“I curdi siriani sono degli ottimi partner”, ha dichiarato il Segretario di Stato Mike Pompeo durante un convegno all’Istituto ebraico per la sicurezza nazionale americana, come riportato da Kurdistan24.
“Stiamo anche lavorando per far in modo tale che i curdi abbiano un posto al tavolo dei negoziati di pace”, ha continuato Pompeo, proseguendo una lunga serie di dichiarazioni da parte degli Stati Uniti a favore dei curdi siriani.
La possibilità di sedersi al tavolo per negoziare il futuro politico della Siria è un evento che potrebbe segnare una svolta nel complicato risiko siriano e farebbe gioire non poco i leader di Qamishli.
Non sempre i rapporti curdi-Usa sono stati così distesi. In principio fu Donald Trump che allarmò i curdi, fedeli alleati Usa nella Siria del nord, quando dichiarò la sua volontà di voler lasciare la Siria per gli ingenti costi che la presenza a stelle e strisce doveva sostenere nell’armare e addestrare le Sdf, le Forze Democratiche Siriane, capeggiate dalle milizie curde delle Ypg.
Per di più, dopo la conquista di Raqqa ad opera proprio delle Sdf, supportate dai bombardamenti della Coalizione internazionale, il segretario alla difesa Mattis annunciò che gli Stati Uniti avrebbero ritirato l’artiglieria e si sarebbero lentamente disimpegnati in Siria.
Gli Stati Uniti rimasero alquanto tiepidi anche nel chiedere al loro alleato turco all’interno della Nato di frenare “l’Operazione Ramoscello d’Ulivo”, operazione dell’esercito di Ankara volto a conquistare il cantone curdo-siriano di Afrin, lasciando di fatto sole le Ypg a difendere il loro territorio.
Sembrava che Washington stesse lentamente abbandonando i curdi dopo averli utilizzati nella lotta contro l’Isis ma ora la Casa Bianca sarebbe invece pronta ad un vero a proprio cambio di rotta.
L’Alto rappresentante Usa per la Siria James Jeffrey, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato che Trump ha tutta l’intenzione di far rimanere in Siria i soldati americani ad alcune condizioni come la sconfitta finale dello Stato islamico e l’allontanamento di tutte le truppe iraniane presenti sul suolo siriano.
A supporto di questa dichiarazione è arrivato anche il Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, il falco John Bolton, che ha precisato che Washington non intende ritirarsi dalla Siria fino a che anche l’Iran non sia pronto a rimuovere le sue truppe.
Ora arrivano le dichiarazioni di Pompeo che, non solo elogia i curdi come partner affidabili, ma rilancia promettendo un posto al tavolo dei negoziati per la pace, rivendicazione da sempre nell’elenco delle richieste dei curdi siriani.
Il perchè dell’inversione a U dell’amministrazione americana ora è chiara: la preoccupazione di Washington e di Israele per la presenza di milizie iraniane sul suolo siriano. D’altra parte però è difficile pensare che le truppe iraniane lascino, su diktat americano, il suolo siriano dopo aver supportato in maniera decisiva l’esercito di Damasco, la Russia e le milizie Hezbollah contro i ribelli e jihadisti anti Assad.
Molto dipenderà dalle future mosse della Casa Bianca, dai negoziati con la Russia e dall’eventualità remota che Assad accetti la presenza di una potenza straniera avversa in territorio siriano.
In questa situazione di impasse politico a giovarci potrebbero essere proprio i curdi che, continuando ad avere gli Stati Uniti alle spalle, potrebbero reclamare la tanto auspicata autonomia amministrativa una volta finita la guerra civile.
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