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É passato quasi un anno dall’annuncio del riconoscimento degli Stati Uniti della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Da allora sono cambiate molte cose, a partire dal colore dell’amministrazione statunitense. Non c’è più il repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca, bensì il democratico Joe Biden. Ma la posizione di Washington sulla questione è rimasta immutata. A ribadirlo è stato martedì il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Il capo della diplomazia americana ha ricevuto il suo omologo marocchino, Nasser Bourita. Dopo il colloquio, è stato lo stesso Blinken a confermare, tra le altre cose, il pieno sostegno all’iniziativa del Marocco sullo status del Sahara Occidentale.

La conferma dei rapporti solidi tra Usa e Marocco

Il dossier relativo al Sahara Occidentale è tra i più delicati riguardanti l’Africa. La regione, dopo l’abbandono della Spagna del 1974, è rivendicata dal governo di Rabat. Tuttavia le autorità marocchine da quasi mezzo secolo si scontrano con le velleità del Fronte del Polisario, gruppo indipendentista la cui sede è stanziata nei campi profughi della provincia algerina di Tindouf. Fino al 1991 il Sahara Occidentale è stato scenario di una guerra conclusa solo con un cessate il fuoco mediato dall’Onu. Il Palazzo di Vetro ha avviato da allora la missione Minurso il cui compito è quello di evitare nuovi scontri e organizzare un referendum sull’indipendenza. Una consultazione tuttavia mai realizzata. Negli ultimi mesi la situazione sul campo è mutata. Il Polisario considera terminato il cessate il fuoco e si sono registrati alcuni scontri lungo le linee di contatto. In questo contesto è intervenuto un importante cambiamento anche sul fronte politico.

L’11 dicembre 2020 l’allora presidente Usa Donald Trump ha annunciato il riconoscimento, da parte di Washington, della sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. Una scelta che ha avuto come base la proposta di Rabat, depositata all’Onu già nel 2007, sull’ampia autonomia da concedere alla regione in cambio però della definitiva proclamazione della sovranità marocchina. Una mossa importante, considerando che fino ad allora Washington considerava la presenza del Marocco solo de facto ma non de jure. L’annuncio dello scorso anno è stato seguito anche da un altro importante accordo, quello che ha previsto la normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele. “Continuiamo a considerare il piano di autonomia del Marocco come serio, credibile e realistico – ha dichiarato martedì il segretario di Stato Blinken – Riteniamo importantissimo il patto tripartito con Israele che ha sancito il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale”. Ed è forse questa la notizia più importante per Rabat: nonostante il cambio di amministrazione, la linea di Washington sul dossier è rimasta la stessa. Una circostanza, alla vigilia della visita di Bourita nella capitale Usa, non affatto scontata.

La proposta marocchina sull’autonomia

L’idea di Rabat per lo status della regione parte da un principio: avere il riconoscimento internazionale della sovranità. Il compromesso consiste nel concedere ampia autonomia nella gestione politica e amministrativa alle future autorità del Sahara Occidentale. In questo modo, secondo il governo del Marocco, si salvaguarderebbero gli interessi delle parti. Da un lato quello marocchino di vedere nella regione una parte integrante del proprio territorio, dall’altro quello delle popolazioni Saharawi di veder riconosciuta una certa autonomia politica. La proposta è risalente al 2007, ma è sempre stata ritenuta valida e attuale sia da Re Mohammed VI che dai vari governi che si sono succediti a Rabat negli anni. Il consiglio di sicurezza dell’Onu, nel rinnovare la missione Minurso, anche quest’anno ha giudicato valida la proposta sull’autonomia.

Se da un lato gli Stati Uniti hanno espresso il sostegno al progetto di Rabat e al riconoscimento della sovranità del regno, per il momento non sono arrivati chiari segnali in tal senso dall’Unione Europea. Nei mesi scorsi il ministro degli Esteri Bourita ha esortato Bruxelles a prendere posizione. Contrario alla proposta è ovviamente il Fronte del Polisario. I contrasti tra il gruppo e le autorità marocchine hanno avuto conseguenze anche nei rapporti tra Rabat e alcuni Paesi vicini. A partire da quelli con l’Algeria, accusata di continuare a sostenere il movimento indipendentista. Non sono mancati contrasti anche con la Spagna, rea secondo il Marocco di aver ospitato il leader del Polisario, Brahim Ghali, per delle cure mediche dovute ai postimi del Covid. L’incontro di martedì tra Bourita e Blinken potrebbe essere alla base di nuove future iniziative diplomatiche.