Il passaggio di Sandro Gozi dall’Italia alla Francia non poteva non scatenare la rivolta di larga parte della politica italiana. L’ex sottosegretario agli Affari europei del governo Renzi e Gentiloni passerà infatti alla corte di Emmanuel Macron con le stesse deleghe che aveva in Italia ai tempi degli esecutivi Pd. E questa ipotesi non piace all’attuale esecutivo, ma neanche a molti suoi alleati di partito, in particolare a Carlo Calenda che non ha nascosto il suo disappunto verso la scelta di andare a Parigi. “Non si entra in un governo straniero. Non si tratta di un gruppo di lavoro, ma di ricoprire per due mesi nell’esecutivo francese la carica che ha ricoperto nel nostro conoscendo posizioni e interessi anche riservati, non sempre coincidenti. Semplicemente non esiste”. Così si è espresso Calenda in uno dei suoi tweet al vetriolo contro Gozi. E sono parole di peso, soprattutto perché i due erano nello stesso governo proprio quando sono stati avviati importanti trattative tra Italia e Francia che hanno coinvolto uno dei nostri principali settori industriali: la cantieristica.

Quando Calenda era ministro e Gozi, allora nel governo italiano, sottosegretario per gli Affari europei (allora per l’Italia),  Roma e Parigi trattavano la fusione tra Fincantieri e Stx. Iniziava l’affaire di Saint Nazaire, uno degli intrighi industriali più importanti tra Italia e Francia e in cui Macron non appena eletto alla guida dell’Eliseo, ha messo subito la sua impronta. E non certo a favore dell’Italia. Tanto è vero che dopo alcuni mesi – con una mossa giudicata da Roma un vero e proprio sgarbo – il governo francese ha infatti scatenato l’Antitrust europeo per fermare l’acquisizione da parte di Fincantieri. Una mossa con cui i francesi si sono schermati dall’accusa di “nazionalismo”, sciorinando le regole della concorrenza europee, ma che di fatto è servito a Macron per fermare una fusione che non piaceva a Parigi per due ragioni: dare un vantaggio economico a un’azienda italiana e soprattutto avere l’Italia in quel cantiere. Meglio i sudcoreani degli italiani: questo il messaggi non troppo sottile inviato dalle rive della Senna a quelle del Tevere.

Se questo dossier bollente basterebbe a far capire il motivo di quanto siano importanti le parole di Calenda, che non a caso parla di “posizioni e interessi”, non va sottovalutato anche un altro dato: la presenza di Gozi nel momento in cui il governo Gentiloni (sotto l’egida di Sergio Mattarella) avviava le procure del “Patto del Quirianle”. Si tratta di un accordo con cui Italia e Francia, sul modello dell’accordo Parigi-Berlino del 1963, avrebbero dovuto coordinarsi su diverse politiche strategiche. Accordo rimasto molto vago e soprattutto senza importanza reale, visto che dopo circa un anno, Macron firmava con Angela Merkel il Trattato di Aquisgrana. E di fatto quello del Quirinale è diventato un patto di serie B. In Europa, la Francia non voleva l’Italia come partner: ma la Germania. Gozi

Mentre Parigi continuava a compiere sgarbi nei confronti di Roma, arrivava poi l’esplosione della crisi in Libia, con il generale Khalifa Haftar che avanzava verso Tripoli. Sostenuto proprio dalla Francia, che da sempre ha fatto modo che l’Italia non guidasse la transizione politica del Paese nordafricano, il maresciallo della Cirenaica ha di fatto colpito duramente il governo sostenuto dall’Italia. Ma non solo, con un assedio sostenuto da Egitto e potenze arabe, ha messo a repentaglio tutta la strategia delle Nazioni Unite e del governo italiano ponendo a rischio il nostro gas e dando il via a una potenziale escalation sul tema migranti. Il tutto con il sostegno della Francia che, guarda caso, ha inviato le sue forze speciali proprio dalle parti di Haftar. E che ha tutto l’interesse a far saltare i piani italiani. Ed era sempre Gozi, quello presente nel governo quando la crisi in Libia stava per riacutizzarsi.

Ora, con questi dossier bollenti che ci dividono e con un governo che è all’opposizione rispetto a quello cui partecipava Gozi, l’ex sottosegretario dem decide di passare dall’altra parte: a Parigi. Ed è evidente che questa mossa non può non essere considerata “inquietante”, come sostenuto da tutto l’attuale esecutivo ma anche dalle opposizioni. Quella che ha in mano Macron è un’arma: perché Gozi conosce perfettamente quello che succede a Palazzo Chigi, ha avuto in mano tutti i dossier che hanno direttamente contrapposto Italia e Francia. E non è certo un alleato del governo composto da Lega e Movimento Cinque Stelle. Con queste premesse, il rischio è che ci troviamo di fronte a un “cambio di casacca” pericoloso. Gozi continua a ribadire che lo scandalo in Italia non è giusto, anzi, si dice sorpreso da quello che sta accadendo “pensavo che l’Italia sarebbe stata orgogliosa che un connazionale viene a fare il consigliere del governo francese e a ragionare sul futuro dell’Unione”. Il problema è che si dimentica un dato fondamentale: la Francia non pensa all’Unione europea, semmai pensa alla Francia. Giustamente. Ma anche l’Italia deve pensare all’Italia.

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