La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

In considerazione delle crescenti tensioni con la Cina, gli Stati Uniti stanno prendendo provvedimenti per assicurarsi una costante disponibilità di minerali rari essenziali per l’industria, non solo bellica.

Già a poche settimane dalla sua elezione, il presidente Joe Biden aveva siglato un ordine esecutivo riguardante la catena di approvvigionamento di “beni essenziali e critici per la sicurezza del Paese” che riguardava, tra medicinali e cibo, i chip dei computer facendo riferimento, più in generale a due settori fondamentali dal punto di vista geopolitico, ovvero quello delle batterie di grande capacità (utilizzate nei veicoli elettrici) e delle Terre Rare, indicate come “minerali critici” essendo “parte essenziale della Difesa, dell’high-tech e di altri prodotti”.

Queste particolari risorse minerarie – insieme al litio, il cobalto e ai metalli del gruppo del platino (Pgm) – sono infatti necessarie per costruire turbine eoliche, pannelli solari e batterie per l’accumulo di elettricità utilizzate nei veicoli elettrici e per lo stoccaggio dell’energia immessa in rete. Le Terre Rare in particolare sono elementi essenziali per la Difesa, essendo utilizzate, ad esempio, nella componentistica dei radar di nuova generazione, nei sistemi di guida, e nella stessa avionica dei caccia di ultima generazione.

L’ordine includeva una direttiva per il Dipartimento della Difesa di presentare un rapporto che identificasse i rischi nella catena di approvvigionamento di minerali critici. A sua volta questa decisione si è basata su un precedente provvedimento del 2020, voluto dall’ex presidente Donald Trump, che autorizzava sovvenzioni e garanzie sui prestiti nell’approvvigionamento di minerali rari e indispensabili per l’industria nazionale.

Ora, a margine di quell’atto che riteniamo avrà pesanti ripercussioni globali, il Dipartimento della Difesa ha presentato al Congresso Usa una proposta per autorizzare un finanziamento per il 2023 di più di 235 milioni di dollari per rimpinguare i magazzini nazionali di minerali critici, come titanio, tungsteno e cobalto.

Risulta, infatti, che il Congresso abbia autorizzato nei decenni passati vere e proprie svendite delle riserve minerarie nazionali ai privati; riserve che sono passate da un valore di 42 miliardi di dollari odierni nel 1952, 888 milioni lo scorso anno. Queste riserve sono gestite dalla Defense Logistics Agency e finanziate dal Dipartimento del Tesoro.

Secondo i legislatori statunitensi, le scorte, di questo passo, non saranno sufficienti per soddisfare i bisogni della Difesa entro il 2025. Queste vendite, in dettaglio, hanno riguardato 3mila tonnellate di titanio, utilizzato nella costruzione di cellule di velivoli militari, e 34mila tonnellate di minerali e concentrati di tungsteno, utilizzati nei motori a turbina militari e nelle munizioni perforanti. Hanno anche incluso più di 9mila tonnellate di tantalio, utilizzato nell’elettronica, oltre a 11mila tonnellate di cobalto e 62mia di alluminio. Sebbene questi prelievi fossero giustificati dalle contingenze dei decenni passati, soprattutto negli ultimi 25 anni quando il Dipartimento della Difesa si concentrava principalmente sull’antiterrorismo e la counterinsurgency, le scorte attuali sono inadeguate per soddisfare i requisiti della competizione tra grandi potenze e non sono più in grado di coprire le esigenze della Difesa in caso di interruzione della catena di approvvigionamento, possibilità che Washington teme per le particolari contingenze.

La Cina, infatti, detiene il monopolio di gran parte del mercato globale dei minerali delle Terre Rare, sollevando la prospettiva che Pechino possa interrompere l’accesso a questi minerali critici in caso di conflitto con gli Stati Uniti. Nonostante gli Usa abbiano riserve importanti, e possano affidarsi all’Australia per un’altra risorsa fondamentale, come il litio, è Pechino ad essere il leader nella produzione e lavorazione di questi elementi. È risaputo infatti che la Cina oltre a detenere tra i più grandi giacimenti di questi minerali, fornisce il 97% del loro totale mondiale in quanto è in grado di riprocessare il materiale grezzo trasformandolo in sfruttabile. La Cina inoltre possiede la più grande riserva al mondo di titanio ed esporta una quantità significativa di tungsteno negli Stati Uniti. Pechino domina anche il commercio minerario nei Paesi in via di sviluppo, avendo messo le mani sulle miniere all’estero e intervenendo direttamente nella filiera di raffinazione: ad esempio controlla il 70% del cobalto estratto nella Repubblica Democratica del Congo, il più grande fornitore mondiale di questo metallo.

Secondo quanto riferito, negli Stati Uniti è stata introdotta anche una normativa per creare una riserva separata di Terre Rare limitando l’uso di minerali di provenienza cinese nella tecnologia del settore della difesa. In questo caso la riserva mineraria aggiuntiva sarebbe simile alla Strategic Petroleum Reserve, preposta a immagazzinare le riserve petrolifere statunitensi. La proposta ha trovato il consenso del Segretario all’energia Jennifer Granholm, che ha elogiato l’idea durante un’audizione della Commissione per i servizi armati del Senato, quindi molto probabilmente il finanziamento richiesto verrà messo a bilancio, ma non sarà semplice cambiare la situazione attuale. La nascita di nuove infrastrutture per la “raffinazione” del minerale grezzo richiederà tempo – e investimenti – inoltre l’approvvigionamento dello stesso si scontra con la geologia: le risorse minerarie, i giacimenti, non sono mobili, pertanto quei Paesi in cui è possibile coltivare nuove riserve si troveranno nel mirino di due giganti dalle finalità opposte con la Cina che cercherà di conservare il suo monopolio da usare come strumento di ricatto internazionale, e gli Stati Uniti che cercheranno di contrastarlo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.