Boris Johnson appare vicino al capolinea politico dopo che la Bbc ha annunciato la sua imminente fuoriuscita dalla leadership del Partito Conservatore britannico e di conseguenza dal ruolo di premier. La tempesta è iniziata martedì 5 luglio quando Rishi Sunak Savid Javid, rispettivamente Cancelliere dello Scacchiere e Ministro della Sanità del governo conservatore da lui presieduto, sono usciti dall’esecutivo britannico. Lo scandalo legato all’ex Government Deputy Chief Whip, Chris Pincher, delle cui attitudini di molestatore sessuale Johnson sembra fosse a conoscenza da anni, potrebbe essere la pietra tombale sul suo governo.

Johnson sotto assedio

Nei mesi scorsi, BoJo era parso prossimo alla caduta, ma mai quanto in queste ultime giornate si è concentrata la tempesta perfetta su Downing Street. L’uscita di due degli uomini di peso del Partito conservatore dal governo ha prodotto una vera e propria slavina: nella giornata del 6 luglio si è registrata un’emorragia di esponenti conservatori dal governo, 32 per la precisione, tra cui diversi sottosegretari. L’uscita di un’altra ventina di membri ha portato, a inizio giornata del 7 luglio, l’emorragia a 50 esponenti.

Mike Freer ha lasciato il Ministero del commercio estero, contribuendo alla slavina. “Il Paese merita di meglio”, ha dichiarato il sottosegretario al Tesoro, John Glen, nella sua lettera di dimissioni.  A Glen hanno fatto seguito i sottosegretari Jo Churchill (all’Ambiente) e Stuart Andrew (all’Edilizia). “Possiamo e dobbiamo fare meglio di così”, ha aggiunto nella sua lettera di uscita dal governo la viceministra alla Giustizia responsabile per le carceri britanniche, Victoria Atkins, sottolineando come nel governo Johnson siano stati messi sotto terra, a suo avviso, “valori come integrità, rispetto e professionalità”. Il Guardian nota poi come i Conservatori stiano avendo grandi difficoltà a trovare parlamentari per ricoprire l’emorragia di ruoli nell’esecutivo che si sta aprendo ora dopo ora. Tanto che Nadhim Zahawi, chiamato ieri come Cancelliere dello Scacchiere al posto di Sunak, è dato addirittura in una delegazione arrivata a Downing Street per convincere BoJo alle dimissioni.

Rivolta contro Johnson

Tra i Conservatori è partita la rivolta di una schiera di parlamentari che fino a ieri erano fedeli alla leadership di Johnson, sono emersi sondaggi che vedrebbero il 69% dei cittadini britannici e la maggioranza assoluta degli elettori conservatori ostili alla sua permanenza a Downing Street, si è aggiunta alle critiche anche quella di Michael Gove, veterano della battaglia per la Brexit.

Gove, sottosegretario per le comunità e i governi locali del Regno Unito e per il miglioramento degli standard, ha esortato Johnson a dimettersi e non ha poi partecipato al question time alla Camera dei Comuni con il primo ministro che ha escluso nuove elezioni e ha dichiarato di voler continuare il suo mandato, in scadenza nel dicembre 2024.

La via per la caduta di Johnson potrebbe essere una convocazione del 1922 Committee che giudica i leader del partito e può forzare alle dimissioni un Primo ministro. Il Guardian rivela che il presidente della commissione, Sir Graham Brady, potrebbe convocare presto una riunione del comitato per far sì che le regole che impediscono una nuova votazione sulla fiducia prima di giugno 2023 siano modificate. All’inizio del mese scorso, infatti, Johnson aveva superato un voto di fiducia tra i parlamentari Tory con 211 voti favorevoli, ricevendone ben 148 contrari.

Se le regole fossero modificate in corsa presto un nuovo voto potrebbe esser convocato, e Johnson difficilmente sopravvivrebbe alla conta. Ma come si è arrivati fin qui? Dopo la schiacciante vittoria del dicembre 2019, il record dai tempi di Margareth Thatcher per i Conservatori, Johnson ha iniziato fin dai primi mesi della pandemia di Covid-19 a perdere colpi. E la crisi sul caso Pincher è solo l’ultima di una serie di picconate all’esecutivo.

