Uno degli elementi che potrebbe condizionare pesantemente la competizione elettorale negli Stati Uniti riguarda senza dubbio i processi a carico dell’ex presidente Donald Trump, candidato repubblicano vincitore delle primarie nonché sfidante dell’inquilino della Casa Bianca uscente, Joe Biden. Sono quattro, in particolare, i capi d’imputazione per i quali Trump è stato incriminato a gennaio nell’ambito del processo sull’assalto al Capitol Hill del 6 gennaio 2021, tra i quali l’accusa di essersi adoperato per rovesciare i risultati delle elezioni presidenziali del 2020 prima dell’insurrezione al Campidoglio da parte di una folla di suoi sostenitori. Il tycoon è inoltre accusato di aver tentato di impedire la transizione pacifica del potere. Ma le grane giudiziarie per il tycoon non si esauriscono qui: nelle scorse settimane, Trump è comparso in tribunale a Manhattan per affrontare il processo penale nel quale è accusato dall’arcinemico procuratore Alvin Bragg di aver falsificato i registri aziendali per destinare una somma di denaro all’attrice porno Stormy Daniels, in cambio del silenzio di quest’ultima circa una loro presunta relazione. Transazione che avvenne prima delle elezioni del 2016. In Florida, il Dipartimento di Giustizia ha presentato più di tre dozzine di capi d’accusa contro Trump, accusandolo di aver portato con sé illegalmente documenti top-secret dopo aver lasciato la Casa Bianca: non ultimo, in Georgia l’ex presidente è stato incriminato con l’accusa di aver tentato di sovvertire i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 2020 nello stato, al fine di ribaltare il risultato generale delle elezioni in cui trionfò Biden.
Immunità per Trump?
Giovedì 25 aprile la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha iniziato a esaminare l’argomentazione sollevata dai legali dell’ex presidente al fine di invalidare l’azione penale del consigliere speciale Jack Smith per ciò che concerne il processo relativo all’assalto a Capitol Hill. Forse il processo politicamente più rilevante, viste le accuse di rappresentare una “una minaccia alla democrazia” formulate da Joe Biden nei confronti del suo diretto avversario. Secondo i legali di Trump, quest’ultimo godrebbe dell’immunità totale per gli compiuti in qualità di Presidente degli Stati Uniti. Come riporta il Financial Times, la Corte Suprema ha cercato di tracciare i confini tra gli atti personali e quelli ufficiali di un presidente, suggerendo che la questione potrebbe essere rinviata ai tribunali di grado inferiore per valutare la natura delle azioni di Trump. L’impostazione della Corte potrebbe rappresentare una via di mezzo tra l’interpretazione del Dipartimento di Giustizia e quella dei legali dell’ex presidente, anche se potrebbe consentire al magnate repubblicano di guadagnare tempo prezioso prima delle elezioni di novembre. Non si tratta di una decisione semplice poiché potrebbe avere ripercussioni importanti che vanno oltre il caso specifico in questione. John Sauer, avvocato di Trump, ha dichiarato alla corte che permettere a un presidente di essere perseguito per le sue azioni ufficiali sarebbe “incompatibile con la nostra struttura costituzionale”. Non ci sarebbe “nessuna presidenza come la conosciamo” ha sottolineato. Al contrario Michael Dreeben, in rappresentanza del Dipartimento di Giustizia, ha spiegato che l’argomentazione degli avvocati del candidato repubblicano comporterebbe che gli ex presidenti diventerebbero immuni da “responsabilità penali per corruzione, tradimento, sedizione e omicidio”. In altre parole, si tratterebbe – secondo il Doj – di una palese forzatura.
Il dibattito all’interno della Corte Suprema
Se la giudice conservatrice Amy Coney Barrett è parsa scettica nei confronti della tesi dei legali di Trump, il collega Samuel Alito ha espresso le sue preoccupazioni sul fatto che un presidente possa essere perseguito politicamente se non fosse protetto dall’immunità, spiegando che il comandante in capo si trova in una “posizione particolarmente precari”. “Se un presidente in carica che perde un’elezione molto combattuta e fortemente contestata sa che potrebbe essere perseguito penalmente da un politico avversario, questo ci porterà in un ciclo che destabilizzerà il funzionamento del nostro Paese come democrazia” ha spiegato. Riflessione condivisa anche dal conservatore Brett Kavanaugh, che si è detto preoccupato delle implicazioni di una constatazione di assenza di immunità presidenziale, mentre i giudici vicini ai dem hanno cercato di confutare la tesi di Alito. La sensazione è che si voglia trovare un compromesso dove venga garantita una certa, ma non totale, immunità per il presidente. In buona sostanza, nessuno vuole affermare che il presidente è totalmente immune o che, al contrario, il presidente può sempre essere perseguito penalmente. Ciò che è certo, è che le implicazioni del caso vanno oltre il caso di Trump e riguardano il presente e il futuro degli Stati Uniti e il loro assetto politico e costituzionale. Sta di fatto che una parte delle accuse del procuratore speciale Jack Smith potrebbero essere ridimensionate o stralciate e il processo contro Trump potrebbe subire pesanti ritardi che gli consentirebbero, nel frattempo, anche di essere potenzialmente rieletto, qualora riuscisse a sconfiggere Joe Biden. Un vero incubo per i dem.