Ops! A quanto pare, agli americani piace Trump. Gli piace almeno quanto gli piaceva Obama, se non di più. Negli ultimi mesi il suo indice di gradimento si è attestato intorno al 45%. Più in particolare, il 50% secondo i sondaggi l’istituto Rasmussen, il 46% per quelli di Fox Tv, il 45% nella rilevazione NBC Nws/Wall Street Journal, il 43,5% per Real Clear Politics. Un anno e mezzo dopo l’ingresso alla Casa Bianca, Barack Obama raccoglieva il 45% dei consensi. Non male per il presidente che la cosiddetta “informazione di qualità” ha via via trattato (e continua a trattare) come una specie di minorato mentale eroinomane e schiavo dei russi.

D’altra parte, se voi foste americani, di che cosa potreste lamentarvi? L’Impero, con Donald Trump, colpisce ancora e colpisce duro. Il deficit commerciale degli Usa fa il nuovo record nel 2017, toccando quota 566 miliardi di dollari? E lui scatena la guerra commerciale con la Cina, mette in riga l’Unione europea con un paio di dazi, bastona Messico (sede privilegiata delle delocalizzazioni delle aziende Usa, con perdita di milioni di posti di lavoro) e Canada mandando a monte il trattato commerciale Nafta, fa approvare una riforma fiscale di stampo protezionista che riduce le tasse ai più benestanti e nello stesso tempo penalizza le attività delle imprese straniere.

Risultato? No, non il disastro da tanti preannunciato. La crescita è in rapida ascesa: più 4% nel secondo trimestre del 2018, con qualcuno che si spinge a ipotizzare uno strabiliante 5% sull’anno. Il reddito medio delle famiglie è passato dai 59.471 dollari del gennaio 2017 ai 61.483 del maggio scorso. La disoccupazione è ai minimi, 4%, mai stata così bassa negli ultimi vent’anni. Nel 2017 i tre principali indici di Wall Street hanno stracciato tutti i record (Dow Jones più 25%, Nasdaq più 28,2% e S&P 500 più 19,42%). In generale, l’umore di contribuenti e consumatori è sul bello stabile, come mostra la ricerca della Quinnipiac University pubblicata dal Washington Times: nel 2016, prima della sfida tra la Clinton e Trump, solo 3 americani su 10 giudicavano l’economia del Paese in “buone” o “ottime” condizioni, oggi sono 7 su 10.

Certo, ci sono i bambini separati dai genitori alla frontiera con il Messico. Ed è uscito fuori che nel 2006 Trump ha avuto un rapporto sessuale con tale pornostar Stormy Daniels, e che poi l’ha pagata perché stesse zitta, cosa ovviamente non avvenuta. Ma secondo voi un operaio dell’Ohio che ha ritrovato il posto di lavoro si fa impressionare da questo? Tanto più che Trump, dal cuore dell’Impero, si è mosso con una certa astuzia anche all’estero. Un giorno sì e uno no promette guerra a qualcuno, cosa che gli americani adorano. Ha colpito la Siria a casaccio, ma vedere i caccia che volano e i missili che cadono fa sempre impressione. Ha minacciato la distruzione totale della Corea del Nord e poi ha fatto la pace con Kim Jong-un. Adesso tocca all’Iran, con le sanzioni e chissà che altro. Trump dà soddisfazione all’America che ama menare le mani. E con le mosse in Israele (Gerusalemme riconosciuta come capitale dello Stato) ha recuperato gran parte del sostegno che la comunità ebraica americana (circa 6 milioni di persone) tradizionalmente riservava al Partito democratico.

In questo quadro, ci si avvia verso le elezioni di medio termine, che a novembre rinnoveranno l’intera Camera dei Deputati e un terzo del Senato. Fino a qualche settimana fa tutti erano convinti che i Repubblicani avrebbero perso la maggioranza al Congresso e che Trump sarebbe stato trasformato nella classica “anatra zoppa”, un presidente impossibilitato a veder trasformati in legge i propri progetti. Adesso gli anti-Trump sono meno ottimisti, perché tutto sembra dar loro addosso. Facciamo quindi una previsione: in settembre e ottobre lo stendardo del Russiagate sarà agitato a più non posso. Si accettano scommesse.

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