L’offensiva della Francia sui gioielli industriali italiani, il grande gioco di Germania e Cina su Aspi (Autostrade dell’Italia), l’ombra della Nuova Via della Seta che si estende sul Paese. Giuseppe Conte, sotto pressione, è alle prese con tre fronti caldissimi da tenere a bada per evitare il patatrac in un momento cruciale.

Le parole di Matteo Salvini risuonano tra i corridoi di Palazzo Chigi e non fanno dormire sogni tranquilli a un premier sempre più stretto all’angolo. ”Qui non siamo solo di fronte a incapacità. C’è malafede. Qualcuno potrebbe voler danneggiare volontariamente l’Italia”, aveva tuonato nei giorni scorsi il segretario della Lega, sparando un colpo in direzione del governo giallorosso.

L’accusa è pesantissima: grazie all’inefficiente esecutivo italiano, i competitors dell’Italia – leggi: tedeschi, francesi e cinesi – sarebbero pronti a brindare sul cadavere del Belpaese, smezzandosi gli asset fondamentali che tanti benefici avevano portato al popolo italiano.

La battaglia si gioca su due piani: da una parte ci sono i motori industriali dell’Italia, gli stessi che fin qui hanno fatto girare il motore economico dello Stato; dall’altra gli hub infrastrutturali, tanto (troppo) bistrattati da Roma quanto corteggiati da mezzo mondo. Ebbene, Conte sta dimostrando di non saper valorizzare né i motori economici né gli hub infrastrutturali.

Una ricostruzione in salita

Il governo italiano deve trovare un modo per uscire al più presto dalla crisi economica provocata, indirettamente, dalla pandemia di Covid. Il punto è che i giallorossi, oltre ad aver dimostrato di non aver uno straccio di idea, piano o progetto da attuare sul lungo periodo, stanno inanellando una gaffe dietro l’altra senza neppure rendersene conto.

Se n’è accorto Salvini, che ha fatto notare come gli ”altri” stiano approfittando del blackout delle nostre imprese e del nostro turismo. Detto altrimenti, l’esecutivo a trazione grillina sta facendo il male dell’Italia. Altro che rialzare la testa per ricostruire il Paese. Solo aver annunciato ipotetiche, nuove chiusure potrebbe provocare altri devastanti danni all’economia.

“È evidente che non sono in grado di gestire la ricostruzione. Un governo che litiga anche sul calcio e sul calcetto, ma tiene chiuse scuole e asili, è un governo pericoloso ”, ha aggiunto Salvini.

Resistere all’assedio

Detto dell’incapacità del governo, l’Italia deve in qualche modo resistere all’assedio. A questo proposito, la Francia (non solo) avrebbe già puntato i nostri asset industriali. Riavvolgiamo il nastro: il Recovery Fund è uno strumento pensato appositamente da Bruxelles per mettere sul tavolo aiuti economici da distribuire ai vari Paesi dell’Eurozona. Per l’Italia, parliamo di 172,7 miliardi: 81,8 miliardi di sovvenzioni e 90,9 di prestiti.

In ogni caso questi denari dovranno essere in qualche modo restituiti al bilancio dell’Ue. Due sono le strade: attraverso una qualche forma di tassazione oppure mediante il finanziamento tramite contributi statali. Da questo punto di vista l’Italia potrebbe accettare il salvagente del fondo, trovandosi tuttavia costretta a vendere gioielli economici o infrastrutturali per rientrare dai famosi 90,9 miliardi di prestiti. Stiamo parlando dell’industria di punta del nostro Paese: la cantieristica navale, l’aerospazio e quella ad alta tecnologia.

Capitolo autostrade e Nuova Via della Seta. Anche qui il discorso è simile: non c’entra l’Europa, ma il futuro di Autostrade per l’Italia sembrerebbe essere quasi più condizionato da interessi stranieri che non da quelli nazionali. Il motivo è semplice: Cina e Germania hanno una partecipazione all’interno di Aspi. Appia Investment, un fondo sottoscritto dal gruppo tedesco Allianz, Edf Invest e Dif, controlla il 7% del 12% venduto da Atlantia mentre il restante 5% è nelle mani del Silk Road Fund, che risponde a Pechino. Vale infine la pena spendere due parole sulla Nuova Via della Seta, uno strumento interessante ma anche una lama a doppio taglio per gli interessi nazionali. Soprattutto se, come sta dimostrando il governo giallorosso, non ci sono idee chiare su cosa ottenere e su come far ripartire l’Italia.

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