Non solo il volo Bengasi-Roma-Bengasi di un misterioso Falcon che era presente all’aeroporto di Ciampino lunedì scorso. C’è un altro aereo, sempre dello stesso modello, che ha avuto un percorso diverso ma la stessa base di partenza: Bengasi. Ma questa volta la rotta puntava più a nord, direzione Parigi.

A rivelarlo è sempre Repubblica che, seguendo i tracciati di Flightradar, ha ricostruito un altro viaggio degli uomini di Khalifa Haftar, che in base al monitoraggio dei voli sembra siano atterrati nella capitale francese giovedì 4 aprile per poi ripartire dall’aeroporto di Orly l’alba del giorno dopo. E l’Eliseo ha confermato al quotidiano italiano che “degli emissari di Haftar sono venuti”. Anche in questo caso, c’è chi parla di Saddam Haftar, il figlio del generale, quello che secondo le indiscrezioni sarebbe stato anche a Roma per incontrare il figlio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ma c’è un altro aereo misterioso tracciato dai radar sulla rotta Francia-Libia: un jet decollato a un aeroporto secondario di Lione ed è atterrato a Bengasi dopo aver sorvolato per lungo tempo i cieli della Cirenaica: forse in missione di ricognizione.

Le domande sorgono spontanee: dopo il sostegno malcelato dei francesi per l’uomo forte della Cirenaica, che cosa ci faceva l’alta delegazione di Haftar a Parigi? Il sospetto è che quell’incontro arrivato dopo la visita degli emissari a Roma serva per dare e ottenere garanzie. La Francia vuole vederci chiaro: ha sostenuto Haftar in ogni modo, anche bloccando la condanna Ue alle operazioni dei suoi miliziani (anche se Parigi nega qualsiasi tipo di “boicottaggio”), ma adesso potrebbe sfuggirgli di mano.

L’Eliseo infatti teme che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti abbiano preso il sopravvento sui piani dell’Esercito nazionale libico. E adesso il generale può diventare una scheggia impazzita tanto che la francia vuole iniziare a far vedere di avere ancora il polso della situazione anche per non perdere la leadership sulla possibile futura transizione libica in cui è chiaro che Emmanuel Macron abbia giocato tutte le sue carte.

Dalla Francia continuano a negare qualsiasi sostengo diretto ad Haftar. Parlano di un sostegno a entrambe le parti in causa, di volontà di arrivare a una pacificazione, di sostegno all’operato delle Nazioni Unite e dell’inviato Ghassan Salamè. Addirittura continuano a sostenere che non esiste alcuna rivalità tra Parigi e Roma, con l’Italia che non è “rivale” ma addirittura alleata della Francia.

Parole che però (inutile nasconderlo) non svelano l’altra verità, quella fatta di un continuo lavorio diplomatico, di intelligence e politico per farsi fuori a vicenda ed evitare che uno dei due governi prenda il sopravvento sulla crisi libica. In questo senso, è chiaro che Francia e Italia debbano cooperare necessariamente in Libia: perché due Paesi Nato e Ue non possono non condividere informazioni fondamentali specialmente se confinanti e se coinvolte entrambi direttamente in un conflitto e con proprie forze sul campo. Ma la divergenza strategica è del tutto evidente: Parigi non ha alcun interesse a fare in modo che Roma si prenda un ruolo di guida della transizione. E stessa cosa può dire l’Italia, visto che a nessuno, specialmente in questo governo, interessa che Macron prenda in mano la guida del conflitto.

Sotto questo profilo, sempre come riporta Repubblica, le parole di Michel Scarbonchi, “ex deputato europeo che si presenta come una sorta di ambasciatore di Haftar nella capitale francese” sono molto più realistiche: “Nessuno vuole dirlo, ma tutti sperano che il Generale prenda Tripoli e diventi l’ uomo forte capace di stabilizzare la Libia”. Anzi, lo stesso Scarbonchi rivela come oramai anche l’Italia abbia di fatto capito che l’unico con cui si può realmente interloquire è Haftar. Ma è evidente che i suoi uomini siano andati a Parigi per chiedere l’assenso alle operazioni. Mentre in Italia è venuto per garantire che non colpirà i nostri interessi.

Il problema però è che veniamo da due condizioni del tutto opposte. Ed è per questo che Francia e Italia non possono avere lo stesso peso nei confronti delle mire dell’uomo forte della Cirenaica. L’Italia ha sostenuto per anni esclusivamente Fayez al-Sarraj ed è presente militarmente con la missione Miasit a Tripoli e Misurata. Abbiamo una nave alla fonda nel porto della capitale e centinaia di uomini in tutta la Tripolitania, abbiamo i terminali Eni nell’ovest del Paese, e il nostro ambasciatore, Buccino, è impegnato a parlare quotidianamente con gli uomini del governo riconosciuto. I canali con Haftar sono aperti, e lo hanno dimostrato la Conferenza di Palermo, gli incontri fra Conte e Haftar ma anche tutte le nostre attività dell’intelligence. Ma Parigi può contare su un peso nettamente maggiore. E questo cambia le posizioni in conflitto, specie quando il generale si prepara a entrare a Tripoli