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Quando si parla di bitcoin e criptomonete la confusione regna sovrana. L’argomento è in effetti così complicato e difficile, anche agli occhi dei più esperti, che risulta facile perdere il quadro della situazione. La confusione aumenta quando nel mondo politico non c’è ancora una visione comune su come affrontare il fenomeno bitcoin, e delle criptomonete in generale. Così dallo stesso versante politico possono arrivare dichiarazioni in assoluto contrasto, aumentando la confusione di chi, dall’esterno, cerca di capirci qualcosa.

Le contraddizioni tra Fed e Casa Bianca sul bitcoin

Questo è proprio quello che sta succedendo a Washington, dove presidenza, Ministero del Tesoro e Federal Reserve esprimono, ognuno, pareri diversi sul bitcoin. Lo scorso novembre, la situazione delle criptomonete, sembrava essere infatti del tutto sotto controllo. La Federal Reserve annunciava ad una conferenza l’inizio dei lavori per creare una “propria criptomoneta”. Certo si trattava di “lavori preliminari”, ma che indirizzavano la strategia del Governo verso un punto ben preciso. Ovvero la trasformazione del “bitcoin” da moneta anarchica e decentralizzata a criptomoneta emessa da un’autorità centrale.

Poi però c’è stato il cambio di rotta. Nel gennaio 2018 sono infatti uscite più dichiarazioni da parte di personalità dell’entourage presidenziale che descrivevano il bitcoin come “minaccia”, fino a paventare una tassazione sul capitale guadagnato attraverso lo scambio di criptomonete o addirittura una totale messa al bando.

“L’FBI è molto preoccupato per le attività del dark web. In queste si usano bitcoin e altre risorse finanziarie irrintracciabili e questo è un gran problema”, dichiarazione del Generale Jeff Sessions durante una sessione al Senato americano. “Sono preoccupato che i consumatori possano essere colpiti dal bitcoin”, aveva invece detto il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, aggiungendo che non c’è bisogno di una “moneta digitale o criptomoneta” alternativa al dollaro. Una dichiarazione dunque che contrasta in toto con quanto era stato dichiarato dalla FED lo scorso novembre. Dalla presidenza invece è stato semplicemente preso atto del fenomeno bitcoin, con la raccomandazione che ne verrà fatta “attenta osservazione”.

Gli Stati Uniti non hanno idea di cosa fare con il bitcoin

Ma qual è dunque tra tutte queste, la vera posizione assunta dal Governo americano verso la criptomoneta? La risposta potrebbe essere arrivata dal coordinatore alla cybersicurezza per la Casa Bianca, Rob Joyce. Durante la conferenza sulla Sicurezza tenutasi a Monaco, e riportata dalla CNBC, Joyce ha espresso più di un dubbio sulla preparazione americana al bitcoin. “Penso che dovremmo assolutamente continuare a studiare e capire quali siano gli spunti positivi e negativi del fenomeno. Così non penso che possiamo essere vicini ad una regolamentazione governativa (del bitcoin)”, così si è espresso l’esperto della Casa Bianca. “Ci vorrà ancora molto tempo”, ha poi aggiunto, lasciando trasparire come non solo non ci sia un’idea chiara di come affrontare il problema, ma non ci sia nemmeno una piena comprensione della natura del bitcoin stesso.

La criptomoneta è la più grande sfida al sistema monetario basato sulle banche centrali e come qualsiasi nuova tecnologia difficilmente fermerà la propria espansione. Per questo le parole di Joyce, “studiare e capire”, devono servire da monito per chi ha la decisione politica finale così da limitare i risvolti negativi che qualsiasi innovazione porta con sé. 

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