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I sistemi da difesa aerea di fabbricazione russa S-400 sono al centro di una contesa internazionale tra India e Stati Uniti oltre che nell’occhio del ciclone per la questione della vendita degli F-35 alla Turchia.

Da fonti interne del Pentagono, riportate da al-Jazeera, si apprende che Washington potrebbe elevare delle sanzioni all’indirizzo di Nuova Delhi qualora decidesse di acquistare dalla Russia gli S-400 così come hanno fatto – o sono in procinto di fare – altre nazioni tra le quali il Qatar, la già citata Turchia e l’Arabia Saudita.

L’ultimatum della Casa Bianca

Randall Schriver, assistente segretario alla Difesa per la sicurezza e gli affari dell’area dell’Asia e del Pacifico, ha sottolineato che gli Stati Uniti faranno di tutto per proteggere le speciali relazioni che intercorrono con l’India ma che il rischio di elevazione di sanzioni qualora Nuova Delhi procedesse con l’acquisto dei sistemi missilistici russi resta alto.

In particolare Schriver ha detto che “non posso sedere qui e raccontarvi che ne sarà esclusa (l’India n.d.a.), che potremmo fare una deroga” aggiungendo che la decisione finale potrebbe essere avocata al Presidente Trump tramite una particolare legge che gli permetterebbe di avere l’ultima parola e così escludere l’India dalla possibilità di sanzioni, come invece vorrebbe il Congresso.     

Come riferisce sempre l’assistente segretario alla Difesa, infatti, il fatto che il Presidente Trump abbia una tale facoltà non significa necessariamente che questi voglia metterla in pratica.

Il gioco dell’India

Nuova Delhi ha ben presente quali siano i pericoli per la propria sfera di influenza e quali siano gli alleati che, in questo contesto storico tutto particolare, possano aiutarla ad arginarli.

Se però da un lato stiamo assistendo ad un riavvicinamento verso gli Stati Uniti ed i suoi alleati nello scacchiere indo-pacifico, Nuova Delhi non vuole rinunciare all’amicizia di lunga data che la lega alla Russia, la quale le ha da sempre fornito sistemi d’arma sin dai tempi dell’Unione Sovietica.

In particolare l’India è dotata di cacciabombardieri Sukhoi Su-30MKI e di Mig-29K che andranno a operare con la portaerei Vikrant e che già operano con la Vikramaditya, unità di provenienza ex sovietica già conosciuta con il nome di Baku poi divenuta Admiral Gorshkov.

Sempre per quanto riguarda le unità navali l’India dispone di sottomarini del tipo Akula II – ribattezzati Chakra – e di nove classe Kilo – ribattezzati Sindhughosh – sempre di fabbricazione russa. 

Oltre ai mezzi l’India, regolarmente, conduce anche esercitazioni congiunte con le forze armate russe sempre nell’ottica di mantenere una sorta di “doppio binario” che le consenta di dialogare con entrambi gli schieramenti con la finalità di contenere l’espansionismo cinese, che rappresenta uno dei due pericoli esistenziali – insieme al Pakistan – per Nuova Delhi.

Se si considera poi il recente ritiro dell’India dallo sviluppo del caccia russo di quinta generazione, denominato FGFA o PMF (Perspective Multi-role Fighter) – una sorta di Su-57 costruito da un consorzio russo-indiano di cui fa parte il bureau Sukhoi – capiamo bene come Nuova Delhi non desideri irritare più di tanto la già irritata Russia cancellando l’ordine per gli S-400; Russia che in più di una occasione ha sollevato rimostranze ufficiali per la presenza di personale tecnico americano a bordo degli Akula indiani.

D’altra parte gli stessi Stati Uniti non possono permettersi di fare la voce grossa con l’India, alleato fondamentale nell’area indo-pacifica per contenere l’avanzata cinese, al contrario di quanto stiano facendo con la Turchia sempre per la questione dell’acquisto degli S-400.

La Turchia infatti, è più “spendibile” rispetto all’India in quanto Washington nell’area del Medio Oriente e dell’Est Europa ha già una fortissima presenza, e pertanto può ricattare Ankara in modo più esplicito rispetto a quanto potrebbe fare con Nuova Delhi – o con Riad ma per altri e ben noti motivi.

Riteniamo quindi che la partita potrebbe concludersi con l’acquisto degli S-400 – che sarebbero nella versione export come da tradizione russa – senza che vengano elevate sanzioni, oppure gli Stati Uniti potrebbero fornire all’India una valida alternativa al sistema russo da difesa aerea come potrebbe essere il Patriot PAC3 integrato, magari, con il THAAD per sopperire alle carenze di caratteristiche Abm e di raggio d’azione del vecchio sistema americano.

Questo sempre che Nuova Delhi decida, un po’ sbrigativamente, di indispettire ulteriormente il Cremlino.