Lo scontro per il mar Mediterraneo va avanti ormai da mesi tra Navtex, accordi tra le parti per la riscrittura o il rafforzamento delle Zone economiche esclusive e tentativi di mediare tra Grecia e Turchia. Di recente il teatro del Mare nostrum ha accolto nuovi attori, tra cui gli Stati Uniti, che dopo aver sostenuto la Germania sul piano diplomatico hanno lanciato un chiaro avvertimento alla Turchia.

L’embargo su Cipro

Secondo quanto annunciato il primo settembre dal Segretario di stato americano, Mike Pompeo, a partire dal primo ottobre gli Usa sospenderanno per un anno l’embargo in vigore dal 1987 sulla vendita di armi a Cipro. Nello specifico, il governo di Nicosia guidato da Nicos Anastasiades potrà acquistare nuovamente “articoli non letali e sistemi di difesa” e il provvedimento potrebbe estere esteso ogni 12 mesi. L’embargo fu imposto dagli Usa all’isola nel 1987 con l’obiettivo di convincere la parte greca e quella turca a giungere a un accordo di pace, ma ad oggi non sono stati fatti progressi significati sul fronte della riunificazione. Nel suo annuncio, il segretario di Stato ha ricordato l’importanza per gli Usa che l’isola torni ad essere controllata da un unico governo: il Paese è infatti diviso tra Repubblica di Cipro (greca) e Repubblica di Cipro nord, in mano alla Turchia dal 1974 e riconosciuta solo da Ankara. Nel 1987, gli Usa volevano evitare che una diversa capacità militare tra le due Repubbliche potesse avere degli effetti negativi sulle trattative di pace, ma la strategia statunitense si è rivelata infruttuosa ed è stata per questo spesso criticata.

A proporre la sospensione dell’embargo sono stati i senatori Bob Menendez (partito democratico) e Marco Rubio (partito repubblicano), secondo i quali gli Usa devono intervenire in difesa del governo di Cipro, membro tanto della Nato quanto dell’Ue e ai ferri corti con la Turchia, i cui rapporti con Washington sono sempre più tesi. Ankara ha prontamente letto la mossa americana come una minaccia diretta alla sua politica di espansione nel Mediterraneo e ha minacciato ritorsioni. Il ministro degli Esteri ha infatti dichiarato che la decisione statunitense “avrà degli effetti negativi sugli sforzi per risolvere la questione di Cipro” e il governo turco si aspetta un pronunciamento della Nato sulla rimozione dell’embargo. Il funzionario ha anche aggiunto che “in un momento in cui si sta cercando di ridurre la tensione nel Mediterraneo, la decisione Usa avvelena la pace e la stabilità regionale” e che Ankara prenderà le misure necessarie per difendere la popolazione turca di Cipro.

Consapevoli di quale sarebbe stata la risposta turca, gli Usa hanno specificato che la fine dell’embargo non ha nulla a che vedere con la tensione crescente nel Mediterraneo. Ufficialmente, Washington punta ad aumentare le capacità di Cipro di contribuire alla sicurezza internazionale combattendo il traffico di armi nel Mediterraneo e partecipando con maggiore efficienza alle operazioni di ricerca e salvataggio.

La tensione nel Mediterraneo

Nonostante le giustificazioni fornite da Washington, la mossa americana arriva in un momento di particolare tensione nel Mediterraneo e può essere facilmente letta come un avvertimento nei confronti della Turchia. Come già detto, gli Usa fino ad oggi hanno sostenuto gli sforzi diplomatici portati avanti dalla Germania, ma i tavoli negoziali non sono riusciti a risolvere la situazione.

A fine agosto, la tensione era tornata a salire a seguito della diramazione di due diversi Navtex emanati prima dalla Turchia e poi da Cipro. Come già spiegato su InsideOver, Ankara aveva avvertito le altre imbarcazioni che fino all’11 settembre ci sarebbero state delle esercitazioni di artiglieria al largo della costa nord-occidentale di Cipro, ma Nicosia aveva risposto con un altro Navtex che invalidava quello turco. A spingere la Turchia ad emanare l’avviso erano state le esercitazioni tenutesi il 28 agosto tra le forze di Grecia, Italia, Cipro e Francia e che hanno fatto seguito a quelle tra Grecia e Francia di metà agosto.

Cuore della disputa tra Grecia e Turchia resta l’estensione delle Zone economiche esclusive, che Ankara vorrebbe rivedere, e lo sfruttamento delle risorse presenti nell’area intorno a Cipro. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vorrebbe trasformare la Turchia in un hub regionale del gas – soprattutto dopo la scoperta dei giacimenti nel mar Nero – ma l’esclusione dal Forum internazionale del gas e i limiti imposti dalla Grecia alle Zee turche pesano sulle mire del Sultano. La mossa americana si inserisce quindi in un contesto già complicato e di difficile risoluzione, facendo alzare ulteriormente la tensione nel Mediterraneo e rischiando di inasprire i rapporti tra Usa e Turchia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.