L’economia della Gran Bretagna sembra essere entrata in nuova età dell’oro. “Perché la disoccupazione ai minimi storici non stimola una maggiore crescita dei salari?”. Così si interrogava la Banca d’Inghilterra e con essa molti giornali tra cui il Financial Times lo scorso settembre 2017.

La disoccupazione in Gran Bretagna è ai minimi storici

Già allora l’economia del dopo Brexit, quello che avrebbe dovuto portare il Paese al default, registrava il tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 42 anni. In quel momento, come di consueto, invece che esaltare questo straordinario risultato, il Financial Times cercava di tappare le ali al volo dell’economia inglese. Così il basso tasso di disoccupazione diventava una critica per la mancata crescita dei salari. Insieme a questo, sempre il FT, lanciava il proprio allarme circa il progressivo aumento dell’inflazione, arrivata allora al 2.9%, che de facto erodeva il potere d’acquisto, rimasto immutato, dei cittadini britannici.

Aumentano gli stipendi perché scappano i lavoratori?

Sono passati solamente due mesi e l’economia di Londra pare aver ascoltato nitidamente gli avvertimenti del Financial Times. “Il Brexit forza gli imprenditori britannici ad offrire stipendi più alti”, si può leggere sull’Irish Times. La notizia è altresì riportata dalla Reuters e dal The Guardian. In tutti gli articoli pubblicati si può dunque leggere come la Confederazione del lavoro e dell’impiego del Regno Unito abbia annunciato un progressivo aumento dei salari a partire da ottobre. La stessa Confederazione avrebbe poi aggiunto che si tratta dell’aumento più veloce registrato dal 2015.

Un fenomeno, quello dell’innalzamento salariale, dovuto, secondo i media, alla fuga dei lavoratori con cittadinanza nell’Unione. Questi ultimi, impauriti dallo scenario ancora non ben definito del Brexit, avrebbero abbandonato il posto di lavoro nel Regno Unito per trasferirsi nel Vecchio Continente. Un’ipotesi che suona un po’ strana, sia perché non vengono citati dati a riguardo, sia perché proprio due mesi fa, i media si chiedevano come fosse possibile avere un tasso di disoccupazione così basso con salari stagnanti.

Per i media l’aumento dei salari è un pericolo per l’economia britannica

Starebbe dunque lì la risposta al fenomeno, essendo stati gli stessi media a darla due mesi fa. I salari crescono proprio in virtù di un basso tasso di disoccupazione. La faccenda della fuga dei lavoratori comunitari può fare da collante, ma non può essere sicuramente la spiegazione del fenomeno. I paradossi mediatici non finiscono qui. Sia sulla Reuters che sul The Guardian si parla di questo innalzamento dei salari quasi come fosse un pericolo. In particolare in entrambi i portali d’informazione si fa riferimento al fatto che questa crescita salariale “potrebbe creare un grande problema per la Gran Bretagna e potrebbero portare ad un ulteriore aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca d’Inghilterra, che già lo scorso week end li ha alzati per la prima volta dal 2007”.

Ma come? Solo due mesi fa il Financial Times lamentava il progressivo aumento dell’inflazione nel Regno Unito chiedendo a gran voce un intervento della Banca Centrale per aumentare i tassi e “raffreddare” così l’economia britannica. E adesso i giornali sostengono a gran voce il contrario. Ovvero che l’aumento dei tassi d’interesse è un rischio per l’economia del Regno Unito. Tutto il contrario di tutto.

Finora eravamo abituati a sentenze tragiche sugli scenari post Brexit, tutte puntualmente smentite dai fatti. Oggi siamo arrivati al paradosso per cui pur di dare contro al Brexit i media smentiscono le tesi portate da loro stessi. Anzi arrivano addirittura alla negazione di quelle che sono, forse, le uniche certezze in economia. Ovvero con basso tasso di disoccupazione e alti stipendi, la gente spende, consuma e investe e l’economia viaggia su ritmi altissimi.