Le dimissioni di Cummings, l’inizio di tutto

Dominic Cummings, nominato dal premier britannico suo Chief Advisor (capo consigliere) dopo l’ascesa al governo, e stratega della Brexit è stato il primo fuoriuscito eccellente. Si è dimesso da Downing Street nel novembre 2020, accusato di aver violato le regole anti Covid per andare a trovare la famiglia, dopo mesi in cui Johnson aveva con forza preso le sue difese.

Il 26 maggio 2020 il sottosegretario per la Scozia, Douglas Ross, si è dimesso dal governo in segno di protesta contro le mancate dimissioni di Cummings e, in quest’ottica, la strenua difesa di Cummings da parte di Johnson ha alienato diverse simpatie tra i Tory tradizionali nel partito. In seguito, il siluramento del “Bannon britannico” ha, a detta di molti, aperto la strada alla fuoriuscita delle rivelazioni più scabrose che hanno travolto il premier. Tra queste, il discusso Partygate.

Il caos Partygate

Il Partygate è stato rivelato nei mesi scorsi dopo lo scoop delle agenzie mediatiche britanniche che parlavano di feste e cocktail illegali organizzate nella sede del governo nel maggio 2020, mentre il Paese era nel pieno delle restrizioni anti-Covid. Cummings, a gennaio, ha dichiarato di aver avvertito BoJo in particolar modo su un cocktail organizzato il 20 maggio 2020 e a cui il premier avrebbe partecipato per circa una mezz’ora.

La dichiarazione di Johnson di aver mentito sul tema presentata alla Camera dei Comuni ha scatenato a inizio anno un terremoto politico. E tra fine 2021 e inizio 2022 si pensava che proprio il Partygate potesse essere la pietra tombale sul premier. La sconfitta alle suppletive di North Shropshire nel dicembre scorso, le dimissioni del ministro per la Brexit David Frost, suo storico fedelissimo, e una misteriosa rimozione di Johnson dal gruppo WhatsApp del gruppo parlamentare Tory già a dicembre hanno portato molti analisti a presagire tempi bui per il primo ministro. Scampato pericolo, in una prima fase, ma solo per poco.

La “strategia Thatcher” non paga

La reazione di Johnson è stata quella di spostare sul fronte esterno le tensioni. Contrasto totale alla Russia in Ucraina; sogno di una Global Britain autonoma e strategicamente capace di agire nel mondo nel quadro dell’alleanza con i Paesi anglofoni e la Nato; proiezione del contenimento a Mosca in ogni scenario di confronto; braccio di ferro con l’Unione Europea sull’accordo per la Brexit, proposta di modifica unilaterale del protocollo irlandese e sparate su possibili embarghi energetici; da ultimo, presentazione del sogno di un “nuovo Impero Romano” euromediterraneo centrato sull’alleanza con la Gran Bretagna dei Paesi mediorientali e nordafricani. Tutto ha cospirato perché BoJo provasse a seguire sul suo terreno la mossa di Margareth Thatcher di usare nel 1982 la Guerra delle Falkland per il consenso interno.

Non ha funzionato e, anzi, Johnson è stato travolto dalle critiche per il carovita, l’inflazione, il calo dei commerci, il rischio recessione. Questo ha inoltre dato il via libera a un’atomizzazione del Regno Unito sotto il profilo politico: la batosta presa da Johnson nel voto nordirlandese che ha premiato il Sinn Fein e la proposta di un referendum di indipendenza da parte della Scozia sono andati di pari passo con le critiche a BoJo dei conservatori operanti oltre il Vallo di Adriano.

Pincher, il colpo di grazia

Interrogato ai Comuni nel Question Time dal leader dell’opposizione, il laburista Keir Stramer, sulla sua conoscenza delle abitudini discutibili dell’ex Whip del Partito Conservatore Chris Pincher, Johnson oggi non ha risposto al leader della sinistra britannica sulla fiducia accordatagli nonostante avesse informazioni precise sul comportamento passato del suo ex pretoriano, accusato di aver molestato nel 2019 due colleghi in un club per uomini.

Johnson è stato accusato da Starmer di aver definito Pincher come “un palpeggiatore per natura” giocando sul suo cognome (“Pincher by name, pincher by nature“), ma non ha confermato né smentito sottolineando di non “voler trivializzare” la vicenda. L’imbarazzo tradisce che forse potrebbe essere troppo tardi per rimediare.

Il governo Johnson tramonta per implosione, e il premier non riesce a contenere i cocci dopo aver, per due anni e mezzo, parato ogni colpo. Ora la partita più importante sarà quella per capire chi, in ultima istanza, prenderà il posto di BoJo.

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