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Lo stesso copione di Gerusalemme si ripete anche per quanto concerne le alture del Golan. Circostanze simili quelle che accomunano le due questioni: entrambi territori occupati da Israele nel 1967, a seguito della guerra dei sei giorni, entrambe zone che la comunità internazionale non riconosce nelle mani dello Stato ebraico. Adesso Gerusalemme e Golan condividono anche un medesimo destino riguardo la posizione americana sulla regione: Washington infatti, dopo aver riconosciuto Gerusalemme quale capitale d’Israele spostando lì l’ambasciata, riconosce il Golan come territorio israeliano a tutti gli effetti.

Quando nasce la questione del Golan

Le alture del Golan costituiscono una regione collinare che dal lago di Tiberiade si estende verso nord. Con l’esplosione della questione palestinese e di quella relativa alla nascita dello Stato d’Israele, queste vaste lande iniziano a diventare territori molto “caldi”. Nella parte centrale delle alture del Golan, confluiscono i confini di Siria, Israele, Giordania e Libano, frontiere dagli equilibri fragili e dalle tensioni perenni. Nel 1967 i vertici dello Stato ebraico temono un’imminente invasione da parte di una coalizione di Stati arabi composta da Egitto, Siria e Giordania. Parte da Tel Aviv l’ordine di un attacco preventivo, ha inizio così la guerra dei sei giorni. L’esercito israeliano sul fronte siriano avanza proprio nelle alture del Golan.

Da allora la questione non è mai chiusa. Israele annette de facto i territori, che continuano però ad essere abitati in gran parte da popolazioni arabe. Per questo la Siria li richiede indietro e la comunità internazionale li riconosce quali territori occupati da parte di Tel Aviv, al pari della Cisgiordania o della striscia di Gaza prima dell’evacuazione delle colonie. Prima del conflitto del 1967, questo territorio appartiene al governatorato siriano di Quneitra, che oggi è quasi del tutto scomparso e compreso all’interno della zona occupata da Israele. Nel Golan non si spara più dal 1974, ma la regione torna ad essere importante sotto il profilo strategico con lo scoppio della guerra civile siriana. Islamisti e gruppi affiliati all’ex Fsa occupano il confine con Israele fino allo scorso mese di luglio, quando la zona torna sotto il controllo dell’esercito di Damasco.

Il riconoscimento Usa

Un Tweet nelle scorse ore sembra cancellare improvvisamente 52 anni di storia. Il presidente Usa Donald Trump infatti, usa il social per dare il via libera al progetto americano di riconoscimento delle alture del Golan quale territorio israeliano e non invece territorio siriano occupato da Israele: “È arrivato il momento che gli Usa – si legge sul Tweet del tycoon newyorkese – di riconoscere la sovranità israeliana sulle alture del Golan”. E c’è chi vede in questa mossa un possibile aiuto elettorale da parte di Trump nei confronti dell’alleato ed amico premier Benjamin Netanyahu. Il 9 aprile in Israele si vota e l’opposizione incalza, con il primo ministro uscente più in difficoltà rispetto ai mesi scorsi anche grazie ai guai giudiziari. Netanyahu infatti è indagato per corruzione, il suo Likud rischia di perdere preziosi seggi nel futuro parlamento. Trump dunque, dopo aver riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele, spera di aiutare l’attuale premier con una mossa che viene salutata positivamente soprattutto dai partiti della destra israeliana, sia religiosa che nazionalista.

Le reazioni internazionali

In tanti ovviamente non gradiscono la svolta del presidente Usa. Giudicata errata da alcuni, troppo frettolosa da tanti altri. La prima a reagire è ovviamente la Siria: da Damasco, un portavoce del governo riferisce all’agenzia Sana la propria contrarietà alle frasi ed ai propositi espressi da Donald Trump. “Le parole del presidente americano – si legge in una nota – non cambiano la verità, perché il Golan è e rimarrà siriano”. Per di più, una fonte del ministero degli esteri siriano afferma che quanto detto dal presidente Usa “viola molte risoluzioni internazionali”. Dello stesso parere anche il governo russo: “Le parole di Trump – si legge in una nota della Tass che riporta dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov – Rischiano di destabilizzare la regione. Pertanto è opportuno che esse rimangono solo una proposta”.

Anche l’Egitto condanna quanto affermato da Trump: “La propria posizione che considera il Golan siriano come un territorio arabo occupato non cambia”, è il testo di un comunicato del ministero degli esteri de Il Cairo. Stesso tenore di dichiarazioni dall’Iran: Teheran, storico e vitale alleato del governo di Assad, si schiera totalmente a favore della Siria e del suo “diritto a rivendicare il Golan”. Da Ankara arriva anche un commento del presidente turco Erdogan: “La disgraziata dichiarazione di Trump sulle Alture del Golan porta la regione alle porte di una nuova crisi”, dichiara il capo di Stato turco. Lo stesso Erdogan poi si lascia andare ad un’ennesima dichiarazione in cui si erge a paladino del mondo islamico: “Non permetteremo in nessun caso la legittimazione dell’occupazione del Golan”.

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