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Gli Stati Uniti offrono una ricompensa di 5 milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni utili per la cattura di Maikel Moreno, presidente della Corte Suprema venezuelana ed accusato di crimine organizzato transnazionale. Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha affermato che l’intenzione degli Stati Uniti è quella di inviare un chiaro messaggio a Caracas. Moreno, che presiede la Corte dal 2017, ha respinto al mittente le accuse definite “codarde” e “non provate” e destinate a rafforzare la sua motivazione nel prendere parte ai lavori dell’organo giuridico. La Corte Suprema ha un ruolo chiave nelle dinamiche politiche venezuelane: ha infatti il potere di annullare le leggi approvate dall’Assemblea Nazionale, l’unico organismo politico controllato dall’opposizione.

L’importanza di Maikel Moreno

Il ministero degli Esteri di Caracas ha reagito con stizza alla mossa di Washington e si è scagliato, in una nota, contro le autorità americane denunciando “un atteggiamento da selvaggio west” in chiara violazione del diritto internazionale e della sovranità del Paese latinoamericano. “Caracas”, prosegue la nota,”denuncia dinanzi alla comunità internazionale la persecuzione ossessiva della elite del governo statunitense contro il popolo e il governo venezuelani” e promette di includere la vicenda nel dossier di denunce presentate presso la Corte penale internazionale. Moreno, una volta considerato come possibile mediatore in una fase di negoziazione con il governo guidato da Nicolas Maduro, ha ormai perso ogni credibilità per gli Stati Uniti e sembra escluso che possa partecipare a qualsivoglia fase di transizione. Considerato uno dei personaggi chiave del governo bolivariano, avrebbe impedito la nomina di nuovi membri del Consiglio Nazionale Elettorale per avviare il Paese verso le elezioni legislative di dicembre 2020. Non è la prima volta che gli Stati Uniti puntano il dito su Moreno: nel mese di marzo era infatti stato accusato di far parte di una rete di narcotraffico internazionale insieme ad altri pezzi grossi come il ministro della Difesa Vladimir Padrino ed il presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello.

Lo scenario internazionale

Gli Stati Uniti, insieme ad altri sessanta Paesi perlopiù europei e latinoamericani, riconoscono il Presidente ad interim Juan Guaido come Capo di Stato legittimo e ritengono che l’Assemblea Nazionale, da lui stesso guidata, sia l’unica istituzione legittima dello Stato. La frattura con l’amministrazione Maduro, già significativa, si è allargata in maniera irrimediabile sotto la presidenza di Donald Trump che, sia per motivi ideologici che strategici, non potrebbe essere più ostile all’establishment politico di Caracas. L’esecutivo di Nicolas Maduro si è però rivelato particolarmente ostico ed è ancora al potere nonostante la gravissima crisi economica che imperversa da anni nel Paese e le sanzioni americane che ne hanno colpito il settore petrolifero. Il supporto di alcune potenze, tra cui c’è la Cina, si è rivelato provvidenziale per Maduro. La Repubblica Popolare Cinese ha legami significativi, dal punto di vista finanziario e militare, con il Venezuela ed ha rifiutato di riconoscere Guaidó. Il Venezuela ha contratto debiti significativi con Pechino ed ha difficoltà a ripagarli. Mike Pompeo ha invece accusato la Cina di essere corresponsabile della crisi in cui versa la nazione a causa del supporto fornito a Maduro. Nessuna mossa degli Stati Uniti è finora riuscita a scalfire la presidenza venezuelana, in grado di fare perno sul ruolo dell’esercito e sulle storiche fratture tra i partiti d’opposizione.