Israele continua a credere che prima o poi un attacco (probabilmente iraniano) colpirà il nord del Paese. E l’Home Front Command lancia l’allarme. Ci sono infatti oltre 150mila case nel raggio di 100 chilometri dal confine settentrionale che non sono protette in caso di lancio di razzi. A queste si aggiungono i due milioni e mezzo di israeliani senza garanzia di rifugio.
A riportarlo è il Jerusalem Post, che cita il presidente della commissione finanziaria della Knesset, Moshe Gafni. Il politico israeliano ha invitato il ministero delle Finanze a stanziare immediatamente i fondi necessari per l’installazione di un nuovo sistema di allarme in caso di attacco missilistico e una nuova rete di difesa anti-missile. Il tutto per la cifra di cinque o sei miliardi di shekel. Un budget enorme, se si pensa che attualmente ne sono previsti 150 milioni. Ma è vero che alzare il livello di guardia significa anche provocare un aumento del budget per la Difesa.
“Consideriamo un grave problema il fatto che il governo israeliano non sia preparato per un fenomeno con cui conviviamo tutti”, ha detto Gafni. “Quando c’è un conflitto nel Sud, tutti i sistemi funzionano” ha aggiunto. “Non ci arrenderemo: il sistema deve essere implementato anche nel Nord”.
Le cifre dell’Home Front
L’Home Front ha presentato questi numeri: “Entro un chilometro dal confine, a 413 case manca un rifugio interno; tra 1 e 4 chilometri, ne sono prive 4.250 case; tra 4-9 km, 12.160 non ce l’hanno. Nel raggio tra 9 e 20 km, ci sono 36mila case senza un luogo sicuro; tra 20 e 40 km, ce ne sono 100mila”.
Il rappresentante del ministero delle Finanze, Eli Bing, ha affermato che non esiste un budget per le camere di sicurezza interne alle case. Il budget dedicato alla fortificazione del Nord di Israele, a detta del funzionario, servirà a garantire che tutti i rifugi antincendio già esistenti siano in condizione di accogliere tutti.
Ma il problema, a detta di Golan Vach, capo della divisione che si occupa della fortificazione, è che i sistemi di allarme avvertono quando un razzo sta per cadere, mentre sarebbe necessario investire su un sistema che dia un preallarme di 15 o 20 minuti.
Si fortificano scuole e ospedali
Sha’altiel Rambam, responsabile per la preparazione alle emergenze del ministero dell’Istruzione, ha dichiarato che ci sono ancora 58 scuole nel nord che devono essere fortificate. I lavori per rendere più sicure le strutture procedono, ma le autorità locali vogliono più soldi.
Come le scuole, anche gli ospedali vengono fortificati. La maggior parte lo è già. Quelli che non lo sono, scrive il Jp, hanno programmi concordati con l’Home Front per garantire che i pazienti possano continuare a ricevere cure anche in caso di emergenza.
Il Golan e la guerra
Da sempre le alture del Golan sono considerate il terreno di scontro fra Israele e Iran qualora le forze iraniane dovessero decidere di attaccare il territorio israeliano.
La regione è stata annessa da Israele unilateralmente nel 1980, dopo l’occupazione seguita alla guerra dei Sei giorni e a quella dello Yom Kippur. Nonostante i ripetuti moniti della comunità internazionale, i governi israeliani hanno sempre respinto le richieste di ritiro. Per un breve periodo, Damasco e Tel Aviv avevano raggiunto un primo accordo per tentare un consegna della regione. Ma è tutto finito nel nulla.
E adesso, con la tensione esplosa fra Iran e Israele proprio sul fronte siriano, è difficile credere che le Israel defense forces (Idf) decidano di abbandonare quella regione e riconsegnarlo a Damasco. Non solo perché ormai ci vivono molte comunità di coloni ebraici, ma anche perché a livello strategico, le alture del Golan sono essenziali.
Tuttavia, resta il fatto che quello è un fianco scoperto. Israele si sta trasformando in una fortezza, ma i fronti di guerra aumentano e Benjamin Netanyahu non fa altro che incrementare i rischi del conflitto con la sua offensiva militare in Siria. Un conflitto che minaccia prima di tutto il popolo siriano e la stabilità della regione, ma anche la stessa popolazione israeliana. Perché è evidente che Israele non possa difendere perfettamente e in maniera omogenea tutto il proprio territorio.
L’attacco dell’Iran avverrà? Per ora non è mai avvenuto. E non sembra destinato ad avvenire. Tuttavia, dopo i raid israeliani contro le basi iraniane in Siria, i vertici militari di Teheran hanno giurato vendetta per i loro soldati caduti sotto le bombe. Per ora Israele ha colpito dai cieli del Libano e dal territorio israeliano senza ricevere risposte. Ma in questa guerra psicologica, anche rafforzare un fronte si traduce in una mossa. E per ora a colpire è stato solo uno Stato.
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