“Presenterò al Senato emendamenti al testo del decreto-legge del governo in modo di estendere  la golden power al sistema creditizio e finanziario che sono i polmoni della nostra economia, per permettere alla Cassa depositi e prestiti, ad Invitalia e alle Poste di costruire una diga di difesa dell’interesse nazionale, di costruire la linea del Piave”. Parla in modo chiaro e netto, intervistato dall’Huffington Postil senatore Adolfo Urso (Fratelli d’Italia), vicepresidente del Copasir guidato dal leghista Raffaele Volpi, circa il principale scenario strategico legato alla tempesta economico-finanziaria: il rischio di scalate straniere ai “campioni nazionali” debilitati da perdite di quotazione in borsa che oscillano tra il 40 e il 50% a seguito dell’ondata di vendite scatenata dalla crisi del coronavirus.

Il governo, il presidente della Repubblica e il comitato di vigilanza sull’attività di servizi segreti e apparati di sicurezza sono in prima linea nel vigilare sul rischio di comportamenti ostili da parte di attori economici stranieri e sono pronti a rafforzare, portandola a un nuovo stadio di pervasività, la normativa sui poteri speciali introdotta nel 2012 dal governo Monti per permettere la vigilanza strategica dello Stato su operazioni che coinvolgano comparti economici ritenuti d’interesse nazionale.

Fino ad ora il golden power ha avuto come perimetro settori delicati come l’energia, i trasporti, le telecomunicazioni, la sicurezza nazionale, la difesa. Poco dopo la sua costituzione il governo Conte II ha inserito nel perimetro anche le reti 5GOra la raffinazione degli strumenti di intelligence economica in strutture come il Dis e l’Aise e il blocco definitivo della vendita allo scoperto a fini speculativi a Piazza Affari decretata dalla Consob di Paolo Savona (tra i maggiori studiosi, è bene ricordarlo, dello sfruttamento geopolitico dell’economia nel panorama italiano) hanno disegnato un nuovo quadro su cui si inseriscono le emblematiche, e condivisibili, proposte di Urso e le preoccupazioni espresse dal presidente del Consiglio Conte in una recente intervista al Corriere della Sera. 

Il golden power esteso metterebbe al sicuro aziende come Eni, Mediobanca, Intesa San Paolo e Salini Impregilo dai movimenti ostili che da parte di attori stranieri, non solo extraeuropei, intenti a manovrare per fare incetta di azioni e titoli di grandi gruppi industriali nazionali. “In questi casi la strategia per acquisire un “pezzo” prelibato è sempre la stessa”, come fa notare La Stampa: “l’acquirente, prima di manifestarsi, incarica banche diverse di rastrellare le azioni. E d’altra parte l’Italia allo stato attuale non dispone di strutture capaci, come negli Stati Uniti, di esercitare controlli in profondità: a coordinare questo ambito è incaricato un dipartimento che fa capo a palazzo Chigi e che non dispone della strumentazione per un adeguato carotaggio”.

All’Italia mancano, allo stato attuale delle cose, istituzioni simili a consiglio per la sicurezza nazionale, la cui creazione è stata perorata dall’ex ambasciatore a Washington Giovanni Castellanetao allo statunitense Cfius(Committee on Foreign Investment in the United States), cabina di regia per il vaglio e la verifica degli investimenti stranieri in atto sul suolo nazionale, garanzia per uno screening preventivo all’azione di risposta dell’esecutivo, a cui compete da decreto l’opzione di invocare concretamente il golden power, inteso come “pulsante di stop” a un’eventuale operazione di acquisizione.

L’Italia inizia a fare sistema e a premunirsi contro eventuali azioni ostili: parliamo sicuramente di una buona notizia, dato che il nocciolo duro degli interessi centrali del sistema-Paese è condiviso trasversalmente tra forze politiche, apparati e istituzioni. Tale presa di consapevolezza è cruciale per garantire continuità all’attività del governo e delle istituzioni e preservare nelle fasi di tempesta i campioni nazionali, pilastri dello sviluppo economico e della proiezione nazionale. E capisaldi da difendere durante le fasi più dure di ogni crisi economica.

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