La Grecia conoscerà nei prossimi mesi l’importante appuntamento elettorale del prossimo autunno (non oltre il 20 ottobre), in cui il Paese ellenico voterà per il rinnovo completo del Parlamento. In questo contesto, le elezioni europee assumeranno un ruolo estremamente importante, in maniera analoga a quanto successo nel 2014. Allora l’outsider Alexis Tsipras, leader di Syriza, con un primo exploit nelle urne aprì la strada alla successiva vittoria alle elezioni politiche che gli consegnò la guida del governo; ora, lo stesso Tsipras è messo fortemente in discussione e deve temere la rimonta, che pare oramai compiuta, della destra  di Nuova Democrazia e l’ascesa di Alba Dorata.

Se la formazione di estrema destra ed identitaria è dato vicino alla doppia cifra nei sondaggi, Nuova Democrazia, la formazione di centrodestra che guidava il Paese prima dell’ascesa di Tsipras, pare aver da tempo scavalcato Syriza. E il voto per le Europee può rivelarsi un “primo tempo” delle elezioni politiche autunnali. Una chiusura del cerchio per Tsipras, una sorta di catarsi per Nuova Democrazia, che sotto irresistibili pressioni esterne dovette avviare da partito di governo le prime misure di austerità tra il 2010 e il 2012, e ora può capitalizzare la resa incondizionata e il “tradimento” dei principi guida del programma politico di Tsipras.

“Il suo leader, Kyriakos Mitsotakis, non ha un orientamento sovranista”, sottolinea Avvenire, “tuttavia sta usando come una delle principali armi della sua campagna elettorale l’accordo storico raggiunto nei mesi scorsi con il cambio del nome, da parte della Macedonia, in ‘Macedonia del nord‘, chiudendo così una disputa storica e ottenendo da Atene un via libera necessario per l’ingresso della repubblica balcanica nella Nato e nella Ue”. Ma sarà l’economia la chiave di volta delle elezioni.

La riserva di voti principale per Nuova Democrazia, data dai sondaggi oltre il 35% dei consensi e 10 punti sopra Syriza, è rappresentata dalla componente residua di una classe media che ha pagato più del resto della società le misure di austerità sul cui altare è stata sacrificata la tenuta del tessuto sociale greco e, di fatto, il futuro del Paese. Tsipras è in crollo verticale di consensi non tanto per il fatto di non essere riuscito a portare a termine il suo programma anti-austerità quanto, piuttosto, per la mutazione genetica che lo ha portato ad essere il leader capace di assecondare anche le componenti più grette dei pacchetti di “aiuto” che hanno divorato quasi 300 miliardi di euro. Come la famigerata introduzione della regola sul pignoramento della prima casa fortemente richiesta da Bruxelles.

Come ha segnalato Repubblica,” i “contabili” di Bruxelles – che hanno puntellato il Partenone con 240 miliardi di prestiti – sono contenti: la Grecia e la moneta unica sono salvi (assieme alle banche tedesche e francesi), il Pil ellenico è tornato a salire (+1,4% nel 2017) e dopo 15 tagli alle pensioni e pesanti sforbiciate allo stato sociale il bilancio di Atene ha chiuso l’ultimo anno con un superattivo pari al 3,7% del Pil”. La crescita del Pil è guidata, soprattutto, dalla ripresa del turismo causata dal calo degli afflussi in Egitto e Turchia e da un aumento delle esportazioni legato al crollo del prezzo degli asset produttivi greci. Primo fra tutti il lavoro, precarizzato e sottopagato.

Come scritto su InsideOver, “la Grecia attira investimenti perché è in ginocchio e la macelleria sociale iniziata dopo la deflagrazione della crisi del debito sovrano tra il 2010 e il 2011 e continuata dopo la rapida ritirata del governo Tsipras dai suoi propositi battaglieri è giunta a compimento. I numeri del disastro economico e sociale della Grecia rendono irrisori dati contingenti di una crescita economica che giunge dopo un lungo, drammatico tracollo”. E di questa situazione Tsipras è il primo responsabile.

Il calcolo volto a far gravare i costi dell’austerità soprattutto sulla classe media (attraverso tagli alle pensioni, aumento delle imposizioni fiscali, crescita di Iva e tasse sugli immobili) sperando di preservare la parte più in difficoltà della società (a cui ora viene promesso un salario minimo di 650 euro al mese) è stato scriteriato e ha solo ampliato la platea delle persone in difficoltà. Attorno al Partenone sembra risuonare la celebre battuta di Indro Montanelli: “La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere li aumenta di numero”. E Tsipras, in questo caso, sembra essere andato oltre ogni limite. Contribuendo a pregiudicare il futuro di un Paese in cui la nuova frontiera è rappresentata dal collasso della sanità, dall’aumento di malattie come la depressione e dal ritorno di fiamma di tubercolosi e Hiv. Nuova Democrazia si prepara a capitalizzare i frutti degli errori di Tsipras: ma sulla sua capacità di offrire una reale discontinuità con un passato di cui è parte integrante permangono diversi dubbi.

Articolo di Andrea Muratore