Donald Trump ha formalizzato l’uscita degli Stati Uniti dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della sanità. Una decisione attesa quanto annunciata, che peraltro replica quanto già aveva già fatto il tycoon nel luglio 2020, che tuttavia è stata accompagnata dalla solita scia di polemiche. Trump ha definito l’OMS “corrotta” e l’ha accusata di aver truffato l’America, mentre cresce lo scetticismo in America – e non solo – sul reale valore di tali organizzazioni internazionali. In una dichiarazione diffusa nei giorni scorsi, l’organizzazione ha affermato di essere dispiaciuta della decisione degli Stati Uniti, sottolineando di aver “attuato negli ultimi 7 anni la più grande serie di riforme della sua storia, per trasformare la nostra responsabilità, l’efficacia dei costi e l’impatto nei Paesi”. Secondo Lawrence Gostin, professore di Diritto sanitario pubblico alla Georgetown University, il ritiro degli Usa potrebbe addirittura “gettare i semi per la prossima pandemia”. Ma è davvero così?
Chi finanzia l’OMS
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riceve il suo finanziamento da una mix di contributi obbligatori degli Stati membri e da donazioni volontarie, sia da Stati che da entità private. Nello specifico, l’OMS riceve circa il 54% del suo finanziamento dai contributi totali degli Stati membri, sia obbligatori che volontari. Circa il 20% del bilancio proviene da fondi non vincolati, che includono i costi di supporto al programma. Tuttavia, l’80% del bilancio è composto da contributi volontari vincolati, con una significativa porzione proveniente da donatori privati, incluse fondazioni filantropiche.
I maggiori donatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 2020 al 2021 (in milioni di dollari USA). FONTE: OMS
Cosa significa? Nel corso degli anni, i filantropi miliardari come Bill Gates sono diventati il secondo maggiore donatore dell’OMS, rendendo l’agenzia fortemente dipendente dal loro sostegno e altrettanto soggetta alla loro influenza. “L’OMS ha un budget annuale inferiore alle dimensioni di un singolo grande ospedale universitario negli Stati Uniti e un quarto del budget dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti”, ha spiegato a Euronews Lawrence Gostin, direttore del Centro di collaborazione dell’OMS per il diritto sanitario nazionale e globale.
“Attualmente, l’organizzazione ha il pieno controllo solo su circa un quarto del suo bilancio”, ha affermato Gostin. “L’OMS non può quindi stabilire l’agenda sanitaria globale e ha dovuto obbedire alle richieste dei ricchi donatori, non solo delle nazioni ricche in Europa e Nord America, ma anche di ricche organizzazioni filantropiche come la Fondazione Gates”.
Perché non c’entra (solo) la scienza
L’OMS viene citato come l’oracolo di Delfi, come la “Scienza”. Ma l’OMS è un ente politico, senza Nomos, e fa politica internazionale, influenzata dagli Stati – e dagli attori non statali – che lo finanziano. Come scrive anche il Financial Times, infatti, sono gli interessi geopolitici a “plasmare le sue azioni”. Nel 1955 l’OMS fu coinvolta nella lotta ideologica occidentale contro l’Unione Sovietica quando l’Assemblea mondiale della sanità, l’organo decisionale dell’Oms, “votò per un programma di eradicazione della malaria promosso dagli Stati Uniti e dai suoi alleati”.
A proposito dell’influenza dei suoi donatori, come abbiamo già rilevato in tempi non sospetti su InsideOver, citando un’inchiesta di Politico, l’influenza di Gates sull’Oms è un problema. “Il risultato è che le priorità di Gates sono diventate quelle dell’Oms. Piuttosto che concentrarsi sul rafforzamento dell’assistenza sanitaria nei paesi poveri – ciò aiuterebbe, a loro avviso, a contenere futuri focolai come l’epidemia di Ebola – l’agenzia spende una quantità sproporzionata delle sue risorse in progetti che Gates preferisce, come lo sforzo per sradicare la poliomielite”. Infatti, Bill Gates “viene trattato come un capo di stato, non solo all’OMS, ma anche al G20W”spiega un rappresentante di una Ong con sede a Ginevra in riferimento al fondatore di Microsoft.
L’influenza di “Big Pharma” e dei lobbisti
Già una decina di anni fa, infatti, quando Gates iniziò a investire ingenti risorse per l’eradicazione della malaria, i massimi funzionari dell’Organizzazione mondiale della Sanità – incluso il capo del programma della malaria dell’ente dell’Onu – sollevarono preoccupazioni sul fatto che la fondazione “distorcesse” le priorità dell’ente. Come ha ricordato anche Andrea Muratore, a tal proposito si può citare l’impegno che nello scorso decennio venne messo in campo sia dai laboratori di ricerca della Gates Foundation sia dall’OMS nei confronti della polio, malattia quasi scomparsa nel mondo occidentale ma che ancora vessava i Paesi africani. A livello di casi annuali, mortalità e difficoltà nel contrasto, però, ha sempre presentato meno criticità rispetto alla lotta contro un nemico ben più difficile da eradicare come l’Aids.
Tuttavia, dal 2016 in avanti gli sforzi economici sia della Gates Foundation prima sia dell’Oms poi si sono concentrati principalmente contro la polio (come si può evincere dal bilancio annuale 2019 della società nordamericana). Non solo: nel 2020, 8 dei 15 membri scientifici del gruppo consultivo strategico di esperti dell’OMS hanno dichiarato, come sono obbligati a fare per legge, un’affiliazione con la Fondazione Gates o altri giganti del settore farmaceutico. Il vero problema, dunque, non è Donald Trump, ma quanto influenti possano essere i lobbisti di “Big Pharma” e le fondazioni private nel processo decisionale dell’OMS.