Lo scrutinio delle presidenziali americane va di pari passo con le grandi manovre politiche che emergono nei due maggiori partiti, anche sulla scia dei voti paralleli a quello per la Casa Bianca. Mentre Donald Trump iniziava con euforia una notte elettorale ancora tutta da decidere, i fari si accendevano su due figure-chiave: Elon Musk e Ron DeSantis.
Il magnate, titolare di Tesla e SpaceX, ha dichiarato che per la sua presenza in campo nella politica della destra Usa il voto del 5 novembre rappresenta un punto di passaggio, non di arrivo. America PAC, il suo super-comitato con cui ha sostenuto The Donald contro Kamala Harris, resterà operativo. Lo ha detto Musk dopo aver espresso il suo voto per Trump. “L’America PAC continuerà a lavorare anche dopo queste elezioni, preparandosi per le elezioni di medio termine e per quelle intermedie, oltre a esaminare le elezioni per il procuratore distrettuale e a livello giudiziario”, ha affermato Musk.
L’uomo più ricco al mondo porterà dunque il peso del sistema capitalistico tecnologico che rappresenta dietro The Donald. L’appoggio di Musk, assieme a quello di Peter Thiel, è risultato decisivo per ampliare le prospettive dei repubblicani in settori tradizionalmente presidiati dai dem. Dopo Timothy Mellon, primo donatore con oltre 150 milioni di dollari, Musk è stato il primo contributore della corsa di Trump: “Musk ha fatto scalpore durante la campagna elettorale in Pennsylvania a sostegno della campagna di Trump, offrendo anche 1 milione di dollari al giorno agli elettori degli stati indecisi che hanno firmato la petizione del suo comitato di azione politica a sostegno della Costituzione”, ha ricordato Fox News.
Un risultato importante che consoliderà in casa repubblicana il peso del sistema libertario rappresentato da Musk, alfiere della nuova destra mondiale assieme al presidente argentino Javier Milei, accomunato a Musk dall’approccio anarco-capitalista. Individualismo e libertarismo economici sono anche propri del governatore della Florida Ron DeSantis, più conservatore su temi etici.
E proprio DeSantis, sfidante di Trump alle primarie, ha ottenuto un risultato politico notevole nella notte. La Florida di cui è governatore vota a valanga per i repubblicani: 20 seggi su 28 alla Camera vanno al Grand Old Party, mentre The Donald vola a +13% su Harris. E al contempo non passano i referendum sulla legalizzazione della marijuana e per il superamento della legge di DeSantis sul contenimento dell’aborto a sei settimane. In particolare, il referendum sull’aborto non ha raggiunto la soglia necessaria del 60%, fermandosi al 59%, necessaria a annullare la legge del 2023 che restringe la prospettiva per l’interruzione volontaria di gravidanza, fissata fino al 2022 a 24 settimane in Florida. Vince il Partito Repubblicano libertario sull’economia e conservatore sui temi etici, vince dunque nella narrazione interna il suo punto di sintesi, Trump. Il passaggio da Grand Old Party a Trump Old Party è anche questo.