Il grande gioco di Trump sul nucleare iraniano

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A seguire ciò che sta accadendo negli Stati Uniti c’è da perdere la testa. Venerdì scorso, il presidente americano affermava di esser pronto a uscire dall’accordo sul nucleare siglato con l’Iran, incassando il plauso di Israele e Arabia Saudita e la riprovazione di Russia e Unione europea. Ieri, il segretario di Stato Rex Tillerson e Nikki Haley, ambasciatrice alle Nazioni Unite, smentivano il tycoon, dicendo che gli Usa rinegozieranno solamente l’accordo. Questa linea veniva poi sposata anche dal Capo del Pentagon, James Mattis: “Credo che il presidente Trump sia d’accordo, continuiamo a trattare con l’Iran affinché rispetti davvero l’accordo di non proliferazione”.

E oggi il tycoon è tornato alla carica, durante una riunione con il suo Gabinetto: “Vediamo che succede nella fase due, può andare molto bene o molto male. Può esserci una cancellazione totale, questa è una possibilità molto reale”. Una frase che, di fatto, vuol dire tutto è niente e che significa, allo stesso tempo, che l’accordo può rimanere in vigore oppure può saltare.



Schizofrenia o gioco politico? Che all’interno della Casa Bianca ci sia chi spinge per una guerra totale con l’Iran,  e che passa dalla cancellazione dell’accordo sul nucleare, è noto. E pare anche che Trump stia appoggiando questa fazione. Pare, però. Perché il presidente americano alza sì i toni della discussione, ma – di fatto – non prende alcuna decisione, mantenendo in vigore il trattato. 

Come riportava Il Giornale oggi, si tratta “di un gioco diplomatico, orchestrato dallo stesso Trump”. Un gioco diplomatico volto non tanto a cancellare l’accordo quanto a rinegoziarlo. E in questo Trump si mostra molto più pragmatico rispetto a come viene normalmente dipinto dei media. Il presidente americano sa, infatti, di non potersi permettere alcun passo falso. Lo scandalo Weinstein ha travolto i democratici (di oggi è la notizia che il produttore di Hollywood avrebbe pagato le spese legali a Bill Clinton per lo scandalo Lewinsky), ma gli spettri del Russiagate – un’inchiesta basata sul nulla, come abbiamo spiegato su queste pagine, ma mediaticamente devastante – sono dietro l’angolo. Trump si sente forte. E da questa posizione di forza è disposto a giocare la sua partita. Una partita gattopardesca – “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” – che pochi, per il momento, hanno compreso.