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Una serie di algoritmi che analizzano grandi quantità di dati aggregati afferenti a persone note alle autorità giudiziarie o di polizia, spesso con precedenti penali o situazioni psico-sociali particolari, con lo scopo ultimo di creare uno strumento in grado di identificare e schedare gli individui che riscuotono, sempre secondo gli algoritmi, maggiori possibilità di commettere omicidi.

Non si tratta di un film distopico ma della realtà che caratterizza le priorità e gli obiettivi del ministero della Giustizia del Regno Unito, che negli ultimi giorni, grazie all’attività di indagine e ricerca condotta dal think tank Statewatch, è finito al centro delle cronache per la sua attività segreta di studio del programma noto come “Progetto per la previsione degli omicidi”, poi ribattezzato in “Condivisione dei dati per migliorare la valutazione del rischio”.

Le caratteristiche e il funzionamento del progetto

Il gruppo Statewatch, nato nel 1991, è conosciuto nel Regno Unito per essere un’organizzazione benefica che si occupa principalmente di tutela e denuncia in ambito di rispetto dei diritti umani in territorio europeo tramite ricerche approfondite, indagini di giornalismo investigativo e analisi di tipo politico-sociale. Dopo aver visionato alcuni documenti ottenuti mediante una richiesta di accesso alle informazioni, gli attivisti di Statewatch hanno definito il programma del MOJ (Ministero della Giustizia) come “agghiacciante e distopico”.

La pubblicazione ha messo in luce che il progetto, commissionato dall’ufficio del primo ministro quando il conservatore Rishi Sunak era ancora al potere ma non ostacolato dalla nuova amministrazione laburista di Starmer, utilizza diversi dati sui crimini commessi provenienti da fonti ufficiali che riguardano non solo persone con precedenti penali, ma anche individui che non hanno commesso alcun reato. Oltre a dati più semplici e lineari come nome, data di nascita, sesso e provenienza etnica – denuncia Statewatch – verranno inseriti nei database utili alle previsioni anche informazioni relative a salute mentale degli individui coinvolti, fattori di dipendenza, dati sulle tendenze al suicidio e all’autolesionismo, indicatori di vulnerabilità e disabilità e informazioni su episodi di violenza domestica subiti o praticati attivamente. Il tutto per poter produrre previsioni sulle propensioni alla criminalità violenta e all’omicidio dei singoli soggetti analizzati.

Il programma, che nasce da una stretta collaborazione istituzionale fra tra il ministero della Giustizia (MoJ), il ministero dell’Interno, la Polizia della Greater Manchester (GMP) e la Polizia Metropolitana di Londra, secondo quanto pubblicato dall’organizzazione, ha fino ad ora lavorato su dati provenienti da un numero compreso fra 100.000 e 500.000 individui. In uno dei documenti tratti dall’accordo di condivisione dati fra ministeri, pubblicato da Statewatch sul proprio sito, si intravede chiaramente una lista di voci inerenti a fattori della storia personale e giudiziaria degli individui messi sotto indagine.

La risposta del ministero della Giustizia

Il ministero della Giustizia del Regno Unito, interpellato dagli attivisti dell’organizzazione, ad oggi si è limitato a negare che vengano utilizzati dati di persone prive di condanne, affermando che nel database compaiono solamente informazioni relative ad individui già precedentemente interessati da almeno una condanna penale, con lo scopo di “esaminare le caratteristiche del criminale che aumentano il rischio di commettere omicidio” ed “esplorare tecniche alternative e innovative di scienza dei dati per la valutazione del rischio di omicidio” e, in ultima istanza, migliorare la sicurezza pubblica.

Secondo il commento del MOJ, il progetto è inoltre condotto con “lo scopo esclusivo della ricerca” e si appoggia su un sistema già collaudato e utilizzato in ambito penitenziario che si basa sempre su strumenti di valutazione del rischio e serve a verificare se l’aggiunta di nuovi dati possa condurre ad un miglioramento effettivo nella valutazione del rischio.

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