Una volta si chiamava Sac, acronimo di Strategic Air Command, ed il suo compito era quello di lanciare un attacco atomico verso l’Unione Sovietica con bombardieri e missili intercontinentali, oggi c’è lo Stratcom, il cui centro di comando e nella Offutt AFB di Omaha (Nebraska) e che ne ha ereditato i compiti a partire dal 1992 sebbene sia un organismo radicalmente diverso rispetto al suo predecessore.

A capo dello Stratcom c’è il Generale John Hyten che durante il recente simposio sullo spazio, manifestazione che si tiene ogni anno a Colorado Springs – dove c’è il Cheyenne Mountain Complex del Norad – ha dichiarato che Russia e Cina stanno effettivamente sviluppando missili ipersonici invincibili.

“Non vi darò alcun dettaglio sui mezzi che utilizziamo per monitorarli, né vi darò alcun dettaglio sulle specifiche tecniche e sulle capacità di tali missili” ha detto il Generale alla stampa “ma posso dirvi che abbiamo osservato sia la Cina sia la Russia testare le loro capacità ipersoniche”.

Le parole del numero uno dello Stratcom arrivano a poche settimane dal discorso di Vladimir Putin alla Duma sullo stato della Federazione in cui il presidente russo aveva esplicitamente parlato di nuove armi tra cui missili da crociera ipersonici e testate Hgv per missili balistici intercontinentali “praticamente invulnerabili”.

In particolare Hyten si riferisce al missile da crociera ipersonico aviolanciabile Kh-47M2 “Kinzhal” recentemente svelato al grande pubblico da un test ripreso dalle telecamere che lo vedevano lanciato da un caccia intercettore Mig-31 “Foxhound”. Secondo le fonti russe il missile sarebbe in grado di sviluppare una velocità di Mach 5 ed avere una gittata massima di 2mila km portando una testata convenzionale o nucleare, fattori che preoccupano non poco il Pentagono anche perché le valutazioni degli analisti americani sulle reali capacità ipersoniche russe (e cinesi) erano del tutto errate: si pensava che entrambi i Paesi non fossero in grado di portare a compimento i propri programmi prima del 2025 dando così tempo all’industria americana tutto il tempo per portarsi in posizione di vantaggio in questo campo. Ora invece agli Stati Uniti non resta che colmare il gap e devono farlo anche piuttosto velocemente.

E’ notizia recente, infatti, che il primo contratto del valore di quasi un miliardo di dollari è stato concluso con la Lockheed Martin per la produzione del primo sistema missilistico ipersonico americano. Le prime specifiche operative sono, oltre alla velocità di Mach 5, la capacità di bucare le difese avversarie avendo un certo grado di tecnologia stealth e l’utilizzo parziale di intelligenza artificiale.

Proprio in considerazione di questo punto non è un caso che il contratto sia stato affidato alla Lockheed Martin e non alle concorrenti Raytheon e soprattutto Boeing, che, ricordiamo, aveva già sviluppato un dimostratore ipersonico alcuni anni orsono (l’X-51A “Waverider”). Il colosso aeronautico di Bethesda infatti già sta producendo il missile antinave Agm-158C (o Lrasm), un’arma stand off derivata dal progetto Jassm che è dotata di una forma di intelligenza artificiale per permettergli di riconoscere i bersagli autonomamente e di sopravvivere in un ambiente saturo di contromisure elettroniche.

Il Generale non ha specificato se il nuovo missile ipersonico russo sia in fase sperimentale o sia già entrato in quella dei test operativi ma ha sottolineato una volta di più che “Bisognerebbe credere a Vladimir Putin su ogni cosa che dice in merito ai programmi di armamenti” ed ha aggiunto che “Noi (al Pentagono n.d.a.) ascoltiamo a ciò che dice con molta attenzione e niente di ciò che ha detto e ha fatto mi ha sorpreso” intendendo quindi che quanto riferito dal presidente russo trova conferma nelle anticipazioni date ai militari americani dall’intelligence.

Hyten vorrebbe che gli Stati Uniti fossero più aggressivi nel condurre la propria campagna di riarmo in particolare nel campo dei missili ipersonici a testata convenzionale, che, secondo lui, sarebbero molto utili nel teatro dell’Asia-Pacifico: un ennesimo segnale – sempre che ne servano altri – per capire l’inversione di tendenza della Casa Bianca nella politica estera che nell’amministrazione precedente aveva un po’ accantonato quel settore del mondo delegando il compito del suo controllo ai suoi alleati con una pioggia di milioni e di armamenti.

Il segnale però sembra essere stato colto dall’esecutivo che ha aumentato esponenzialmente i fondi per questa nuova tecnologia rispetto agli anni precedenti: si passa dagli 85,5 milioni di dollari nell’anno fiscale 2016 sino ai 256,7 previsti per il 2019, un aumento complessivo del 136% che arriva dopo anni di “vacche magre” della sciagurata amministrazione Obama.

Lo sviluppo accelerato di missili ipersonici, però, se da un lato colma il gap con Cina e Russia, dall’altro non pone rimedio ad un altro problema, ovvero l’acquisizione di strumenti atti alla difesa da queste nuove tecnologie. Molto probabilmente il prossimo maggio, con l’approvazione e pubblicazione della Missile Defense Review del Dipartimento della Difesa, si vedranno le prime linee guida che condurranno alle prossime specifiche per l’industria che sarà chiamata a far fronte ad una sfida epocale e di non semplice risoluzione: il sistema di difesa antimissile statunitense sino ad oggi si è basato sulla capacità di contrastare la minaccia missilistica “classica” data da Paesi come la Corea del Nord o l’Iran, ben consci che un attacco missilistico di saturazione, come quello che potrebbe portare la Russia, travolgerebbe i sistemi Abm americani con la sola forza del numero, ma a sparigliare le carte arrivano le nuove tecnologie ipersoniche russe e cinesi a cui Washington non aveva mai guardato con particolare attenzione sino ad oggi e che improvvisamente sono diventate uno degli snodi cruciali della politica del Pentagono.

Non sappiamo quanto ci sia di vero nelle parole del Generale Hyten e quanto sia propaganda, molto probabilmente agitare lo spauracchio del ritardo accumulato in certe tecnologie è funzionale solamente ad un aumento del budget della Difesa con tutto quanto consegue per il complesso militare industriale americano, però a giudicare da quanto stiamo osservando in Russia ed in Cina non ci sentiamo di liquidare in toto la questione come mera propaganda per racimolare qualche (milione di) dollaro in più.

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