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A maggio dell’anno scorso, il presidente Usa Donald Trump ha respinto l’accordo nucleare con l’Iran che da anni i suoi alleati stavano negoziando. In Polonia la scorsa settimana, Washington ha cercato di riportarli a bordo del suo bus anti-Teheran.

Gli Usa stanno co-presentando alcuni colloqui sulle agitazioni in Medio Oriente nella capitale polacca, Varsavia, per il 13 e 14 febbraio, incentrati principalmente sulle “attività maligne” dell’Iran, dalla sperimentazione di missili balistici all’armare Hezbollah e altre forze affiliate.

La scelta della location è importante. La Polonia è un membro dell’Unione Europea (Ue), e se da una parte supporta l’obiettivo del blocco di mantenere l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran, dall’altra è un territorio più amichevole nei confronti dell’amministrazione di Trump rispetto a Parigi o Berlino.

Il presidente polacco, Andrzej Duda, ha tendenze populiste e nazionaliste affini a quelle emerse a Washington ed è così entusiasta di ospitare una nuova base militare americana per tenere sotto controllo la Russia che ha suggerito di chiamarla “Fort Trump”.

Secondo Behnam Ben Taleblu, un esperto della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, un think tank di stampo interventista, l’incontro è una preziosa opportunità per Europa e Usa per tornare sulla stessa lunghezza d’onda riguardo l’Iran.

“Una pubblica esternazione di rimostranze e una comunione di strategie e capacità  nell’affrontare la minaccia iraniana da parte degli Usa e dell’Europa sono assolutamente necessarie”, ha detto Taleblu a Gli Occhi della Guerra.

Se gli Usa sostengono che i colloqui di Varsavia sono designati per fronteggiare l’instabilità del Medio Oriente, l’agenda della conferenza appare più come la lista di tutti i misfatti iraniani compilata dal Segretario dello Stato statunitense Mike Pompeo.

Essa copre lo sviluppo e la proliferazione dei missili, le minacce al settore energetico, i pericoli marittimi, la sicurezza informatica e i gruppi di milizia in Libano, Yemen e Siria, dei quali Washington incolpa l’Iran.

Gli Usa sostengono che la “massima pressione” delle sanzioni che hanno nuovamente imposto a Teheran l’anno scorso ridurranno all’osso la liquidità a disposizione degli estremisti iraniani per tali “attività maligne”, anche se gli ayatollah non avevano violato l’accordo del 2015 attivando più centrifughe di uranio.

Il pericolo non rimane confinato nel Medio Oriente, dicono i funzionari Usa. Francia, Danimarca e Paesi Bassi hanno tutti accusato le spie iraniane di complottare o di aver compiuto attentati nei propri territori da quando è stato firmato l’accordo nucleare.

L’Ue ha risposto a questi avvenimenti abbattendo nuove sanzioni su Teheran il mese scorso, ma gli europei hanno anche allungato un ramoscello d’ulivo all’Iran creando un veicolo per scopi speciali (Spv), come è chiamato, per consentire il commercio tra Ue e Iran nonostante le sanzioni degli Usa.

Il meccanismo, parte dell’ingegno di Berlino, Parigi e Londra, mira a mantenere vivo il tormentato accordo nucleare consentendo a Teheran di scambiare idrocarburi con prodotti Ue con transazioni simili a baratti, e che quindi Washington non può proibire.

Non è ancora chiaro se Washington riuscirà a persuadere gli europei a Varsavia, ma la partecipazione in Polonia di circa 40 delegazioni, tra cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e i leader arabi, rappresenterebbe già un passo verso  la costruzione di una coalizione.

Finora gli europei hanno snobbato i co-presentatori Usa, che saranno rappresentati da Pompeo e dal Vicepresidente Mike Pence a Varsavia. Il direttore della politica estera Ue Federica Mogherini non parteciperà all’evento. Anche la Russia non vi prenderà parte e alcuni Paesi europei invieranno emissari di basso livello.

Gli Iraniani hanno criticato aspramente la conferenza, che arriva proprio con l’anniversario della rivoluzione islamica del 1979, che segnava l’inizio di 40 anni di ostilità con gli USA. Il Ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif l’ha definita un “disperato circo anti-Iran” che ha sottolineato l’isolamento di Washington.

Per Jonathan Cristol, uno studioso della Adelphi University, la politica degli Stati Uniti sull’Iran ha fallito, creando un’altra ragione a sostegno delle transazioni globali non-dollar – ovvero dalle quali viene escluso l’uso del dollaro americano – che sono “l’inizio della fine del dollaro come principale valuta di riserva mondiale”.

“L’Europa ha un grande incentivo per creare l’SPV, non solo per mantenere in piedi l’accordo con l’Iran, ma anche per iniziare a proteggersi da un inaffidabile socio americano, che sembra avere poco riguardo per gli interessi europei,” ha detto Cristol a Il Giornale.

Ci sono anche pressioni fra gli invitati che sono già d’accordo nel contrastare le minacce dell’Iran. Netanyahu si presenterà a Varsavia perché le apparizioni da rispettato statista potrebbero alzare i suoi voti in vista delle tese elezioni generale del 9 aprile.

Tuttavia i leader arabi del Golfo, che si ritiene abbiano rafforzato la cooperazione con Israele sulla questione iraniana nonostante i risentimenti lunga data riguardo i Palestinesi, sono comunque cauti nel condividere un palco con una figura così divisiva nel mondo arabo qual è Netanyahu.

Quindi, se Varsavia è una banco di prova per la capacità dell’amministrazione di Trump di ingrossare le fila dei suoi alleati nella sua dura politica contro l’Iran, stringendo la sua rete di sanzioni e minacciando rappresaglie militari, rimane allora una grande domanda: chi si presenterà per farsi fotografare?

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