Non solo il personale dell’ambasciata e degli uffici di Baghdad ed Erbil, ma anche dipendenti della ExxonMobil, una delle compagnie americane più importanti nel settore petrolifero che in Iraq opera da diversi anni. La strategia Usa di evacuazione dei propri cittadini dal Paese mediorientale coinvolge dunque anche le proprie aziende private, con la protesta da parte del governo iracheno che giudica eccessiva e dannosa per la propria economia.
baghdad: “reazione usa incomprensibile”
“La decisione della compagnia energetica statunitense ExxonMobil di ritirare per ragioni di sicurezza il proprio personale impiegato nel giacimento di petrolio di West Qurna 1 è inaccettabile ed ingiustificata”: a dichiararlo è il ministro del petrolio iracheno Thamer al Ghadban. Da Baghdad le reazioni alla decisione del colosso Usa, che a sua volta riprende le indicazioni della Casa Bianca sulla sicurezza in Medio Oriente, sono di incredulità: “L’evacuazione temporanea degli impiegati, nonostante il numero esiguo – prosegue il ministro, come riporta AgenziaNova – non ha nulla a che fare con la situazione di sicurezza o con presunte minacce ai giacimenti del sud dell’Iraq. Dietro ci sono ragioni politiche”.
I dipendenti della ExxonMobile che adesso si trovano negli Emirati Arabi Uniti sono 60: così come dichiarato da alcune fonti irachene ad Al Arabiya, la produzione dagli stabilimenti al momento non è diminuita e non risultano particolari ripercussioni nel lavoro interno ai giacimenti. Ma il governo dell’Iraq teme delle conseguenze non indifferenti: ha bisogno dell’estrazione e vendita di petrolio per avere quei guadagni necessari alla ricostruzione, non può permettersi cali di produzione o dare l’immagine di Paese in difficoltà sotto il profilo della sicurezza. Per questo da Baghdad si chiede una rettifica della decisione sia della ExxonMobile che del governo americano.
La strategia usa in iraq
Già la settimana scorsa da Washington il Dipartimento di Stato emana un decreto in cui consiglia ai propri cittadini che lavorano presso l’ambasciata di Baghdad ed il consolato di Erbil, di lasciare il Paese. Questo perchè, a livello generale, gli Usa temono ritorsioni contro propri obiettivi strategici in Iraq per via dell’aumentare della tensione con l’Iran. Proprio domenica il New York Times fa presente di un piano del Pentagono per inviare 120mila militari Usa nella regione del Medio Oriente in caso di necessità di difesa dei propri obiettivi.
Ma a questa possibilità, sia negli Usa che in Medio Oriente, sono in tanti a non credere: l’attuale escalation, è il pensiero di fonti sia di Washington che di Baghdad, non è detto coinvolga l’Iraq e né obiettivi americani in Iraq. Per adesso però, dal Paese mesopotamico è autentica fuga dei cittadini statunitensi.
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