La bufera sulla Casa Bianca non sembrerebbe voler cessare, dopo le ultime dichiarazioni del Presidente Trump circa il possibile rimescolamento dello staff presidenziale, per l’ennesima volta dall’inizio della sua amministrazione quasi un anno e mezzo fa. 

Alcune testate anglosassoni, come il Washington Post, parlano di aria di “ansia e precarietà” negli uffici dello staff presidenziale, a causa di alcuni minacciosi tweet pubblicati proprio dallo stesso presidente, nel quale egli esprime chiaramente il fatto che tutti possono essere sostituiti, ma che le decisioni finali verranno prese soltanto attraverso momenti di dialogo e confronto e che si può sempre aspirare alla perfezione. 

I rapporti con i Paesi mediorientali si stanno facendo sempre più tesi, specialmente con le monarchie del Golfo Persico, in testa a tutti Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. In un articolo pubblicato dalla BBC, l’emittente inglese espone un caso venuto alla luce in seguito all’ottenimento da parte della stessa di email trapelate che mostrano un impegno di alcune lobby messe in moto dagli Emirati Arabi affinché si procedesse all’esautorazione del segretario di Stato americano Rex Tillerson

Nelle mail si legge che l’uomo d’affari Elliott Broidy, legato agli Emirati, avrebbe incontrato nell’ottobre 2017 il presidente Trump, intimandogli di sollevare Tillerson dal suo incarico. Broidy avrebbe infatti definito l’ex amministratore delegato di Exxon Mobil, la più grande compagnia petrolifera al mondo, una “tower of jello“, ovvero una torre di gelatina, che andrebbe schiacciata. 

Le ragioni per cui tali email siano venute alla luce sono responsabilità di agenti registrati e non dell’emirato del Qatar, che non avrebbero gradito, secondo un portavoce di Broidy, le posizioni contrarie del businessman rispetto alla sponsorizzazione di Stato del terrorismo islamico da parte di Doha. 

Un’altra figura chiave della vicenda è quella di George Nader, un uomo d’affari americano-libanese che per decenni ha funto da intermediario tra le amministrazioni americane ed i Paesi mediorientali. al momento riveste il ruolo di consigliere del principe ereditario degli Emirati, Mohammed Zayed al-Nahyan

Il New York Times riporta che gli investigatori di Robert Mueller, incaricato delle indagini sul Russiagate, hanno interrogato Nader e altri testimoni sui possibili sforzi degli Emirati per comprare il sostegno di Trump, incanalando i soldi nella sua campagna. Hanno anche chiesto del ruolo di Nader nella definizione delle politiche della Casa Bianca. Nader ha anche attirato un’attenzione particolare per il suo ruolo in due incontri tra funzionari stranieri e associati di Trump.

Il primo si è verificato a dicembre 2016, quando Zayed – accompagnato da Nader – ha incontrato i consiglieri di Trump Steve Bannon, Michael Flynn e Jared Kushner alla Trump Tower. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno notificato all’amministrazione Obama la visita in anticipo, incorrendo nella violazione del protocollo, sollevando preoccupazioni nella comunità dell’intelligence degli Stati Uniti. Nello stesso periodo, Kushner ha incontrato Sergey Kislyak, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, e Sergey Gorkov, un banchiere russo vicino a Putin, e hanno discusso la creazione di un canale secondario per comunicare direttamente con Mosca durante la transizione. 

Il secondo incontro ebbe luogo alle Seychelles prima dell’investitura ufficiale di Trump. Il New York Times ha riferito che Nader ha rappresentato Zayed nell’incontro con Kirill Dmitriev, un investitore russo vicino al presidente Vladimir Putin, e Erik Prince, fondatore di Blackwater e consigliere informale di Trump (che è il fratello del segretario all’Istruzione Betsy DeVos). Le fonti dicono che i funzionari degli Emirati avevano l’impressione che il principe stesse parlando a proposito della transizione di Trump, mentre Dmitriev rappresentava Putin.

Il punto cardine della faccenda è rappresentato dunque dal mantenimento delle sanzioni alla Russia, utilizzate dai paesi mediorientali come chiave di contrattazione per la vicenda siriana e il ruolo dell’Iran come controparte della fazione saudita. Nel frangente, anche Kushner sembrerebbe aver esaurito il suo ruolo informale ma decisivo nella diplomazia parallela di Trump. Il genero del magnate, infatti, non sarebbe più gradito nei rapporti con le potenze mediorientali in quanto parebbe che la famiglia di Jared avrebbe cercato nella famiglia reale qatariota un sostegno economico per le proprietà immobiliari dei Kushner al 666 della 5th Avenue a New York. 

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