Da un po’ di mesi, molti investitori del settore high-tech statunitense stanno pensando di spostare i loro affari altrove. Tra questi, troviamo anche la regina delle imprese tecnologiche: Google è pronta ad abbandonare la Silicon Valley.
Secondo quanto riportato da Independent, Google starebbe concludendo un affare da 2,4 miliardi di dollari per acquistare uno stabile di un intero isolato nel Meatpacking District, nella zona Sud-Ovest di Manhattan, in quella che era una ex-fabbrica di Nabisco – il produttore di Oreo, ndr -.
La compagnia non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito, sebbene la notizia sia trapelata direttamente dal lato del contraente immobiliare, The Real Deal, che si appresta a concludere la più onerosa trattativa immobiliare che la città di New York abbia conosciuto. D’altronde, “Big G” è una delle imprese di maggior valore al mondo, con i suoi circa 133 miliardi di dollari, più della metà del PIL dell’Irlanda.
La nuova sede di Google si troverà dunque nella zona in cui già possiede i suoi uffici newyorkesi, a Chelsea Market, dove altre imprese high-tech hanno stabilito il loro quartier generale. Questa mossa da parte del colosso di Internet si colloca in una stagione di riconversione del settore tecnologico ed informatico americano, addirittura mondiale.
Molte imprese nate, cresciute e proliferate nella Silicon Valley, in California, stanno lentamente abbandonando la loro culla per migrare altrove. Il New York Times ha raccolto le testimonianze di alcuni grandi investitori del settore, che sebrano tutti orientati verso l’allontanamento dalla zona di San Francisco, a vantaggio proprio di New York.
La “Grande Mela”, infatti, ha da poco vissuto una grande espansione del settore high-tech, sia con una costellazione di piccole e medie imprese che vi hanno stabilito la propria sede, sia per i grandi nomi che stanno aprendo nuove sedi di lavoro in città. Facebook e Spotify, ad esempio, hanno da poco ampliato la loro presenza, mentre Amazon ha deciso di stabilire nella parte occidentale della città il secondo quartier generale statunitense della compagnia.
Il revisore dei conti dello stato, Thomas DiNapoli, ha stilato un report nel quale si parla di un incremento del 23% di imprese high-tech che lavorano a New York, per un totale di 7600 aziende del settore. Il salario medio dei loro impiegati ammonta a 147.300 dollari all’anno. Soldi con cui a New York si può vivere, mentre a San Francisco sarebbero decisamente pochi, visto l’elevatissimo costo della vita.
Molti imprenditori del settore, infatti, sembrano orientati verso l’abbandono della West Coast, decisamente troppo cara, e non attraente come un tempo. Patrick McKenna, il fondatore di High Ridge Venture Partners, ha dichiarato di essersi “stufato di San Francisco, è così costosa, intasata, e francamente, si vedono altre opportunità altrove”.
Le parole di molti imprenditori paiono collimare, decretando una sorta di fine della Silicon Valley. Molti, fino a cinque anni fa, non avrebbero scommesso su questa importante inversione di tendenza, eppure il trend dovrebbe proseguire a ritmi sostenuti, e per una grande concentrazione di imprese di ogni tipo, che costituisce una eccellente base di networking tra imprese e clienti, e per i costi più contenuti – nonostante New York non sia economica -, e perché le esigenze imprenditoriali hanno bisogno di rinnovamento.
New York così accentrerà un’altra importante componente del settore terziario americano, sebbene nessuno sembri “preoccupato” del fatto che l’ampliamento del settore tecnologico sulla costa Est degli Stati Uniti possa andare ad intaccare il principale segmento dell’economia della città, ovvero Wall Street ed il settore finanziario, il quale potrebbe anche ulteriormente giovare della presenza di imprese dai turnover impressionanti.