Prima lo scandalo sull’e-commerce partita dal colosso Coupang (ne abbiamo parlato qui), poi le crescenti tensioni riguardanti l’approccio da utilizzare per tenere a bada la Corea del Nord, infine una mezza lite sulla condivisione delle informazioni riservate su Pyongyang. I rapporti tra Corea del Sud e Usa non stanno attraversando un momento sereno. I due alleati si stanno infatti scontrando su almeno tre dossier caldissimi, l’ultimo dei quali coinvolge l’intelligence statunitense e le armi di Kim Jong Un. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scrivono i media sudcoreani, è stata la rivelazione pubblica di un presunto sito nucleare nordcoreano da parte del ministro per l’Unificazione di Seoul.
Lo corso marzo, Chung Dong Young ha riferito ai parlamentari che la Corea del Nord gestiva impianti di arricchimento dell’uranio a Kusong, un’area nordoccidentale del Paese che fino a quel momento non sarebbe mai stata confermata ufficialmente come sito nucleare (a differenza degli impianti già noti di Yongbyon e Kangson).
Quella del ministro Chung, a detta dei funzionari di Washington, sarebbe stata una divulgazione non autorizzata di un contenuto sensibile. Da qui la drastica decisione degli Usa, che hanno imposto restrizioni parziali alla condivisione di informazioni satellitari sulla tecnologia di Pyongyang. Non ci sarebbero invece state ripercussioni sulla sorveglianza dell’attività missilistica del Nord, né sarebbe stata messa in dubbio la prontezza operativa delle forze armate dei due alleati.
Cosa succede tra Usa e Corea del Sud
Pare che i funzionari statunitensi abbiano protestato per la divulgazione non autorizzata di informazioni sensibili. La vicenda è ancora avvolta nella nebbia, visto che i media sudcoreani continuano a parlare di questo divieto parziale, mentre nessuna agenzia Usa ha fin qui confermato ufficialmente le restrizioni.
Gli Stati Uniti hanno approfittato di quanto accaduto in Corea del Sud per avvertire gli alleati di prestare attenzione alla gestione delle informazioni di intelligence condivise. A poco sarebbe servita la difesa dello stesso Chung, secondo cui le sue affermazioni si basavano su notizie di pubblico dominio e su report di think tank. Il ministro ha quindi definito “profondamente deplorevole” il fatto che la sua spiegazione politica sia stata definita una fuga di notizie. “Si tratta di informazioni pubbliche”, ha proseguito ancora Chung, che aveva già parlato di Kusong nel corso di un’audizione del 2025 senza che emergessero polemiche.
Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, la cui amministrazione sta perseguendo un approccio conciliante nei confronti della Corea del Nord, ha appoggiato il suo ministro. “Qualsiasi affermazione o azione basata sul presupposto che il ministro Chung abbia fatto trapelare informazioni classificate fornite dagli Stati Uniti è errata. Devo esaminare attentamente il motivo per cui si sta verificando una situazione così assurda”, ha scritto Lee su X.
Un’alleanza che scricchiola
Da quando Lee è tornato al governo, l’alleanza tra Corea del Sud e Stati Uniti ha mostrato diverse faglie di rottura. Il quotidiano progressista sudcoreano Hankyoreh, per esempio, ha fatto presente che Washington non sarebbe soddisfatto di alcune misure recentemente approvate a Seoul. Agli Usa non piacerebbe una legge in fase di approvazione che concederebbe al governo del Sud l’autorità sull’accesso alla Zona demilitarizzata, un’area attualmente gestita esclusivamente dal comando Onu a guida statunitense e situata al confine tra le due Coree.
Di recente, inoltre, Donald Trump si è lamentato del fatto che la Corea del Sud “non abbia aiutato” gli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. A marzo, gli Usa hanno ritirato un numero imprecisato di missili intercettori Thaad – un elemento chiave del sistema di difesa aerea sudcoreano – per ridispiegarli in Medio Oriente, una mossa che non è piaciuta al governo Lee, soprattutto a causa dell’alto prezzo pagato dai coreani per il loro mantenimento (in primis in termini diplomatici con gli altri Paesi della regione).
“Il governo degli Stati Uniti si aspetta che tutti i nostri partner proteggano le informazioni sensibili statunitensi condivise tramite canali privati”, ha tagliato corto un anonimo funzionario statunitense al Financial Times. Secca la replica di una fonte vicina all’ufficio presidenziale sudcoreano: “A quanto mi risulta, le dichiarazioni del ministro dell’Unificazione sono state spiegate in modo esaustivo alla parte statunitense”.