Le complesse relazioni tra Washington e Caracas, già segnate da profonde tensioni, potrebbero peggiorare ulteriormente nel prossimo futuro. Gli Stati Uniti hanno formalmente accusato il presidente venezuelano Nicolas Maduro ed altri esponenti dell’esecutivo di Caracas di crimini legati al narcotraffico. Washington ha inoltre offerto una ricompensa di 15 milioni di dollari per chiunque riferisca informazioni che possano portare all’arresto del capo di Stato. La mossa americana, annunciata dal Procuratore Generale William Barr, non potrà che provocare una pericolosa escalation dagli esiti incerti: le accuse sono molto pesanti. Secondo il Procuratore Generale, infatti, Maduro starebbe collaborando con i gruppi ribelli colombiani “per sommergere gli Stati Uniti di cocaina”.

Un futuro incerto

Non è la prima volta che Washington muove accuse pesanti nei confronti di Maduro e della sua amministrazione: già in passato gli Stati Uniti avevano accusato il Capo di Stato di utilizzare i proventi derivanti dal traffico di droga per compensare gli introiti del settore petrolifero persi a causa delle sanzioni. Le pressioni americane per rimuovere Maduro dal potere si sono però rivelate, sinora, fallimentari: la Casa Bianca ed altre nazioni occidentali e latinoamericane riconoscono Juan Guaido, importante esponente dell’opposizione, come legittimo presidente del Paese ma ciò non ha provocato cambiamenti politici di sorta dalle parti di Caracas. L’amministrazione socialista in carica può contare sul supporto di Cuba, Cina e Russia che hanno tutto l’interesse a sostenere un governo anti-americano nella regione latinoamericana. L’esercito venezuelano, inoltre, è più o meno compatto nel sostenere l’amministrazione Maduro e ciò previene possibili golpe.

La nuova escalation tentata da Washington potrebbe avere un duplice scopo: distrarre l’opinione pubblica americana dalla pandemia di Covid-19 che sta colpendo il Paese e tentare il colpaccio a Caracas sfruttando l’inevitabile indebolimento dell’esecutivo venezuelano che non dispone di strutture sanitarie in grado di contenere il coronavirus. Non è escluso, infatti, che Washington possa puntare alla rimozione di Nicolas Maduro per rafforzare un gradimento interno sempre più eroso dall’avanzare del coronavirus.

Caracas nel mirino

Il rovesciamento del governo venezuelano potrebbe passare per un’invasione terrestre da parte delle forze armate americane: questo sviluppo, però, rischia di rivelarsi pericoloso. Il Venezuela può contare su una vasta estensione territoriale, su un esercito funzionante e non è detto che la popolazione del Paese approverebbe questo tipo di mossa da parte di Washington. Secondo il giornalista Shannon O’Neill, inoltre, una forza d’invasione dovrebbe essere composta almeno da almeno 100mila uomini per avere successo: si tratterebbe, dunque, di un’operazione militare complessa e destinata a provocare molti morti. Sullo sfondo, poi, c’è l’attuale pandemia di Covid-19 che potrebbe mettere presto in ginocchio tanto Washington quanto Caracas e rinforzare altre superpotenze mondiali come la Cina, che sta progressivamente uscendo dalla fase più dura dell’epidemia. La prospettiva di un’invasione su larga scala è dunque piuttosto remota ma non è escluso che Washington possa tentare un’altra via, quella di un’operazione mirata per colpire i vertici dell’esecutivo di Caracas e rinforzare la popolarità di Donald Trump in vista delle complesse elezioni presidenziali di novembre.