nucleari iraniani”.

“Tralasciando il giudizio sulle azioni in Venezuela e Iran, il punto è che gli europei sono perfettamente d’accordo con gli interventi militari in altri paesi, purché siano al di fuori della sacra alleanza. Viene in mente il commento del vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell del 2022, secondo il quale il mondo al di fuori del ‘giardino’ europeo è una ‘giungla’ – e quindi, se ne deduce, si applicano le leggi della giungla”.

“Questo non è solo un aspetto dell’attuale ondata di razzismo neocoloniale […] dei leader europei – una squallida piccola fantasia che vivono indirettamente attraverso gli interventi di ‘papà’ nei loro vecchi territori. I leader europei si preoccupano altrettanto poco delle popolazioni dell’Europa. Nessuna protesta quando l’amministrazione Obama bombardò la Libia, provocando un’ondata migratoria che distrusse il tessuto sociale europeo. Né si sono indignati quando il gasdotto Nord Stream è misteriosamente esploso, dando il via alla de-industrializzazione dell’Europa. Anzi, hanno applaudito”.

“[…] Il dramma della Groenlandia è un dramma del narcisismo europeo […]. La classe dirigente europea è una barzelletta globale, derisa nelle capitali di tutto il mondo. Possono tollerarlo perché vedono ancora il loro continente de-industrializzato, politicamente instabile e devastato dalla guerra come un ‘giardino’ contrapposto alla ‘giungla’ mondiale. Un’illusione che non si vedeva in Europa da quando Hitler trascorse i suoi ultimi giorni nel bunker di Berlino”

“[…]. Ma è un’illusione sufficientemente forte da permettere all’élite europea di mantenere la calma quando partecipano ai loro eventi in cui ostentano la loro presunzione, nonostante tali eventi siano sempre più meschini e irrilevanti. Con le sue pretese sulla Groenlandia Trump è si è intromesso in questi piccoli villaggi Potemkin che l’élite in difficoltà ha eretto”.

“[…] La minaccia di Trump di conquistare la Groenlandia ha dimostrato che il ‘Grande Altro’ non esiste. Questo “Grande Altro” è il “sistema simbolico di presupposti, norme e codici sociali creato per strutturare l’ambiente sociale. Il punto nodale chiave del ‘Grande Altro’ europeo – che tiene insieme l’ambiente sociale in Europa, quello che potremmo chiamare, con le parole di Borrell, ‘il giardino’ – è l’idea che l’America si erga sempre sullo sfondo come un padre benevolo, un papà che assicura l’ordine nel giardino e tiene a bada la giungla. Minacciando di conquistare la Groenlandia, Trump ha offeso l’élite europea nel profondo, suggerendo che, forse, l’Europa stessa fa parte della giungla e che il giardino è un’illusione”.

“[…] Se dovessi fare un’ipotesi, direi che la controversia sulla Groenlandia ha iniziato a prendere piede quando l’amministrazione Trump l’ha vista come un’opportunità perfetta per sabotare il rapporto tossico che si è instaurato tra Stati Uniti ed Europa, soprattutto dall’inizio della guerra in Ucraina. Qualunque sia l’eziologia, è ormai perfettamente chiaro che gli americani stanno usando la questione della Groenlandia come un bastone per infliggere agli europei una bastonata violenta e pubblica”.

“Perché l’amministrazione Trump sente il bisogno di massacrare gli europei in pubblico alla stregua di un servo maleducato? Perché non vogliono ascoltare. Il Presidente e il suo entourage hanno ripetuto più volte, senza mezzi termini, che la guerra in Ucraina deve finire e che l’Europa deve trovare un modo per vivere in pace con la Russia”.

“Ma gli europei sono tornati al solito atteggiamento malizioso e hanno usato ogni mezzo a disposizione per sabotare i negoziati, per non parlare di una qualche futura architettura di sicurezza […]. La loro strategia sembra essere quella di cercare di prolungare la guerra fino al 2029, quando un democratico salirà al potere e combatterà i russi per conto degli europei”.

“Questa posizione non è solo immorale; è anche delirante. Da una prospettiva morale, l’élite liberale di Bruxelles […] ha coltivato un cinismo nei confronti delle vite degli ucraini che rasenta il sacrificio umano rituale. È disgustoso e in futuro sarà giudicato dalle persone civili per quello che è. Ma anche da una prospettiva politica puramente pragmatica, la prospettiva di un cavaliere bianco democratico che si precipiti in soccorso è improbabile. I Democratici non sono minimamente interessati alla guerra ucraina o all’Europa. La guerra non è riuscita a sconfiggere la Russia; era la sconfitta della Russia a interessare i Democratici post-Russiagate; ergo, la guerra ora non interessa più […].

“Le minacce di Trump di conquistare la Groenlandia sono serie? Sono morali? Chissà. Ma ciò che è serio, ciò che è immorale ed estremamente pericoloso – anzi, ciò che minaccia il mondo di una conflagrazione globale […] – è l’indifferenza degli europei nei confronti di una guerra che si sta consumando ai loro confini. I leader europei […] si rifiutano di permettere a chiunque altro di occuparsene al posto loro. Per questo motivo, c’è da aspettarsi che le umiliazioni proseguano finché gli europei non ingoieranno il loro orgoglio […], ammetteranno la sconfitta e si renderanno conto che devono vivere accanto ai russi.

Se così non sarà, conclude Pilkington, i “riti di umiliazione” diventeranno sempre più “aggressivi” e ciò crererà malcontento sociale in Europa e la giungla inizierà a infiltrarsi nei nei piccoli “arcipelaghi-giardino” nei quali l’élite si è arroccata.