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La guerra civile americana (o di secessione) si concluse dopo quattro anni di violenti combattimenti nel 1865 con la sconfitta delle armate sudiste guidate dal generale R. Lee. Persero la vita 600 mila persone. Ora, dopo un secolo e mezzo di storia, la nazione americana fa i conti con l’incubo di una guerra culturale permanente, che potrebbe addirittura innescare un’impensabile guerra civile, dove le due fazioni – conservatori e progressisti – faticano sempre di più a riconoscere la legittimità e le ragioni dell’avversario, diventato nel frattempo il “nemico”. La storica decisione della Corte Suprema sull’aborto, che ha ribaltato la storica sentenza “Roe v. Wade”, e soprattutto la recente perquisizione dell’Fbi ai danni dell’ex Presidente Donald Trump, hanno esacerbato un clima già incandescente sin dalla rivolta al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Tensione alle stelle negli Usa

“Un attacco a Trump è un attacco al vero patriottismo americano”, ha scritto martedì un utente su Twitter. “La guerra civile finirà per essere il governo di Biden contro i patrioti americani”. Un altro sostenitore di Trump, riporta Business Insider, afferma: “Perquisiscono l’abitazione di Trump ma quella di Biden e Clinton non si toccano mai. La guerra civile sta arrivando gente, e non sarà nello”. Un altro ancora, scrive: “Ci stanno davvero spingendo verso una guerra civile, vero?”, mentre qualcuno ipotizza che la guerra civile sia già iniziata: “È questo il primo colpo di una guerra civile? È questa la tirannia menzionata nel 2° emendamento? I Padri fondatori avrebbero iniziato a sparare molto tempo fa”.

Non si tratta solamente di qualche anonimo supporter di The Donald. Kari Lake, la candidata repubblicana supportata da Trump per la carica di governatore dell’Arizona, ha minacciato di invocare il 10° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti circa la perquisizione dell’Fbi, se sarà eletta, affermando che il governo americano “è marcio fino al cuore”. E tanto per inquadrare il clima, tutt’altro che sereno, il partito repubblicano, a cominciare dal governatore della Florida Ron DeSantis, ritiene che le agenzie federali siano mosse da pregiudizi politici e che l’amministrazione Biden usi la clava della giustizia per colpire gli avversari politici e impedire così a Trump di ricandidarsi nel 2024.

Christian Whiton, consigliere senior del dipartimento di Stato nelle amministrazioni Trump e George W. Bush, afferma che l’estrema sinistra si pentirà di aver usato l’Fbi contro Donald Trump, spiegando che qualunque “sia la scusa che il dipartimento di Giustizia e l’Fbi hanno usato per fare irruzione nella casa dell’ex presidente Donald Trump”, non ci possono essere dubbi sulle implicazioni finali. “L’estrema sinistra – accusa – nata in opposizione all’amministrazione Trump, è determinata a usare il potere del governo per rimuovere coloro che si oppongono”.

Un clima bellicoso, che fa pensare a nuovi possibili violenze e a un autunno davvero caldo. “È possibile che ci saranno altri casi di violenza come quelli che abbiamo visto il 6 gennaio”, ha spiegato in un’intervista a Insider Carole Emberton, professoressa di storia all’Università di Buffalo, specializzata nella guerra civile americana. Uno studio conferma che un americano su cinque crede che la violenza motivata da ragioni politiche sia, almeno a volte, giustificata. Quasi la metà si aspetta una guerra civile e molti affermano che scambierebbero la democrazia con un leader forte, secondo un preprint pubblicato su medRxiv.

La guerra culturale americana

La politica dell’identità ha innescato la miccia, mettendo in discussione persino i Padri fondatori, trasformando la superpotenza in una società altamente polarizzata e divisa in tribù in competizione fra loro, le quali fanno sempre più fatica a riconoscersi in quei valori comuni che hanno rappresentato la forza attrattiva e l’anima degli Stati Uniti. E così ora, a regnare, è l’intolleranza verso gli appartenenti alla tribù nemica. I sondaggi sono inquietanti e dimostrano che gli americani trovano sempre più importante vivere intorno a persone che condividono i loro valori politici.

L’animosità verso coloro che fanno parte del partito opposto, sottolinea il Guardian, è più alta che in qualsiasi momento storico a memoria d’uomo. Il 42% degli elettori registrati crede che gli americani dell’altro partito siano “assolutamente malvagi”. Quasi il 40% sarebbe sconvolto dalla prospettiva che il proprio figlio sposi qualcuno della parte opposta. Anche prima delle elezioni del 2020, alla domanda se la violenza sarebbe stata giustificata se l’altro partito avesse vinto le elezioni, il 18,3% dei democratici e il 13,8% dei repubblicani hanno risposto affermativamente. Numeri agghiaccianti, di una nazione divisa e ferita, in grave crisi d’identità e che deve fare i conti con un incubo, quello della guerra civile, che pensava di aver scacciato per sempre.

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