La diplomazia statunitense consolida la propria presenza in Estonia. Oltre alla visita del vice-presidente Mike Pence dello scorso 30 luglio, negli ultimi mesi si sono moltiplicate, infatti, le missioni diplomatiche dei politici americana nella repubblica baltica confinante con la Russia. Il senatore John McCain ha guidato una delegazione del Congresso in Estonia lo scorso dicembre e così ha fatto anche il senatore Lamar Alexander. A marzo era toccato all’alto generale della Nato seguito, subito dopo, dal presidente della Camera Paul Ryan nel mese di aprile. L’ex presidente Barack Obama visitò Tallinn nel settembre 2014. Perché mai agli Stati Uniti interessa così tanto un paese che conta a malapena 1 milione e 300 mila abitanti? La risposta è semplice, e fa parte di quella strategia che vuole militarizzare i confini orientali della Nato in chiave anti-russa. 

Non a caso l’Estonia ha appoggiato in tutte le sedi l’imposizione di sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa, benché queste ultime abbiano avuto un impatto assai negativo sul comparto agricolo del paese. 

Il tour di Pence nei Paesi baltici

Nel discorso ufficiale pronunciato a Tallinn, presso il quartier generale delle forze armate, il vice-presidente Usa Mike Pence ha ribadito la volontà di Washington di supportare i governi baltici: “Sotto la presidenza Trump, la politica degli Stati Uniti è quella di rimettere al centro la sicurezza e la prosperità dell’America. Ma, come il presidente ha chiarito, e come la mia presenza qui oggi dimostra, America First non significa che gli Stati Uniti vogliano isolarsi” – ha detto Pence.

“Nel mio incontro di oggi con i leader degli Stati baltici, ho dato loro lo stesso messaggio che sono qui a consegnare a ciascuno di voi: gli Stati Uniti sono dalla vostra parte. Gli Usa sono dalla parte delle nazioni e delle persone degli Stati baltici – e lo saremo sempre. Per gran parte di quest’ultimo secolo appena trascorso, le vostre nazioni erano bloccate dietro la cortina di ferro. Quel regime comunista ha rappresentato tutto ciò che i popoli liberi rifiutano. Ha cercato di sradicare la vostra identità, le vostre tradizioni, la vostra lingua, ciò che voi siete – e i legami con la famiglia e la fede. Ma in tutti questi decenni di brutale occupazione – prosegue – sono orgoglioso di dire che gli Stati Uniti d’America non hanno mai accettato le rivendicazioni illegittime dell’Unione Sovietica sui tre Stati baltici. La vostra perseveranza ha ispirato nazioni libere in tutto il mondo, ed è un onore stare dalla vostra parte”.

Messaggio a Putin (e a Trump?)

Il vice-presidente Usa si conferma l’elemento più critico dell’amministrazione Trump verso il Cremlino e ostile alla tanto paventata riappacificazione tra le due potenze, complicatasi con lo scandalo Russiagate e con le nuove sanzioni contro Mosca volute dal Congresso americano: “In questo momento – afferma Pence in Estonia – la Russia continua a ridisegnare i confini internazionali con la forza, minando la stabilità di democrazie sovrane, mettendo le nazioni libere dell’Europa l’una contro l’altra. Il Presidente Trump ha chiesto alla Russia di cessare le sue attività di destabilizzazione in Ucraina e di interrompere il suo sostegno a regimi ostili come la Corea del Nord e l’Iran. Anche con Trump, gli Stati Uniti continueranno a ritenere la Russia responsabile di queste azioni – e invitiamo i nostri alleati e amici europei a fare altrettanto”.

Le esercitazioni della Nato sui confini orientali

L’Alleanza Atlantica sta esercitando una strategia aggressiva nei confronti della Federazione Russa. A dimostrarlo, le innumerevoli esercitazioni militari svolte dalla Nato nelle ultime settimane, proprio al confine con la Russia. Come rileva Manlio Dinucci, “dall’1 al 16 giugno si è svolta nel Mar Baltico, a ridosso del territorio russo ma con la motivazione ufficiale di difendere la regione dalla ‘minaccia russa’, l’esercitazione Nato Baltops con la partecipazione di oltre 50 navi e 50 aerei da guerra di Stati uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia e altri paesi tra cui Svezia e Finlandia, non membri ma partner della Alleanza”.

Contemporaneamente, dal 12 al 23 giugno, “si è svolta in Lituania l’esercitazione Iron Wolf che ha visti impegnati, per la prima volta insieme, due gruppi di battaglia Nato ‘a presenza avanzata potenziata’: quello in Lituania sotto comando tedesco, comprendente truppe belghe, olandesi e norvegesi e, dal 2018, anche francesi, croate e ceche; quello in Polonia sotto comando Usa, comprendente truppe britanniche e rumene”. La visita diplomatica di Pence in Estonia è la conferma di una strategia molto aggressiva della Nato adottata in tutti i Paesi ex sovietici. 

Va ricordato, inoltre, che l’Estonia partecipa attivamente in tutte le missione della Nato, dall’Afghanistan – dove ha schierato 160 soldati – al Kosovo e all’Iraq, dove ha preso parte all’operazione Iraqi Freedom