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Sondaggi ed exit poll per una volta hanno preso in pieno i risultati reali: i laburisti hanno vinto in Gran Bretagna e, soprattutto, hanno ottenuto una maggioranza schiacciante in parlamento. Tutto come previsto, tutto come preventivato alla vigilia: dopo 14 anni di governo con diversi leader e premier, i “Tory” devono alzare bandiera bianca e tornare tra i banchi dell’opposizione.

E sono proprio loro i veri sconfitti, coloro che sono stati bocciati senza alcun appello dagli elettori d’oltremanica. La perdita di seggi e di voti sul campo è lampante ed evidente e non basta nemmeno l’avanzata (ma non lo sfondamento) del nuovo partito di Nigel Farage per giustificare la disaffezione dell’elettorato verso il partito che ha governato a Londra negli ultimi tre lustri.

Le grandi città tornano “rosse”

Il voto britannico segna quindi un paradosso: a far parlare maggiormente non sono i vincitori, ma gli sconfitti. I laburisti infatti, rispetto alle consultazioni del 2019, hanno guadagnato appena un punto percentuale nelle preferenze. Quattro anni fa, quando il partito era guidato da Corbyn ed era più orientato verso sinistra, i labour avevano ottenuto il 32.2% dei consensi. Oggi, secondo gli ultimi dati della Bbc, la nuova formazione di governo è stata scelta dal 34% degli elettori andati alle urne.

La vera differenza dunque è stata fatta dal tonfo dei conservatori. Cinque anni fa, con i Tory ancora in mano all’uscente (e successivamente rientrante) premier Boris Johnson, la formazione aveva ottenuto il 43.6% dei voti. Oggi invece, lo storico partito del centrodestra britannico non è andato oltre il 23.6%. Quasi venti punti in meno, per una bocciatura che potrebbe avere una portata storica, ovviamente in negativo.

Ma le percentuali, per via del sistema elettorale nel Regno Unito, contano fino a un certo punto. Il sistema maggioritario caratterizzato da 650 seggi uninominali, dove vince chi ottiene anche un solo voto in più rispetto agli avversari, costringe a guardare ai risultati in ogni singolo collegio. L’indietreggiamento evidente dei conservatori ha permesso ai laburisti di guadagnare 210 seggi in più rispetto al 2019, nonostante un consenso rimasto pressoché inalterato.

La differenza è stata fatta soprattutto nei collegi delle grandi città: le aree metropolitane di Londra, Manchester, Liverpool, Newcastle, sono interamente colorate di rosso. Il blu dei conservatori, nella mappa elettorale britannica, è presente solo nelle zone più periferiche e questo sta permettendo ai Tory di presentarsi nella prossima legislatura comunque come secondo partito, con almeno 118 deputati.

Adesso tocca a Starmer

Con lo spoglio oramai quasi completo e i risultati consolidati, il voto può essere archiviato. Ora è tempo di vedere ai nuovi equilibri politici. Con i laburisti in grado di andare ben oltre i 325 seggi necessari per la maggioranza assoluta, sarà il leader Keir Starmer ad assumere la guida del Governo. Tra pochi giorni, dopo le formali discussioni con il Sovrano, sarà tempo di passaggio di testimone al numero 10 di Downin Street.

L’uscente Rishi Sunak, il quale ha giocato il tutto e per tutto in una campagna elettorale che si preannunciava difficile, dovrà dare le chiavi della residenza del premier al numero uno dei labour. Quest’ultimo ha già un soprannome: a Londra viene identificato con l’appellativo di “Nuovo Tony Blair”. Centrista, proprio come l’ex premier e ideatore del New Labour, moderato e distante quindi dal predecessore Corbyn, su Starmer si concentreranno tra non molto i riflettori per comprendere le sue prime mosse sui dossier più delicati: Ucraina, Medio Oriente e rapporti con l’Ue su tutti.

Non sfonda Nigel Farage

C’era molta attenzione anche sul nuovo soggetto politico di Farage, l’ex numero uno dell’Ukip e a capo di Reform Uk. Piazzato più a destra dei Tory, il principale fautore della Brexit prometteva di insidiare il primato conservatore all’interno del centrodestra. Reform ha effettivamente sforato la soglia del 10%, cogliendo il 14% delle preferenze, ma ha vinto in 4 collegi e dunque avrà pochi rappresentanti nel nuovo parlamento.

Tra questi ci sarà comunque lo stesso Farage e si tratterà del suo primo ingresso nella Camera dei Comuni, dopo almeno otto tentativi. Il terzo partito, a livello di seggi conquistati, sarà ancora una volta il Liberademocratico: saranno 71 i deputati che rappresenteranno la formazione centrista in parlamento.

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