“La Russia pagherà un prezzo molto alto”. Il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt non usa mezzi termini rivolgendosi al Cremlino durante la riunione annuale del partito conservatore. Un monito chiaro, rivolto in particolare al caso Skripal, ma in generale a tutti i movimenti di Mosca “Sotto i conservatori, la Gran Bretagna ha un messaggio semplice per il Cremlino: se cercate di intimidire questo Paese, se usate armi chimiche, se non giocate secondo le regole internazionali, il prezzo sarà sempre troppo alto”, queste le frasi di Hunt dirette ai russi.

Una guerra senza esclusione di colpi

Frasi forti che ricordano come fra Londra e Mosca la tensione sia ormai a livelli altissimi, forse anche superiori ai tempi della Guerra Fredda. La Gran Bretagna ha da mesi, se non anni, ingaggiato con la Russia una guerra senza esclusione di colpi da un punto di vista politico, militare e di intelligence. I due Paesi si trovano costantemente su fronti contrapposti. E nel partito conservatore, soprattutto in quest’ultimo periodo, è esploso un sentimento di vera e propria russofobia, che caratterizza ormai costantemente le scelte di Downing Street.

Londra, ormai più di Washington, ha sposato una linea del tutto contrapposta quella del Cremlino. E l’affaire-Skripal è stato uno degli esempi più eclatanti di questa tensione. L’avvelenamento dell’ex spia russa non è stato l’inizio della crisi fra i due Stati, ma anzi la punta dell’iceberg di una tensione latente che era iniziata con le accuse rivolte a Mosca per essere intromessa nella politica britannica cercando di interferire anche nella Brexit.

Accuse poi lentamente cadute anche per l’impegno assunto dal governo May di proseguire nell’uscita dall’Unione europea. Difficile che l’esecutivo conservatore si sarebbe impegnato in questa campagna di negoziati se avesse provato realmente le interferenze russe.

La sfida militare

La sfida è stata lanciata anche sul piano militare. Secondo la Gran Bretagna, la presenza russa nei mari che circondano l’isola rappresenta un grave pericolo. I vertici militari britannici hanno più volte lanciato l’allarme sull’attivismo russo nel Mare del Nord e nel Canale della Manica. Gli ordini di scramble della Royal Air Force per intercettare aerei russi che volavano vicino ai cieli britannici, uniti alle scorte delle navi della Royal Navy alle imbarcazioni russe di passaggio nella Manica sono una costante della politica di Londra. E la sfida per il controllo dell’Atlantico è già aperta.

Oltre a questo, non va dimenticato che il governo May ha da tempo intrapreso una politica molto attiva sul fronte dell’Europa orientale proprio in vista di rafforzare il confine con la Russia. Il comando britannico ha ottenuto il controllo delle operazioni in Estonia e ha stretto accordi militari con la Polonia. Gli aerei spia controllano Kaliningrad. Mnetre i Typhoon della Raf sono stati inviati in Romania per le operazioni di air police nel Mar Nero da parte della Nato. Sono già diverse le volte in cui i jet di Londra sono decollati per intercettare aerei russi. E la vicinanza degli aerei inglesi alla Crimea è un segnale chiaro sul fatto l’occhio londinese si sia posato anche sul confine meridionale della Russia.

La Siria come terreno di scontro

Ma il guanto di sfida del Regno a Mosca è stato anche lanciato in Medio Oriente. La Siria, in particolare, rappresenta un terreno di scontro accesissimo fra le due potenze. E non sono mancati colpi da una parte e dall’altra. L’impegno di Londra nel conflitto siriano è stato del tutto contrapposto a quello russo.

Per anni le forze aeree e le truppe speciali britanniche hanno colpito le postazioni dello Stato islamico nell’ambito della coalizione internazionale, ma hanno anche sostenuto apertamente i ribelli che volevano rovesciare Damasco. Prova ne è il recente ordine del governo May di ospitare nel Regno i White Helmets, il controverso (per usare un eufemismo) gruppo di soccorso legato ai miliziani. Loro, insieme all’Osservatorio per i diritti umani con base a Coventry, hanno sempre rappresentato la base propagandistica dei ribelli siriani.

Questo scontro con la Russia in Siria si è poi reso palese con lo strike di aprile contro le basi ritenute sede dell’arsenale chimico di Bashar al Assad. In quell’occasione, dalla base di Akrotiri a Cipro decollarono quattro caccia Tornado e quattro Eurofighter Typhoon che colpirono con otto missili Storm Shadow le basi siriane. Mentre la Royal Navy schierò l’Hms Duncan per protegger egli aerei alleati oltre a portare alcuni sottomarini della classe Astute davanti alle coste siriane. Uno di essi fu poi coinvolto in una vera e propria caccia da parte della marina russa, uscita in massa dal porto di Tartous per scovare il sottomarino di Sua Maestà.

I motivi della lotta fra Gran Bretagna e Russia

Le ragioni dietro questo interesse britannico per la Russia sono diverse. Innanzitutto c’è una tradizionale diffidenza, se non vera e propria avversione, di Londra dai tempi della Guerra Fredda. Una larga parte della classe dirigente inglese si è formata all’epoca dei due blocchi: quindi c’è evidentemente una base culturale negativa nei confronti della Russia.

Ma questo non spiega del tutto il rinnovato scontro fra i due Stati. Scontro che è da ricercare innanzitutto nella diversità di vedute su gran parte delle crisi internazionali, ma che è anche dovuto alla volontà britannica di fare in modo che la Russia non raggiunga una posizione di netto vantaggio in Europa. L’obiettivo di Londra è sempre stato storicamente quello di evitare che una potenza prendesse il sopravvento nel Vecchio Continente. E Vladimir Putin, con la sua politica del gas e dei rapporti con alcuni partiti politici, sta costruendo una rete molto ampia in tutta l’Europa.

A questo obiettivo strategico, si aggiunge anche un piano politico: il Regno Unito, soprattutto con l’uscita dall’Unione europea, ha sposato totalmente una linea atlantica. La special relationship con gli Stati Uniti è soprattutto in chiave anti-russa. E la volontà di imporsi come potenza pienamente inserita nei piani del blocco atlantico è anche dovuta al fatto che la Gran Bretagna non vuole essere isolata., mostrandosi una ferrea alleata del Pentagono.

Ma c’è un ultimo punto da non sottovalutare: avere un nemico aiuta la Difesa. Continuare a parlare di un avversario in grado di poter colpire il Regno fa sì che il budget per i militari aumenti. In questi mesi, i militari britannici hanno più volte chiesto ulteriori fondi proprio giustificandoli con il nemico russo alle porte