Prima Steve Bannon, poi George Soros. Nel giro strettissimo di pochi giorni, all’indomani del giuramento del governo pentaleghista di Giuseppe Conte, l’ex  chief strategist del presidente Usa Donald Trump e il finanziere, uno dei maggiori sponsor della campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016, sono arrivati nel nostro Paese per esprimere le loro visioni sul ruolo dell’Italia – soprattutto nei confronti dell’Unione europea e della Germania.

Da una parte Bannon, che con il suo deciso investimento sui “populisti” europei, tenta di indebolire l’Ue in funzione anti-tedesca ed è favorevole a una distensione con la Russia di Putin; dall’altra Soros, garante del pensiero “liberal” e globalista americano, che vede nell’Ue un progetto irrinunciabile e teme che il governo Conte strizzi l’occhio alla Russia. Due visioni opposte, che riflettono il dualismo interno agli stessi Stati Uniti. Nel mezzo di questo fuoco incrociato c’è il nostro Paese, proprio mentre Washington individua nella Germania il bersaglio privilegiato dei dazi al fine di ridurre il surplus commerciale tedesco.

Bannon e i “trumpisti” puntano sull’Italia per ridimensionare Berlino

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Steve Bannon si è espresso in maniera netta sul governo Conte e sul futuro dell’Ue: “Ci sarà un terremoto – ha osservato l’ex stratega di Trump -. Ancora non immaginate cosa possono fare insieme Cinque stelle e Lega. Il Financial Times ha evocato i barbari, i tedeschi vi hanno chiamato straccioni, Oettinger ha detto che i mercati vi insegneranno a votare. Ma chi semina vento raccoglie tempesta. Italia e Ungheria hanno mandato un messaggio chiaro, anche contro i migranti. È finita, come sono finiti i diktat di Bruxelles e il fascismo dello spread. E sull’euro dovranno decidere gli italiani. Presto avrete una confederazione di Stati liberi, non questa Unione Europea”.

Steve Bannon, dalla Casa Bianca alle vesti più congeniali di predicatore di un nuovo “nazionalismo” che sconfigga il globalismo imperante, è un noto arcinemico dell’Unione europea. “Bannon odia l’Unione europea – afferma Ben Shapiro, ex collaboratore di Breitbart – per lui è uno strumento del globalismo, il contrario di ciò che serve per migliorare la civiltà occidentale”. Per Bannon, che riprende in buona parte le teorie del  Clash of Civilations del politologo Samuel P. Huntington, è determinante preservare l’identità dell’Occidente “giudaico cristiano” contro le minacce che arrivano dall’Islam e dalla Cina. L’Ue, secondo la sua visione, è strumento debole e inefficace: “Da un lato c’è l’espansionismo dell’Islam, dall’altro quello della Cina”, ha detto ad un programma radiofonico nel 2016. “Sono determinati, sono arroganti. Sono in marcia. E pensano che l’Occidente giudaico-cristiano stia battendo in ritirata”.

Soros in difesa del progetto Ue

Il finanziere George Soros, fondatore dell’Open Society Foundations,  ha scelto la vetrina del Festival dell’Economia di Trento per replicare all’offensiva di Bannon dei giorno scorsi.  In una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, Soros ha ammesso che il progetto dell’Unione europea è in pericolo e va tutelato: “L’Ue è di fronte a un gran numero di problemi, ma l’Italia è diventato il pericolo più pressante perché minaccia i valori alla base dell’Ue”.

La disintegrazione dell’Europa, ha spiegato, “non è più solo una figura retorica; è la dura realtà. In conclusione, l’Unione europea è di fronte a un gran numero di minacce esterne e interne e ha poche possibilità di evitare la disintegrazione a meno che l’alleanza franco-tedesca tenga. La moneta unica ha molti problemi aperti e non bisogna permettere che questi distruggano l’Ue. Per risolverli, è importante riconoscerli. Coloro che danno addosso alla Ue non si rendono neanche conto di quanto perderebbero, se riuscissero nel loro intento”.

A differenza di Bannon, George Soros non vede di buon occhio un riavvicinamento dei Paesi europei – e dell’Italia – alla Russia di Putin. “C’è una stretta relazione tra Salvini e Putin. Non so se Putin effettivamente finanzi il suo partito ma l’opinione pubblica italiana ha diritto di sapere se Salvini è a busta paga di Putin”, ha osservato il finanziere, scatenando la dura reazione del ministro. Sui migranti il finanziere ha suggerito all’Ue di aiutare l’Italia al fine di non alimentare i “populismi”. L’Unione, secondo Soros, deve modificare “i regolamenti esistenti” e pagare “gran parte di quanto serve per integrare e sostenere i migranti bloccati in Italia in quantità così spropositate”. 

Berlino o Washington, l’Italia dovrà scegliere

Le dichiarazioni di Soros sui migranti sono state ampiamente condivise dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ora attende le prossime mosse del governo “populista” di Conte: “Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia, si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti. Abbiamo bisogno di un sistema comune dell’asilo e misure comparabili nella decisione su chi rimane e chi no”, ha affermato. 

Il nostro Paese potrebbe approfittare dello scontro in atto tra Berlino e Washington, cercando di recuperare qualche spazio di manovra. Molto dipenderà dalla strategia adottata dal nuovo governo. La domanda è: tenterà di “stringere ancor più il legame atlantico”, proponendosi come “il portatore degli interessi di Washington nell’Ue”, come auspicato da Fabio Squillante su Agenzia Nova, oppure si allineerà a Berlino? Le prossime settimane saranno decisive per comprendere la strategia del governo.