Gli Stati Uniti hanno intenzione di aumentare la loro presenza navale nel Pacifico occidentale come risposta all’aumento di tensioni nella penisola coreana. Il comandante delle operazioni navali, l’ammiraglio John Richardson, nel suo tour in Asia ha voluto ribadire l’impegno della marina Usa in quella specifica regione, confermando anche la volontà di spostare alcune navi dalle basi della California a quelle giapponesi, per aumentare la presenza di mezzi nell’East Asia. L’annuncio di Richardson, avvenuto durante un briefing a bordo della Uss Ronald Reagan, alla fonda nella base di Yokosuka, in Giappone, ha avuto un particolare risalto nella stampa asiatica, soprattutto in quella cinese. Se, infatti, la notizia data da Richardson è stata collegata alle crescenti tensioni con la Corea del Nord e all’utilità di un ricambio di mezzi specialmente a seguito degli incidenti occorsi alla Settima Flotta negli ultimi mesi, è chiaro che la maggiore presenza navale Usa nel Pacifico va letta anche nell’ottica di contrasto alla strategia cinese in quella regione.
Nell’ultimo documento pubblicato dalla Casa Bianca sulla National Security Strategy, la Cina è menzionata decine di volte come avversario strategico dell’America. Nonostante che nel testo si legga la volontà degli Stati Uniti di “continuare a cooperare con la Cina”, quello si evince, continuando la lettura, è che la Cina sia in realtà l’obiettivo primario della strategia di sicurezza dell’amministrazione di Donald Trump. “Gli investimenti infrastrutturali e le strategie commerciali della Cina rafforzano le sue aspirazioni geopolitiche” si legge nel documento. “I suoi sforzi per costruire e militarizzare avamposti nel Mar Cinese Meridionale mettono in pericolo la libera circolazione degli scambi commerciali, minacciano la sovranità di altre nazioni e minano la stabilità regionale”, prosegue il testo, che poi stabilisce quanto segue: “la Cina ha avviato una rapida campagna di modernizzazione militare progettata per limitare l’accesso degli Stati Uniti alla regione e fornire alla Cina una mano più libera. La Cina presenta le sue ambizioni reciprocamente vantaggiose, ma il dominio cinese rischia di sminuire la sovranità di molti stati nell’Indo-Pacifico”. In sostanza, fra i pilastri della politica di sicurezza americana nel Pacifico, il contrasto alla Cina è di primaria importanza. Importante a tal punto che viene inserita prima della Corea del Nord nell’elenco delle questioni sulla sicurezza americana nel Pacifico.
In questa strategia, il rafforzamento della marina militare Usa nel Pacifico occidentale, assume quindi un connotato ben differente rispetto a quello di deterrenza nei confronti di eventuali test o attacchi nordcoreani. E dimostra, inevitabilmente, che l’escalation di tensione in Corea giochi in realtà proprio a favore del Pentagono per legittimare l’incremento della presenza militare nell’East Asia. Come riporta anche il South China Morning Post, Song Zhongping, commentatore militare della Phoenix Television di Hong Kong, ha evidenziato in queste ultime ore che gli Stati Uniti stiano cercando di utilizzare la crisi nucleare della Corea del Nord per rafforzare la Settima flotta nel Pacifico occidentale spostando altre portaerei dalla Terza flotta, che verrebbero trasformati in una forza di supporto nella regione. “La marina cinese e l’aeronautica affronteranno sfide senza precedenti se gli Stati Uniti rafforzeranno il loro schieramento militare nel Pacifico occidentale” ha confermato Song alla tv di Hong Kong, “perché è probabile che il Pentagono schiererà da quattro a sei gruppi di portaerei nella regione”.
Quello a cui stiamo assistendo, è dunque a tutti gli effetti una militarizzazione del Pacifico occidentale in cui la Corea del Nord è, sostanzialmente, uno strumento. Gli Stati Uniti sanno che la Corea del Nord non ha intenzione di intraprendere una guerra, che si rivelerebbe effettivamente suicida. Tuttavia, consapevoli di questo stallo bellico, a Washington hanno trovato un metodo utile e molto proficuo per aumentare il numero di mezzi navali e la vendita dei propri sistemi di difesa a Giappone e Corea del Sud. È la Cina il vero obiettivo strategico degli Stati Uniti, ed anche la scelta di indicare la regione con il termine di “Indo-Pacifico” non va sottovalutata. Utilizzare questo termine per indicare la regione di riferimento nell’Asia occidentale, definisce anche la scelta strategica a favore dell’India, e la volontà di creare una cintura che dall’oceano Indiano arrivi fino al Giappone, includendo anche il Sudest asiatico e l’Australia. A Pechino ne sono perfettamente consapevoli, e proprio per questo stanno cercando di capire come risolvere la questione coreana prima che la loro strategia nazionale sia messa a repentaglio dalla militarizzazione del Pacifico.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



