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Una società americana semisconosciuta, Delta Crescent Energy, ha stipulato un accordo con le autorità curdo-siriane per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi situati nel nord-est della Siria ( e dunque nei territori controllati dalle Syrian Democratic Forces). L’accordo è stato definito illegale dal ministero degli Esteri di Damasco ed ha suscitato le ire dell’esecutivo di Bashar al Assad. La Delta Crescent Energy è guidata da alcuni ex esponenti governativi americani tra cui ci sono l’ex ufficiale della Delta Force James Reese, l’ex ambasciatore americano in Danimarca James Cainand e l’ex dirigente della GulfSands Petroleum John P. Dorrier Jr. Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha confermato, nel corso di un’audizione, come l’amministrazione Trump abbia dato parere favorevole all’intesa.

Il puzzle siriano

L’accordo, come riferito da un esponente curdo a Voice of America, porterà alla costruzione di una raffineria, dal valore di 150 milioni di dollari, nel nord-est della Siria. Lo stesso esponente ha poi confermato che la Delta Crescent sarà attiva in tre località tra cui Rumeilan e Tel Hamees. Secondo Joshua Landis, direttore del Centro Studi per il Medio Oriente all’Università dell’Oklahoma, l’accordo non sarà apprezzato da Russia e Turchia. La Siria è  al centro degli interessi convergenti di Mosca ed Ankara che, partendo da posizioni diverse, cercano di includere il Paese mediorientale nella propria sfera d’influenza. Mosca esercita una grande influenza sull’esecutivo di Bashar al-Assad ed ha aiutato il governo siriano a sconfiggere le fazioni ribelli nel corso della guerra civile. Ankara è invece vicina alle fazioni islamiste, ormai minoritarie e confinate nella provincia di Idlib. Il Ministero degli Esteri della Turchia ha condannato l’intesa raggiunta con i curdi dato che la stessa contribuirebbe a “finanziare il terrorismo” ed ha ricordato che le risorse naturali sono di proprietà del popolo siriano.

Le posizioni americane

Secondo alcune fonti, citate da Foreign Policy, l’accordo siglato dalla Delta Crescent Energy potrebbe servire ad un duplice scopo: infliggere un danno economico a Damasco ed essere utilizzato per convincere il presidente Trump in merito alla necessità di mantenere una presenza nell’area. Gli Stati Uniti hanno circa 600 uomini nel nord est della Siria mentre altri 150 sono di stanza presso la base di Al Tanf. Il Capo di Stato americano aveva espresso l’intenzione, nel corso dell’invasione turca del 2019, di ritirare tutte le forze militari americane dalla Siria ma aveva poi cambiato idea e deciso di far rimanere un contingente a protezione degli impianti petroliferi. Non è chiaro, però, chi potrebbe acquistare il petrolio siriano e circa il 60 per cento degli impianti petroliferi necessita di riparazioni.

L’occhio del Cremlino

Mosca si è dimostrata particolarmente attiva, nelle ultime settimane, nel cercare di indebolire l’alleanza che lega Stati Uniti e curdi siriani. Ha offerto ai curdi la possibilità di formare milizie autonome, seppur subordinate a Damasco ed ha promesso loro una partnership con il governo siriano. Il Cremlino è consapevole del fatto che i curdi costituiscono l’ultimo ostacolo ad una Siria unita sotto Assad. Nel 2019 i curdi e Damasco avevano raggiunto un accordo, grazie alla mediazione della Russia, che aveva portato al dispiegamento dell’esercito siriano lungo il confine con la Turchia nel tentativo di indebolire l’offensiva militare di Ankara. L’ evoluzione delle alleanze sul campo è dunque legata anche a fattori esterni ed imponderabili, in grado di alterare il corso degli eventi e di scombussolare piani consolidati.

 

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