Grammy shock: la musica sfida la politica Usa (ancora una volta)

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Lo spettacolo del 2 febbraio si è tenuto a Los Angeles alla Crypto Arena, meno di un mese dopo che gli incendi di Eaton e Palisades hanno devastato la grande area di Los Angeles e solo un paio di settimane dopo l’insediamento di Donald Trump. Ma mentre la nuova amministrazione inaugura la sua “diplomazia” dei dazi, minacciando lo smantellamento di istituti sacri come le affermative actions, il mondo della musica ha fornito ancora una volta una stoccata vincente, per ricordare cosa è e dove va il Paese. I Grammy Awards 2025 hanno rappresentato un palcoscenico significativo per artisti che hanno utilizzato la loro visibilità per affrontare temi politici e sociali rilevanti negli Stati Uniti. Durante la cerimonia, diverse personalità hanno espresso posizioni critiche nei confronti delle politiche dell’amministrazione Trump, toccando argomenti come l’immigrazione, i diritti LGBTQIA+ e l’inclusione.

La rivoluzione country di Beyoncé

Ancora una volta trionfante quella macchina da guerra che è Beyoncé (noi, l’avevamo detto): per la prima volta nella storia dei Grammy, gli artisti neri si sono aggiudicati i Big Three: Album, Song e Record of the Year, diventando la prima artista nera a vincere il premio Best Country Album e l’ Album of the Year (entrambi per Cowboy Carter). Solo altre tre donne di colore hanno vinto il premio per l’album dell’anno nella storia dei Grammy: Natalie Cole (1992), Whitney Houston (1994) e Lauryn Hill (1999). Ha anche portato a casa il premio Best Country Duo/Performance per la sua collaborazione con Miley Cyrus in “II Most Wanted”.

Le sue 11 nomination per la serata l’hanno resa ufficialmente la cantante più nominata nella storia dei Grammy con un totale di 99 nomination. Ma soprattutto, ha compiuto un miracolo prendendosi di rapina il country: nonostante sia nota per il pop twerkato, Beyoncé ha radici texane che la legano al country. Cresciuta a Houston, ha assorbito il genere fin da giovane e ne ha incorporato elementi in alcuni brani, come Daddy Lessons (2016), tratto dall’album Lemonade. Questo pezzo, con sonorità bluegrass e folk, fu persino eseguito ai CMA Awards con le Dixie Chicks, ma ricevette critiche da una parte del pubblico conservatore, poco incline ad accettare un’artista nera nel genere. Piaccia o non piaccia, poiché il country ha una lunga storia di esclusione nei confronti degli artisti neri, Beyoncé ha sfidato questa narrazione, ricollegandosi a figure storiche come Charley Pride e Linda Martell, pionieri neri nel country. L’attesissimo riconoscimento dei Grammy Awards arriva, soprattutto, dopo che la Country Music Association l’ha snobbata, e l’anno scorso ha rifiutato di candidare il suo album a qualsiasi premio.

Shakira in difesa dei latinos, Alicia Keys della DEI

Ma quella del 2 febbraio è stata la serata anche di sua Maestà Shakira, vincitrice per il miglior album pop latino dell’anno con Las mujeres ya no lloran (Le donne non piangono più): ma questa volta la sua presenza va oltre la battaglia contro le corna: la cantante colombiana ha ricevuto il premio dalla monumentale Jennifer Lopez (il che non è un caso) e ha ringraziato con il primo discorso politico della serata: “Dedico il premio a tutti voi, fratelli e sorelle immigrati in questo Paese. Siete amati, siete preziosi e combatterò per voi. A tutte le donne che lavorano ogni giorno per mandare avanti la famiglia: siete un vero scudo“, ha detto la musicista stringendo il suo quarto grammofono dorato.

Alicia Keys, ricevendo il Dr. Dre Global Impact Award, ha sottolineato l’importanza della diversità, equità e inclusione (DEI), affermando: “La DEI non è una minaccia, è un dono“. Questa affermazione è stata vista come una risposta alle recenti dichiarazioni di Trump che collegavano le politiche di diversità a eventi funesti come la tragedia dell’incidente aereo a Washington in cui un volo di linea American Airlines e un elicottero militare si sono scontrati a mezz’aria vicino all’aeroporto nazionale Ronald Reagan, sulle rive del fiume Potomac. “Questo non è il momento di mettere a tacere la diversità di voci”, ha detto sul palco. “Abbiamo visto su questo palco persone di talento e laboriose provenienti da background diversi con punti di vista diversi, e questo cambia le carte in tavola“, ha tuonato l’artista. Parole che hanno un peso se sei figlia di una madre con discendenze italo-irlandesi (la famiglia di suo nonno era emigrata dalla Sicilia), mentre il padre possiede origini giamaico-portoricane.

Lady Gaga in difesa delle persone trans, Swift a bocca asciutta

A completare il quadro, Lady Gaga Germanotta: premiata per la Miglior Performance di Duo/Grupo Pop con Bruno Mars, ha difeso i diritti della comunità trans, dichiarando: “Le persone trans meritano di essere visibili e amate“. Questa presa di posizione è stata interpretata come una critica alle posizioni dell’amministrazione Trump riguardo l’argomento. Ancora più incisiva Chappell Roan, la neo-vincitrice del Grammy come miglior artista emergente che ha fatto tremare la Crypto.com Arena con la sua ode alla sessualità queer, Pink Pony Club. Il brano vedeva la partecipazione di una banda di clown da rodeo e, naturalmente, di un gigantesco pony rosa, mentre Roan celebrava il suo apprezzamento per Los Angeles come luogo in cui la nativa del Missouri sentiva di poter essere se stessa. “È brutale in questo momento, ma le persone trans sono sempre esistite e esisteranno per sempre e non toglieranno mai, qualunque cosa accada, la gioia delle persone trans, e questa deve essere protetta più di ogni altra cosa“, ha dichiarato l’artista.

Quello che ha lasciato sgomenti i fan è una povera Taylor Swift, fenomeno mondiale tutto da studiare, rimasta a bocca asciutta. Nonostante le sei nomination ai Grammy Awards 2025, Taylor Swift non ha ottenuto alcuna vittoria. Pur avendola presa con filosofia, partecipando con gioia ai successi dei colleghi (ad esempio Kendrick Lamar), è lecito chiedersi perché un’icona del genere non abbia ricevuto riconoscimenti. Troppo WASP? Troppo coinvolta con l’establishment: si ricordi il suo tardivo endorsement a Kamala Harris e i “sospetti” di essere sul carrozzone di Trump, che giocò più volte con la sua immagine.

Uno show politico come non se ne vedevano da un po’, insomma, che promette di essere replicato alla cerimonia della Notte degli Oscar, posticipata a causa dell’emergenza incendi. Probabilmente con una precisa regia, il messaggio politico è arrivato forte e chiaro sebbene mescolato tra lustrini ed esibizionismi vari. Si tratta anche della riscoperta di un palco sul quale le esibizioni vanno di pari passo ai messaggi politici: non è un caso che l’anno scorso, gli ascolti dei Grammy hanno registrato una notevole ripresa, raggiungendo il livello più alto degli ultimi 24 anni, dopo essere scesi al minimo storico nel 2021.