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Gli Stati Uniti hanno ufficialmente rilanciato la corsa agli armamenti atomici. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal la Casa Bianca renderà presto esecutivo il documento di revisione strategica nucleare voluto dal Presidente Trump. Il cosiddetto Nuclear Posture Review è un piano programmatico che regola tutti gli aspetti della capacità atomica americana e l’ultimo ad essere stato approvato risale al 2010 sotto l’amministrazione Obama, periodo in cui l’assetto geopolitico globale era molto diverso da quello odierno.

Nel programma, oltre all’analisi strategica globale e alla situazione delle forze nucleari americane, viene presa in esame anche la questione della tecnologia in quanto il Pentagono è in procinto di rivedere il suo intero arsenale atomico: dai missili intercontinentali ai sottomarini passando per i bombardieri; senza dimenticare di avere un particolare occhio di riguardo alla struttura di comando e controllo dedita all’utilizzo di questa tipologia di armamenti.

Tra le novità che sono trapelate alla stampa americana si può citare il progetto di sostituire i missili balistici lanciati da sottomarini (SLBN) tipo “Trident” lanciati dai vascelli classe “Ohio” attualmente presenti in numero di 14 unità nella Us Navy – 4 sono stati convertiti in SSGN. Il nuovo SLBM avrà una testata “a basso potenziale” rispetto al suo predecessore che aveva una potenza compresa tra i 100 e i 455 kton; fonti non ufficiali precisano che potrebbe aggirarsi tra gli 1 o 2 kton, lasciando quindi supporre che possa trattarsi di un’arma altamente precisa, oppure che il vettore missilistico possa portare un bus di un paio di decine di testate in modo da avere un effetto di “saturazione d’area” del bersaglio, ma queste per il momento restano solo ipotesi di chi scrive. Nel documento si legge anche della decisione di dotarsi di un nuovo missile da crociera con testata atomica lanciabile dal mare – tipologia di arma che era stata ritirata dagli arsenali nel 2010 – ma per il momento non si conoscono ulteriori dettagli.

Quello che però sappiamo è che la nuova strategia di Washington è la risposta ai progressi ed all’ampliamento nel campo delle armi atomiche della Cina e della Russia. “Mentre gli Stati Uniti hanno continuato a ridurre il numero e l’importanza delle armi nucleari, altri, inclusi Russia e Cina, si sono mossi nella direzione opposta” – si legge nel piano – “Gli Usa devono essere capaci di sviluppare e dispiegare nuove capacità, se necessario, per scoraggiare, assicurare, raggiungere gli obiettivi americani se la deterrenza fallisce, e dare copertura contro l’incertezza”

Facendo un’analisi più dettagliata della situazione, però, Washington è quella che inconsapevolmente ha provocato questa stessa situazione che ora lamenta: la Russia, ad esempio, ha come unico strumento efficace di deterrenza il proprio arsenale atomico a causa delle difficoltà economiche in cui versava post guerra fredda che sono perdurate per un decennio – e che ora con le sanzioni si ripropongono provocando la decurtazione de il rallentamento di molti programmi militari –  ed i progressi americani degli ultimi 20 anni per quanto riguarda gli armamenti non nucleari di altissima potenza (e precisione) hanno spinto Mosca ad implementare e migliorare l’unico strumento realmente efficace nel breve periodo: il proprio arsenale atomico. Sono nati così i nuovi missili balistici intercontinentali tipo “Sarmat” e “Rubezh” e si stanno testando gli HGV (Hypersonic Glide Vehicle) in modo da poter continuare a rappresentare una minaccia efficace per gli Stati Uniti anche a discapito del sistema ABM americano sviluppato a partire del 2001.
Tra le preoccupazioni maggiori di Washington, si legge, c’è anche il nuovo missile da crociera basato a terra 9M729 (SSC-8) che, avendo un raggio di azione di 5500 km, de facto viola il trattato INF sulle forze nucleari intermedie in Europa.

Oltre a questo si parla anche di un mini sommergibile a pilotaggio remoto che sarebbe capace di violare le difese americane grazie alla sua particolare silenziosità in grado di trasportare una testa atomica della potenza, enorme, di 100 megatoni, ovvero quasi come il doppio della più grande bomba atomica mai testata dall’uomo: la “bomba Zar” da 57 megatoni fatta esplodere nel 1961 sull’isola Novaja Zemlja dopo essere stata sganciata da un bombardiere Tupolev Tu-95 “Bear” appositamente modificato allo scopo.  

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