Le elezioni locali inglesi, quelle che interessavano pure almeno sei città di rilievo, dovevano raccontare una storia già scritta: la caduta dei Tories e la risalita elettorale dei laburisti di Jeremy Corbyn. Doveva andare così, ma le previsioni statistiche sulle tendenze politiche del Regno unito hanno iniziato a vacillare dai tempi del referendum sull’uscita dall’Unione europea. Partiamo dal primo dato emerso: gli elettori non hanno premiato l’attuale gestione del caso Brexit, prescindendo dalla parte politica rappresentata.

Certo, a governare oggi sono Theresa May e il partito conservatore, ma la bocciatura, quando si tratterà di votare per il rinnovo del Parlamento europeo, cioè il prossimo 23 maggio, potrebbe riguardare tutta la partitocrazia britannica. Quella che, spendendosi per una causa o per l’altra, ha gestito queste storiche e convulse fasi. Questo è quello che suggeriscono i dati parziali di questa turnata. A vincere, considerando il segno più davanti ai 293 seggi conquistati, sono stati i liberal – democraticiche, come evidenziato da Repubblica, erano spariti dall’agone da un pezzo.

Non è certificabile la performance del Brexit Party di Nigel Farage, che i sondaggi hanno iniziato a dare attorno al 30%, dopo il 27% di partenza, ma solo perché la nuova creatura politica del primo leader populista continentale è nata da troppo poco tempo. Nigel Farage a maggio sarà sulla lista elettorale, con tutto quello che può comportare. Le carte potrebbero essere rimescolate e l’attuale bipolarismo potrebbe desistere sotto i colpi delle urna elettorali. Bisognerà, variabili permettendo, dividere i voti per quattro. Ma le elezioni locali, com’è noto, rispondono a logiche differenti. L’equilibrio nel giudizio, in questi casi, non è mai troppo.

Intanto nulla sembra accadere per scongiurare il voto europeo. La May e Corbyn dialogano, ma la lancetta scorre inesorabile. Se Nigel Farage dovesse confermare quello che i sondaggi ventilano, allora la dialettica interna, anche quella tra i partiti, cambierebbe e di molto. Se non altro perché i cittadini del Regno unito dimostrerebbero di non aver affatto cambiato idea rispetto alla consultazione del 23 giugno 2016.

Il quadro – come vedete – è davvero complicato. Tutto ruota attorno al Brexit Party: le elezioni di maggio costituiscono, in qualche modo, un appuntamento referendario mascherato. Se Farage dovesse sbancare – lo agitiamo ancora – il tema “Hard Brexit” non potrebbe più essere affrontato alla stregua di una mera ipotesi. C’era un assente giustificato a queste elezioni: lo stesso esponente politico che potrebbe contribuire a cambiare di nuovo il corso della storia Uk.